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Siamo il grido. Il canto femminista

Immagine di Miguel Vila
8 Marzo 2026
Claudia Albanesi

La musica popolare non è ideologica, ma parla di un’esperienza vissuta. 
Così Alessandro Portelli iniziava il suo intervento al Convegno dal titolo “La canzone popolare come strumento di emancipazione femminile” tenutosi presso la scuola di musica Arvalia, nel quartiere Magliana a Roma.  
La musica popolare racchiude diverse musicalità, epoche, soggetti e tematiche, racconta in effetti l’esperienza di vita vissuta da chi quei canti li ha pensati e tramandati oralmente, per poi essere trascritti da raccoglitori e raccoglitrici che hanno prestato un servizio all’umanità e alla salvaguardia delle sue storie.
A differenza di qualsiasi altra fonte, i canti della tradizione popolare ci permettono di apprendere le storie da un punto di vista privilegiato, ovvero quello degli stessi soggetti che le hanno vissute e che, praticamente sempre, sono anche coloro che sono stati eliminati – quindi dimenticati – dalla narrazione dominante in quanto perdenti, emarginati, o magari appartenenti al sesso sbagliato; in buona sostanza, gli epurati dalla storia scritta dai vincitori. 

Le donne ne sono un esempio spettacolare. La musica popolare ci permette di venire a conoscenza delle storie delle donne fin dall’inizio del 1800: si sono tramandate sino a noi le Ninne Nanne, un patrimonio femminile che affonda le sue radici in epoche ancora precedenti e che ci raccontano della stanchezza derivante dalle dure condizioni di vita delle madri di estrazione rurale e proletaria, che si sentiva tutta quando era ora di andare a letto e i figli non si volevano addormentare. 
Sappiamo delle condizioni di lavoro durissime (spesso sfocianti in atti di violenza sessuale da parte dei padroni), malsane e malpagate delle filandaie, delle mondine, delle impiraresse e delle operaie, che nonostante tutto – però – riuscivano ancora ad augurarsi un mondo di diritti, pace e giustizia per tutte e tutti.
E poi ci sono i canzonieri iniziati a sorgere nei primi anni ’70 del 900 da vari gruppi femministi, grazie ai quali abbiamo oggi un quadro in musica di quelle che erano le lotte e le rivendicazioni collettive che, forse per la prima volta nella storia, afferivano anche e soprattutto ad una sfera privata: è grazie al femminismo che il privato è emerso ed è diventato una esperienza messa in comune. La prima volta, in sostanza, che si rivendicava il fatto che il privato fosse politico. 

 

CAPITOLO 1. Era una notte buia e tempestosa ed ora, ed ora è diventata rosa

Frigida, canto in dialetto romanesco scritto e interpretato da Fufi Sonnino, co-creatrice e animatrice del canzoniere del Movimento Femminista Romano assieme a Yuki Maraini, risponde perfettamente allo stile sempre esplicito e diretto della sua autrice. Questa è una scelta non solo stilistica ma soprattutto politica del Movimento, che dà vita al canzoniere per diffondere i suoi contenuti utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile alle masse di donne, al contrario di altri gruppi femministi con un approccio più intellettuale, pertanto elitario. 
Frigida rappresenta bene la genesi, sia religiosa che socialmente strutturata, della subordinazione della donna all’uomo e delle sue dirette conseguenze da un punto di vista della repressione sessuale e sentimentale. Quello che gli uomini non mettono in conto, però, è che le donne che vogliono “esse libberate” sono ormai tante, e unite rappresentano una forza. 

FRIGIDA 

autore: Movimento Femminista Romano  

album: I Canti delle Donne in Lotta (1975)

voce e musica: Fufi Sonnino

https://www.ildeposito.org/canti/frigida

 

E mo te devo di’ che sta canzone 

a quarcheduno po’ sembrà vorgare 

ma qui c’è l’impellenza di parlare

e si de ste parole famo uso 

nun te scandalizzà nun famme er muso. 

