educazione e politica
Il referendum di Bologna. Votare in tanti, votare A, votare per le giuste ragioni
di Luigi Monti
Qualche premessa per chi non è di Bologna
Un comitato di genitori, educatori e insegnanti, che appellandosi alla Costituzione si è chiamato “articolo 33”, ha lavorato per oltre un anno allo scopo di ottenere il referendum consultivo che si terrà a Bologna domenica prossima 26 maggio per chiedere di destinare alle scuole dell’infanzia statali e comunali anche quella parte di finanziamenti che il Comune di Bologna, dalla metà degli anni ’90, eroga alle scuole private paritarie. L’attuale sistema ha avvio nel 1994 con la giunta di centro sinistra guidata dal sindaco Walter Vitali. L’influenza pedagogica della “scuola di Bologna” si farà sentire anche a livello nazionale quando nel 2000 l’allora ministro Berlinguer sancirà il sistema integrato pubblico-privato con la legge 62 sulle “norme per la parità scolastica”.
Quando in Italia parliamo di scuole paritarie è bene ricordare ai difensori del pluralismo che si parla per la stragrande maggioranza dei casi di scuole cattoliche, non di scuole montessoriane, parentali, anarchiche, hippy o delle mille altre forme di scuole autogestite non statali che, con aspetti interessanti e insieme ambigui, stanno iniziando a sperimentare molte famiglie italiane. A Bologna, per intenderci, delle 27 paritarie in attività, 25 sono cattoliche.
Ancora. Se nel ’94, anno in cui a Bologna ha preso avvio il sistema integrato pubblico-privato, le domande di accesso alle scuole dell’infanzia erano ampiamente soddisfatte, da due anni a questa parte, alla chiusura delle liste, più di 400 bambini rimangono esclusi per mancanza di posti. E da due anni a questa parte la giunta corre ai ripari (aprendo in extremis nuove sezioni) riducendo, ma non annullando l’elenco degli esclusi.
La giunta e il suo sindaco Merola possono fare appello, come hanno fatto ripetutamente con arroganza in questi giorni, al fatto che le scuole per la prima infanzia non rientrano nell’obbligo scolastico (come dire: un diritto che sebbene avvertito da tutti, possono permettersi di non rendere esigibile). Ma gli articoli 33 e 34 della Costituzione a cui il comitato si appella, fra le altre cose dicono che la Repubblica “istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Ed è proprio conquista di Bologna l’istituzione dei primi nidi e delle prime materne comunali, sotto l’indirizzo pedagogico di Bruno Ciari che a metà degli anni’60 anticipò l’istituzione delle scuole materne statali avvenuta alcuni anni dopo, nel 1968. Sempre lo stesso articolo recita che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole, ma “senza oneri per lo stato”. Tradotto significa che allo stato nessuno vieta di finanziare anche iniziative private – ed è bene che lo faccia ogni volta che la qualità pedagogica di una sperimentazione privata lo merita – ma solo dopo aver assolto l’obbligo di garantire a tutti un accesso alle proprie scuole.





