LEGGERE VEDERE ASCOLTARE: La radio resistente di Alba de Cespedes

Negli Oscar grandi della Mondadori è uscito un libro che raccoglie le conversazioni radiofoniche di Alba de Cespedes, tenute da Radio Bari e poi da Radio Napoli quando il Sud venne liberato, nel 1943 e ‘44, ovviamente per iniziativa e sotto il controllo dei liberatori: E’ una donna che vi parla, stasera, pp. 182, euro 13.50, a cura di Valeria Paola Babini.
Lo si legge con qualche emozione, ché è una donna che parlava a uomini e in particolare alle donne dell’Italia liberata e di quella ancora da liberare. La guerra era in corso e, ella diceva, si trattava di resistere attivamente, uomini e donne, che avevano da dire dei coraggiosi e decisi no alle truppe del fascismo e del nazismo, ma, dopo vent’anni di dittatura e di “pensiero unico” dovevano in qualche modo imparare o re-imparare, tanti e tante di loro, nientemeno che il significato e la pratica della democrazia. Tanto più quando si trattava di donne, condizionate dalla tradizione cattolica a fare gli “angeli del focolare”, e dal fascismo a essere le fedeli collaboratrici dei maschi, allevando figli per la patria (i “dieci milioni di baionette” che invocava “il Duce”).
È davvero commovente leggere i testi radiofonici della De Cespedes, ed è anche un invito a rileggere i suoi romanzi. Alba era figlia di un ambasciatore cubano in Italia, e Cuba era allora una dittatura (quella di Batista) non molto diversa da quella italiana. A ventisette anni era diventata celebre, tra gli alfabetizzati della nostra penisola, grazie a un romanzo, per l’epoca un best-seller: Nessuno torna indietro (Mondadori 2022), che fu anche portato al cinema, con eguale successo, dal più autorevole e “di regime” dei registi del tempo, Alessandro Blasetti (che intervistai a lungo su quegli anni e quei film insieme a Franca Faldini).
Narrava di un gruppo di ragazze borghesi o piccolo-borghesi che crescono nella Roma degli anni Trenta, interpretate da sette delle più note dive del tempo, e raccontava i loro destini secondo un modello non nuovo, lo stesso che dette più tardi negli Usa il romanzo di Mary McCarthy Il gruppo (e molti anni dopo il film di Sidney Lumet) sui destini di ragazze che crescono negli anni Trenta, fra la Grande Crisi e le speranze del New Deal. Il più bel libro su questo schema – un racconto lungo – è venuto bensì da Anna Seghers, esule tedesca antifascista, e fu La gita delle ragazze morte, un piccolo capolavoro che evocava i tragici destini delle compagne di scuola e di adolescenza dell’autrice, rimaste in Germania al tempo di Hitler.
Ad Alba de Cespedes si è debitori di “Mercurio”, il mensile che fondò e diresse nella Roma appena liberata, quando l’Italia era divisa in due. Ne trovai un tempo una intera collezione a Porta Portese, comprata per quasi niente perché era stata scovata in una cantina invasa dall’acqua; feci asciugare al sole copia per copia con l’aiuto di una mia zia borgatara e la donai al Centro Gobetti di Torino, perché al Nord erano arrivati, e non sempre, solo i numeri usciti dopo il 25 aprile… Che grande rivista è stata ”Mercurio”: ospitava narratori giornalisti politici intellettuali di quel tempo di speranza, e quanto si apprendeva della nostra società, della nostra storia recente. La de Cespedes si era chiarite molte idee fuggendo a Bari attraverso l’Abruzzo, dove aveva trovato una umanità che ignorava. Dalle radio di Bari e di Napoli parlò per prima di quanti “resistevano” al nazi-fascismo e, secondo alcuni storici che hanno studiato a fondo quegli anni, è a lei e alle sue conversazioni che si deve e diffuse il termine, passando dai “resistenti” alla Resistenza.
Più tardi, nel 1949, pubblicò per Mondadori un libro dal titolo significativo, Dalla parte di lei (Mondadori 2021, prefazione di M. Mazzucco) che tante donne lessero, e non solo donne… E tra le sue ultime opere (è morta nel 1997 a più di ottant’anni) scoprii per caso Le ragazze di maggio, una personale cronaca del Maggio francese, ché al tempo era a Parigi che viveva. Forse il suo romanzo più significativo per le sue rivendicazioni femminili fu Quaderno proibito (Mondadori 1922) che meriterebbe una nuova lettura, a tanti anni di distanza…
Tra i motivi per prendere in mano E’ una donna che vi parla stasera, voglio elencare i seguenti:
– per capire qualcosa della storia d’Italia quando era divisa in due (sul Sud del tempo, sul Regno del Sud, scrisse un saggio importante un giovane storico scomparso anzitempo, Nicola Gallerano)…
– per la sua ostinazione di donna che intende parlare delle donne e rivendicare la loro diversità e grandezza, quando il femminismo era in Italia quasi dimenticato e prima che si facesse di nuovo sentire e rispettare, tenuto faticosamente in vita da grandi partigiane come Ada Gobetti e Bianca Guidetti Serra, da scrittrici antifasciste come Natalia Ginzburg, e da militanti comuniste e socialiste riunite nell’organizzazione delle donne di sinistra UDI, Unione Donne Italiane. E da scrittrici e giornaliste come lei, come furono per esempio Anna Garofalo, autrice della splendida inchiesta degli anni cinquanta e primi sessanta L’italiana in Italia (Laterza 1956), Camilla Cederna, e tante tante altre per fortuna di tutti e del paese…
– infine, per il mezzo, la radio, che seppe usare tra non poche difficoltà come un prezioso strumento per svegliare il nostro popolo. Non solo la sua parte femminile, ma da un punto di vista coerentemente, orgogliosamente femminile.
Alle esperienze di Alba de Cespedes, alle sue trasmissioni da Radio Bari e da Radio Napoli, nonostante il controllo da parte degli alleati (con gli inglesi molto più aperti e acuti degli americani), le radio libere degli anni Sessanta e seguenti devono qualcosa anche senza saperlo, e il libro di cui si è parlato, infine un loro antenato, non può che confortare chi si ostina nella bella avventura delle radio libere e forse ha ancora qualcosa da insegnare.