Eva l’han fatta sorgere d’Adamo ner costato 

e allora se credeva d’avecce dimostrato 

con questa assurdità detta all’umanità 

che partorì pò n’omo senza tanta difficortà. 

E poi come si questo nun bastasse 

hanno presto diffuso tra le masse 

che tutto quer ch’è sesso è ‘n’ gran peccato 

e solo chi procrea viene graziato

co’ questo c’hanno ancora sistemato. 

E poi c’hanno detto friggide perchè nun godevamo

ma mo s’è risaputo la corpa è de ‘st’Adamo

c’ha sempre voluto usà e nun c’ha mai fatto amà 

come avrebbe voluto questa nostra sessualità. 

Co’ poche cose c’hanno schiavizzato

capitalismo e patriarcato

e poi pe’ facce stà sempre più bbone

ce vonno dì che je ‘nvidiamo er pene

er sesso nostro l’hanno condannato.

E ma adesso la clitoride va assai rivalutata 

mentre la chiesa e l’ommini l’hanno sempre ignorata 

e noi nun ce stamo più e no nun ce stamo più 

a facce addoprà ancora come ‘n’orologgio a cucù. 

Er bene nun po’ esistere veramente 

si poi sei soppraffatta dall’amante 

e si voi vive già da donna vera 

devi spezzà dei ruoli la barriera 

che der maschismo è sempre la bandiera. 

Vogliamo essere libbere e insieme libberare 

quelli che come noi so’ stati qui a penare 

forse ‘na novità pò esse realtà 

unimese ma subbito ‘na forza noi semo già. 

 

CAPITOLO 2. Tremate tremate, le streghe son tornate

La nascita del femminismo italiano come movimento viene attribuita – sebbene non in maniera univoca – agli anni a cavallo tra il ’69 e il ’72 del ’900. Perché divenisse movimento di massa si resero necessari alcuni anni, durante i quali le donne si dividevano tra coloro che avevano già acquisito consapevolezza politica rispetto al proprio status, e chi vestiva ancora i panni dello stereotipo di donna voluto dalla società patriarcale. Questo processo-limbo viene magnificamente descritto da Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli nel canto Piccola Donna. Ronchini è stata un’importante raccoglitrice di canti in Veneto, e nella metà degli anni ’60 sarà co-fondatrice del Canzoniere Popolare Veneto.
Piccola Donna, canto originale, ci regala un’immagine chiarissima di molte questioni centrali nel processo di presa di coscienza che le femministe avevano intrapreso.

PICCOLA DONNA

autorə: Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli

album: Sulla linea di condotta da tenere di fronte agli interrogatori in Questura / Piccola donna (1969)

voce e musica: Luisa Ronchini e Toni Socal

https://www.youtube.com/watch?v=lyvN3zsHMjE

 

Io mi interesso di politica

penso ai problemi sociali

son per l’estrema sinistra

anzi ancora più il là.

Voglio il divorzio al più presto

meglio, il non matrimonio

vado in piazza se è il caso

a gridare la libertà.

Gli uomini mi guardano e mi dicono:

“Dov’è la sua femminilità?”

perchè la donna dev’essere…

L’angelo del focolare

la moglie affettuosa

legata per la vita

la cuoca sopraffina

avere i piatti da lavare

i figli da salvaguardare

camicie da stirare

i letti da rifare

e soprattutto: non pensare!

Lui, il marito, è comunista

sposato in chiesa comunque

lei è di certo qualunquista

come vuole la società:

e i bambini battezzati,

teneramente cresimati

tutto quanto è regolare

esemplare, da imitare…

Quando vado a lavarmi i capelli

dalle teste bagnate ricavo

l’esatta paurosa misura

di quello che noi donne siamo,

di come gli uomini ci vogliono…

Leggo riviste: modelli.

Parlo con una: il moroso.

