Con Grazia
11 Ottobre 2025
Grazia Honegger Fresco è stato un punto di riferimento pedagogico fondamentale per molte delle insegnanti, degli educatori, dei gruppi di intervento sociale che gravitano intorno a questa rivista.
Se non fosse per la cattiva (e meritata) fama della pedagogia italiana, non avremmo dubbi a pensare a Grazia come a una delle più importanti pedagogiste della seconda metà del Novecento, una di quelle che più ha lavorato per dare fondamento pratico e teorico a una rinnovata “cultura dell’infanzia”. Lo ha fatto attraverso la sua esperienza diretta di assistente alla nascita, educatrice, direttrice di case dei bambini e scuole elementari e attraverso la sua instancabile opera di formatrice, scrittrice, redattrice, polemista.
La formazione di Grazia è stata indubbiamente e per così dire radicalmente montessoriana: a partire dalla scuola annessa alla Regia Scuola di Metodo Montessori che lei stessa frequentò da bambina fino al diploma di maestra ottenuto, tra il ’50 e il ’51, in uno degli ultimi corsi tenuto dalla Montessori stessa. In mezzo, la Scuola per assistenti all’infanzia, di cui seguì i primi corsi, fondata da Adele Costa Gnocchi per formare le educatrici che avrebbero accompagnato le madri durante il parto e le prime settimane di vita dei bambini.
Ma al tempo stesso la libertà con cui Grazia guardava ai bambini e alla relazione educativa le veniva anche da un’altra “scuola” – antiautoritaria, decentrata, democratica e sperimentale – costituita dai movimenti e dai gruppi di intervento sociale che diceva di aver frequentato con altrettanto arricchimento, tra l’inizio degli anni ’50 e gli anni del boom: i centri sociali e di sviluppo di comunità animati da Danilo Dolci in Sicilia, il Movimento di collaborazione civica, i Cemea, la colonia anarchica di Giovanna Caleffi a Piano di Sorrento, l’Asilo italo-svizzero di Margherita Zoebeli a Rimini, per citare quelli che Grazia ricordava con più trasporto.
A parlare con Grazia di bambini, di scuola e di educazione si aveva sempre l’impressione che il suo argomentare procedesse non sulla base di costrutti teorici, che pure non le mancavano, ma avendo in mente, e per così dire davanti agli occhi, le centinaia, forse migliaia di bambini con cui aveva lavorato nella vita, che aveva visto crescere, che aveva osservato e da cui si è sempre lasciata ammaliare. La sua visione educativa procedeva per sottrazione – ogni intervento inutile è un ostacolo allo sviluppo, diceva Montessori – e in questo era “antipedagogica”, come solo può dirsi la pedagogia oggi: critica di se stessa e dei poteri di cui è più o meno consapevolmente al servizio.
A cinque anni dalla sua scomparsa, il 25 ottobre prossimo, a Milano, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, si terrà il convegno I segreti dell’infanzia, una giornata di studi centrata non solo sul ricordo della sua figura e del suo pensiero, ma principalmente sul tema che più l’ha occupata e appassionata per tutta la vita: la primissima infanzia, dalla gravidanza ai primi anni di vita del bambino. Interverrà, tra gli altri, Cristina Alberini, professore di neuroscienze, che conduce ricerche sui meccanismi biologici di apprendimento e memoria alla New York University.
Noi, oltre che partecipando e invitando i nostri lettori a partecipare alla giornata di studi, ricordiamo Grazia con la recensione che Stefania Petaccia ha fatto de “Il quaderno Montessori”: 133 fascicoli e 33 anni di vita di una rivista autoprodotta in cui Grazia ha fatto confluire gran parte delle sue ricerche, delle sue riflessioni, dei suoi modelli di intervento e che oggi, grazie allo sforzo dei figli, Sara e Fulvio Honegger, è totalmente e gratuitamente consultabile all’indirizzo graziahoneggerfresco.it.