Gli Asini - Rivista

Educazione e intervento sociale

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IL SINDACATO CHE CURA

Immagine di Giacomo Giovannini
22 Luglio 2026
Gli asini

È possibile paragonare la fatica, lo sfruttamento, l’alienazione di quel bambino, operaio in una fabbrica di carta da parati, descritto da Marx nel Capitale, con la fatica, lo sfruttamento, l’alienazione di una lavoratrice dei servizi della società contemporanea? È la domanda che apre un libro di sociologia del lavoro ormai classico, “The managed heart. Commercialization of human feeling” (1983), nel quale la sociologa statunitense Arlie Russell Hochschild coniò il concetto di “lavoro emotivo”, per descrivere tutti quegli impieghi nei quali le emozioni devono essere mostrate o represse in cambio di un salario. Hochschild prendeva ad esempio le assistenti di volo delle compagnie aeree, mostrando come chi compie – oltre al lavoro fisico e mentale, come l’operaio di fabbrica – anche un lavoro emotivo rischia di alienarsi anche da quello che riteniamo essere più intimo e autentico, ovvero le nostre emozioni: “se possiamo diventare alienati dai beni in una società che produce beni, possiamo diventare alienati dal servizio in una società che produce servizi”.

Le tre interviste che seguono sono un ideale proseguimento dei tre contributi apparsi nella sezione “Il sindacato che non smonta” (Gli asini, 124, gennaio-febbraio 2026). Quegli articoli descrivevano vertenze sindacali in fabbriche metalmeccaniche e tessili e in magazzini della logistica; qui invece ci concentriamo sull’assistenza a persone anziane malate, spesso non autosufficienti (nelle case e nelle residenze sanitarie assistenziali) e sui servizi per i senza dimora. 

Le persone intervistate ci parlano di lavoro di cura, di servizi di welfare frammentati fra finanziamenti pubblici e profitti privati, di diversi modi di esternalizzare i servizi e di diversi strumenti per organizzare vertenze sindacali e reti di lavoratrici. Con forza inaspettata, oltre alla dimensione emotiva – ad esempio legata al contatto quotidiano con la sofferenza e la morte delle persone assistite –, che è sempre più importante nella definizione della professionalità di lavoratrici e lavoratori, emerge la dimensione corporea, materiale, del lavoro di cura: la fatica di sollevare un anziano dal suo letto o del correre dietro a una persona con l’Alzheimer, il rischio di subire l’aggressività degli utenti quando, d’inverno, il riscaldamento in struttura non funziona.

Soprattutto, queste interviste tematizzano una delle sfide più importanti per le lavoratrici e i lavoratori e per le loro organizzazioni sindacali, quando le vertenze riguardano il lavoro di cura e i servizi di welfare: tenere assieme il benessere e la salute di chi lavora e il benessere e la salute di chi è utente; ragionare sia sulle questioni prettamente sindacali, come salari, orari e condizioni di lavoro, sia sul senso stesso di questi servizi, che rappresentano una delle basi fondamentali della democrazia e dello stato sociale. Come possono le operatrici e gli operatori contribuire a migliorare i servizi sanitari, assistenziali, educativi, di welfare, nello stesso tempo in cui rivendicano un lavoro migliore per se stessi? Possono organizzarsi al contempo in un sindacato di chi cura e un sindacato che cura? Sfide tanto più difficili perché ci troviamo in settori economici non direttamente produttivi, segnati da una composizione sociale frammentata dal punto di vista di genere, provenienza e status migratorio.

Come gli articoli del numero 124, due dei contributi qui presentati (le interviste a Svitlana Hryhorchuk e a Fabio D’Alfonso, realizzate rispettivamente da Lucia Amorosi e Luca Villaggi) sono tratti dal seminario “Lavoro, riproduzione e conflitto”, organizzato dalla rete di sociologi e sociologhe del lavoro “Work-in-contact” a Bologna nel settembre 2025. L’intervista a Francesca Polizzi è invece stata raccolta da Costanza Galanti nell’ambito delle ricerche che hanno portato, tra l’altro, al documentario “Le fabbriche della cura. Lavoro e salute nelle RSA”, prodotto da SMK Factory nel 2025, la cui visione consigliamo a chiunque abbia interesse in questi temi: è visibile sulla pagina YouTube dell’Università di Padova.

La rete “Work-in-contact” si incontrerà in un nuovo seminario all’Università Federico II di Napoli a settembre 2026 per continuare la discussione!

info@gliasini.it

 

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