Ritento con l’altra: il golfino…

E lo sciopero, la fame, la Grecia, il Vietnam?

Ah, io…bla, bla, bla,bla….

Non sapete voi che la donna dev’essere…

L’angelo del focolare…

 

CAPITOLO 3. Il corpo [l’utero] è mio e decido io

Quando giunge alla metà degli anni ’70, il femminismo è già una realtà politico-sociale, piuttosto influente grazie al grande movimento di massa che la compone e non c’è più la volontà di lasciare spazio all’assetto patriarcale in nessun ambito della vita, privata e pubblica. Tantomeno nella gestione del proprio corpo.
La musica di Noi siamo stufe riprende le note del brano Sixteen Tons, un country statunitense del 1946 che denunciava la condizione di lavoro dei minatori. È uno dei canti più famosi dell’epoca e, da testimonianze dirette, si apprende che era usuale sentirlo nelle piazze. È  stato interpretato anche da Antonietta Laterza, cantautrice bolognese, nell’album del ’75 Alle sorelle ritrovate, oltre che da Il Canzoniere Femminista – gruppo musicale del Comitato per il Salario al Lavoro Domestico (Padova).  

NOI SIAMO STUFE

autore: Movimento Femminista Romano 

album: Canti di Donne in Lotta (1975) 

voce e musica: Il Canzoniere Femminista – gruppo musicale del Comitato per il Salario al Lavoro Domestico (Padova)

https://www.ildeposito.org/canti/noi-siamo-stufe

 

Siamo stufe di fare bambini

lavare i piatti stirare pannolini

avere un uomo che ci fa da padrone

e ci proibisce la contraccezione

Noi siamo stufe di far quadrare

ogni mese il bilancio familiare

lavare, cucire, pulire, cucinare

per chi sostiene che ci mantiene

Noi siamo stufe della pubblicità

che deforma la nostra realtà

questa moderna schiavitù

da oggi in poi non l’accettiamo più

Noi siamo stufe di essere sfruttate

puttane o sante venir classificate

basta con la storia della verginità

vogliamo la nostra sessualità

Ci han diviso fra brutte e belle

ma tra di noi siamo tutte sorelle

fra di noi non c’è distinzione

all’uomo serve la divisione

Noi siamo stufe di abortire

ogni volta col rischio di morire

il nostro corpo ci appartiene

per tutto questo lottiamo insieme

Ci dicon sempre di sopportare

ma da oggi noi vogliamo lottare

per la nostra liberazione

facciamo donne la rivoluzione!

 

CAPITOLO 4. Tutti obiettori con l’utero delle altre

“L’aborto, anche praticato nelle migliori condizioni, è sempre una violenza. È chiaro che dobbiamo avere la libertà di scegliere di farlo… di non fare figli. Però è sempre un’esperienza terrificante. Il senso di solitudine che si prova in un’esperienza simile difficilmente si prova in altre situazioni anche più disperate. È una qualità particolare di sofferenza che sentono solo le donne”.
Con queste parole Antonietta Laterza, cantautrice femminista sofisticata, introduce una registrazione del canto originale Aborto – Sacrificio. Il senso di solitudine è un filo rosso senza tempo, presente in moltissime testimonianze – anche recentissime – di donne che hanno abortito. 
Abbandono, stigma e condanna. 
Con l’approvazione della legge 194 nel 1978, almeno non si doveva più morire di aborto clandestino. 
Ma se le statistiche attuali relative al numero di medici (64,6%), anestesistə (40%), infermierə (32%) e persino farmacistə obiettorə di coscienza continuano a rimanere stabili o aumentare (fonte ISS), all’aborto clandestino dovremo tornare a rivolgerci a breve. 
Il canto inizia e viene inframezzato con una famosa aria di Ninna Nanna; una scelta stilistica che attribuisce ancora più gravità all’esperienza di aborto cantata in prima persona. 

