lavoro

Il fantastico mondo dell’editoria

Illustrazione di Quint Buchholz

Illustrazione di Quint Buchholz

di Claudia Mandracchia

La mia esperienza nell’editoria cominciò nel 2009. Due mesi dopo la mia laurea specialistica mi trasferii a Milano dove iniziai a collaborare con una casa editrice che si occupa di scolastica. Come la maggior parte di coloro i quali vogliono lavorare nell’editoria, il mio obiettivo sarebbe stato la varia. Ma l’incontro, del tutto causale, con la scolastica cambiò le mie prospettive, facendo nascere un amore inaspettato per un certo tipo di libri e per un certo tipo di lettori: i bambini e i ragazzi, che su quei libri avrebbero cominciato a farsi una propria idea del mondo.

Tuttavia ben presto mi sarei accorta che le mie aspirazioni (alle quali, purtroppo o per fortuna, continuo a credere) si sarebbero scontrate con la realtà che, per sua stessa natura, ha ben poco dello slancio di cui sono fatti i sogni e i desideri più elevati.

Alla fine del mio periodo di stage (per il quale ho avuto la fortuna di percepire un compenso) chiesi all’editor per la quale avevo lavorato se ci sarebbe stato un “dopo” per me in azienda. Era dicembre e le vacanze si avvicinavano. La sua risposta fu “buone vacanze, poi magari ne riparliamo”. Non aveva smesso di fissare lo schermo del pc mentre le parlavo e, prima ancora che potessi chiederle qualcos’altro, mi aveva congedata. Tuttora aspetto che me ne parli, del mio stage, di come era andato, di un mio eventuale inserimento nell’organico della redazione. Aspetto, per l’esattezza, da quasi cinque anni.

il nuovo numero

Ground zero

asini-26

Gli Asini n. 26
marzo/aprile 2015

Da nord a sud, dal centro alle periferie, dalle metropoli alle province, secondo meccanismi simili ed esiti inevitabilmente differenti, quello che si osserva in tutte le istituzioni e i servizi dello Stato è un progressivo svuotamento della loro funzione pubblica, ovvero dello scopo per cui sono stati pensati: garantire effettivamente e non solo formalmente e giuridicamente la distribuzione più equa possibile, in prospettiva universalistica, delle possibilità, delle risorse, dei beni materiali e culturali, nonché la rimozione degli ostacoli che, come recita l’articolo più bello della nostra Costituzione, “limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. E che l’accelerazione radicale di questo processo venga da un governo di sinistra non stupisce, come dovrebbe, quasi più nessuno.

 

Strumenti
I giovani e il lavoro di Francesco Ciafaloni
Cooperazione, ma quale? di Giovanni Zoppoli
I giovani e la destra di Angelo Mastrandrea
Cinesi d’Italia di Daniele Cologna
Il fantastico mondo dell’editoria di Claudia Mandracchia
La critica, la generazione Tq e la letteratura a scuola di Gabriele Vitello

educazione e politica

Su quale terreno cresce Expo. Breve storia della corruzione a Milano

di Oreste Pivetta

illustrazione di Franco Matticchio

illustrazione di Franco Matticchio

 

Non sarà mai detta l’ultima parola. Corruzione è in italiano un’espressione senza fine. Ed è difficile dire quando cominci. A Milano si fa riferimento a tangentopoli, all’attimo in cui Mario Chiesa, socialista, ingegnere e presidente del Pio Albergo Trivulzio, colto in flagrante, mentre cercava di gettare nello sciacquone svariate banconote prova indiscutibile della tangente (sette milioni da una impresa di pulizie), venne arrestato per concussione. Era il febbraio del 1992. Un’ombra avvolse la “capitale morale”, che sino ad allora s’era sentita innocente, colpita solo dalle sanguinarie imprese di qualche bandito di strada, dalle tute blu dell’assalto al furgone bancario in via Osoppo a Turatello e Petrovic, estranea ai fattacci che avevano coinvolto la Repubblica e la sua autentica Capitale, dallo scandalo dei petroli a quello delle “lenzuola d’oro” destinate alle ferrovie dello stato, per quanto la sua parte sul palcoscenico delle truffe nazionali l’avesse ben recitata, almeno per competenze geografiche: come dimenticare Sindona, il Banco che peraltro si chiamava Ambrosiano, Guido Calvi, Cefis e la Montedison… mille altre infrazioni, piccole magari ma già premonizioni di una moralità che si andava dissolvendo, di fronte alle speranze del boom, all’alba del consumismo e al traguardo del benessere materiale.
Mario Chiesa, il “mariuolo” secondo Bettino Craxi, diede il colpo di grazia al mito e l’ombra si estese.

lavoro

I giovani e il lavoro

di Francesco Ciafaloni

A chi lavora, a chi non lavora, a chi fa un lavoro di merda, a chi non vorrebbe lavorare, a chi lavora ma non guadagna, a chi lavora con la testa e a chi lavora con le mani (e a Marx che sperava in lavori che tenessero insieme entrambi), a chi il lavoro potrebbe crearlo… buon Primo Maggio, Gli asini

illustrazione di Blutch

illustrazione di Blutch

Le considerazioni che seguono sono basate sul Rapporto annuale 2014. La situazione del paese e sul Quarto rapporto sul mercato del lavoro degli stranieri in Italia, entrambi dell’Istat, e sulla sintesi del Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2014 del Censis.  Ma è impossibile in poche pagine dare un’idea, seppure sintetica, dei tre rapporti, mentre sono importanti proprio i dettagli e le differenze, dove si annidano gli effetti di quel poco che dipende dalle scelte politiche a breve. È ovvio che la scelta degli aspetti rilevanti e dei rari dati citati è mia. Proprio per questo segnalo i link delle fonti. I numeri qualche volta mentono, ma meno della pubblicità dei governi.

Demografia
I giovani residenti in Italia sono pochi e, in percentuale significativa e crescente, non sono cittadini italiani. Gli indicatori pubblicati dall’Istat a metà febbraio e commentati, con un eccesso di enfasi, dai giornali, non segnalano nessuna novità rilevante. Il numero dei figli per donna in Italia è al di sotto della riproduzione semplice (2,1 figli per donna) da decenni. La bassa natalità (nati in percentuale sulla popolazione) non dipende solo dalla bassa fecondità ma dall’alta percentuale di donne che sono oltre l’età fertile. Per alcuni anni le donne immigrate, più giovani, hanno compensato la bassa natalità delle cittadine italiane.

appuntamenti

Un premio sui generis

di Gianfranco Schiavone

depliantgiorgetti

 

Insieme all’ICS, all’ASGI e a molti altri amici (tra cui scrittori e persone più o meno note impegnate nella tutela dei diritti umani) ho realizzato, dal 2013, un premio internazionale (il Premio Internazionale Marisa Giorgetti) che giunge quest’anno alla terza edizione. Il premio (rinvio al sito per leggere le particolari ragioni dell’intitolazione a Marisa Giorgetti) ha un taglio del tutto peculiare perchè intende dare visibilità e valore alle opere e alle azioni delle molte persone, in Italia, in Europa o in altre parti del mondo, che sono rimaste poco note, o persino sconosciute, per condizionamenti geografici, politici o sociali, o per scelta di riservatezza, pur avendo prodotto opere letterarie di pregio (nelle forme più varie, dal romanzo, al raccolto, al reportage) nello specifico tema delle migrazioni internazionali, ovvero avendo operato in campo sociale o culturale per la promozione dei diritti umani fondamentali con particolare attenzione ai cambiamenti profondi che le migrazioni determinano sia nella società di destinazione che in quella di origine.