ABORTO – SACRIFICIO

autrice: Antonietta Laterza 

album: Alle sorelle ritrovate (1975)

voce e musica: Antonietta Laterza

https://www.ildeposito.org/canti/aborto-sacrificio

 

Ninna oh ninna oh 

questo bimbo a chi lo dò 

Lo darò al lupo nero 

che lo tiene un anno intero. 

Ora che ho seppellito l’urlo 

sotto il forcipe sghembo 

e ho lasciato il singhiozzo 

oltre il cancello 

posso raccontare questa storia 

senza inizio e senza fine

mai risolta, eppur viva 

come una patata bollente. 

Un’intesa fragile di pomeriggio 

incrina la mia rabbia di donna 

e mi ritrovo vittima e complice 

di un orgasmo sfocato di solitudine 

mentre geme la terra 

sotto lo spruzzo del diavolo. 

Mi ricordo di avere vomitato 

e senza un lamento 

una vita senza occhi e senza mani 

si è nascosta nelle mie viscere. 

Rifiutata dalla coscienza 

dal brivido di bambole spente.

La maternità mi ha inseguita 

col suo sorriso gioviale 

in un abbraccio assurdo 

io l’ho rinchiusa 

in una pentola di rame 

e il vento ne ha disperso l’esistenza… 

Ninna oh ninna oh 

questo bimbo a chi lo dò 

lo darò al lupo nero

che lo tiene un anno intero 

lo darò al lupo bianco 

che lo tiene tanto tanto 

lo darò alla befana 

che lo tiene una settimana 

lo darò alla sua mamma… 

In un palmo i soldi nell’altro l’impotenza 

mi sono consegnata 

come un fiore senza campo 

oh! medico-padre-liberatore

oppressore!

come brillava il giallo della mia giovinezza 

mentre si consumava l’ aborto-sacrificio 

pagato per immaginare altro 

che un destino di donna.

Dopo troppi anni dalla voce roca

dopo tanto potere all’ombra della mia attesa.

 

CAPITOLO 5. Il maschio violento non è malato. È il figlio sano del patriarcato  

È usuale nel canto popolare riscrivere testi attualizzati su note di brani esistenti. Ve ne sono tantissimi esempi: l’aria su cui si cantano sia “Bella ciao” (della Resistenza) sia Bella ciao delle mondine, oppure L’inno del primo maggio sull’aria verdiana del Va’ pensiero, per citarne di famosi.
Ama chi ti ama nella sua versione originale è un canto di risaia, raccolto da Giovanna Daffini e successivamente integrato con alcune strofe da Giovanna Marini. Questa versione, riscritta da Sara Modigliani nel 2017, è incentrata sul tema della violenza domestica sulle donne, fenomeno che con il passare degli anni è divenuto sempre più centrale nel discorso pubblico grazie ad un’evoluzione della visione culturale sul tema. Nonostante questi piccoli passi in avanti, però, siamo tuttora di fronte a statistiche preoccupanti, con 120 femminicidi, lesbicidi e transcidi (fonte Osservatorio Nazionale Non Una Di Meno) perpetrati nel 2023. Ancor più preoccupante è la narrazione che viene fatta della violenza di genere nei media mainstream, con una colpevolizzazione più o meno esplicita delle vittime e un’assoluzione morale dei carnefici, costantemente in preda a “raptus”.
Vale la pena ricordare che l’Italia ha dovuto attendere fino al 1981 per vedere abrogato l’articolo del Codice penale che prevedeva pene ridotte per chi commetteva il “delitto d’onore”.  

AMA CHI TI AMA

autrice: canto di risaia. Rifacimento di Sara Modigliani

album: riscrittura per il progetto “Cantiere TerreDonne” (2017)

voce e musica: Sara Modigliani

Purtroppo, non vi è registrazione di questa versione. Per ascoltare il tema originario: https://www.ildeposito.org/canti/ama-chi-ti-ama

 

Ama chi ti ama

non amare chi ti vuol male,

non lasciarti calpestare

da chi non ha rispetto di te

M’è scappato uno schiaffone

un occhio nero e un braccio lussato

ma io sono innamorato

solo io ti proteggerò

Ama chi ti ama…

Maledette le tue amiche

solo grilli ti mettono in testa

pensa solo alla famiglia

i bambini han bisogno di te

Ama chi ti ama…

Qualche volta ho esagerato

ma tu sai perchè io lo faccio

il tuo bene è quel che voglio

se ubbidisci non lo farò più

Ama chi ti ama…

Qualche volta ti ho tradito

perchè tu non sei mai affettuosa

una volta magnifica sposa

ora non mi vuoi più carezzar

Ama chi ti ama…

Non parlare con la gente

fai tacere anche nostra figlia

sono fatti della famiglia

e nessuno li deve saper

Ama chi ti ama…

Se ti trovi all’ospedale

e ti chiedono cos’è successo

sei caduta dalle scale

sei distratta e scivoli giù

Ama chi ti ama

non amare chi ti vuol male

e deciditi a denunciare

per il bene dell’umanità

 

CAPITOLO 6. La felicità non è un’utopia. Donna, gridalo, IO SONO MIA

La violenza è un fenomeno strutturale che si muove su diversi piani. È una prerogativa umana non caratteristica di un genere, ma di un sistema: quello capitalista e patriarcale. Quest’ultimo ha sempre fatto in modo che le donne introiettassero il concetto che la filosofa e femminista Colette Guillaumin nominò “recinzione interiorizzata”, ovvero la sensazione che solo lo spazio domestico può essere considerato sicuro (l’82,7% di colpevoli dei femminicidi, lesbicidi e transcidi nel 2023 sono stati mariti/partner, ex mariti/ex partner, figli, altri parenti). La lotta per l’autodeterminazione intrapresa dai movimenti femministi in Italia è stata anche finalizzata a togliere ai maschi l’esclusività dell’occupazione dello spazio pubblico, e lo ha fatto mettendo al centro il proprio corpo sessuato. La rivendicazione dello spazio sia fisico che politico e della libertà sul proprio corpo sessuato, appunto, è il tema del Tango della Femminista del Movimento Femminista Romano; anche questo canto è in dialetto romanesco, ed è denso di quell’ironia di cui Fufi Sonnino è iconica maestra.  

TANGO DELLA FEMMINISTA 

autore: Movimento Femminista Romano

album: I Canti delle Donne in Lotta (1975)

voce e musica: Fufi Sonnino

https://www.ildeposito.org/canti/tango-della-femminista

 

Cor capello dritto ‘n testa 

e lo sguardo a pugnaletto se ne va 

monta ‘n tranve e aspetta al varco chi la sfiorerà

ecco là spunta l’ometto 

c’è cascato ZA 

‘na guardata, ‘na bruciata 

quello è corco e nun ce prova più 

Tango della femminista 

Tango della ribbellion 

Cor soriso ‘npo’ allupato 

e lo sguardo assatanato se ne va 

va pe’ strada a tutte l’ore 

‘ndo je pare e chi la fermerà

ecco là spunta er bulletto 

c’è cascato ZA 

na guardata na bruciata 

quello è corco e nun ce prova più 

Ari-tango della femminista 

Tango della ribbellion 

Co’ la chioma sciorta ar vento 

e er soriso a t’amo tanto se ne va 

fra la gente che cammina 

che s’intruppa e s’avvelena se ne va 

de stà sola o ‘n compagnia 

je ne frega poco o gnente perché sa 

ch’esse donna è ‘na conquista 

l’ha sgamato ‘nsieme a tante 

e chi la ferma più 

Tango della femminista 

Tango della ribbellion 

Per un approfondimento dei canti del Movimento Femminista Romano, di seguito il link al podcast Storia di una Cosa (Claudia Albanesi, 2023)

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