Gli Asini - Rivista

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ALL’ARMI SON FASCISTI?

26 Settembre 2026
Gli asini

Nel suo romanzo The Plot Against America (Il complotto contro l’America), mescolando invenzione con personaggi e fatti reali, Philip Roth immagina che il filonazista ed antisemita Charles Lindbergh vinca le elezioni presidenziali statunitensi nel 1940, sconfiggendo Franklin D. Roosevelt. Leggere oggi quel racconto, a poco più di vent’anni dalla prima pubblicazione (2004) provoca un senso di spaesamento. Non si tratta solo di un virtuoso esercizio di storia controfattuale (cosa sarebbe successo se…?), ma di una minuziosa ricerca dei germi dell’autoritarismo nella società democratica e della loro capacità di infettarla e colonizzarla.

Di fronte alla rapida diffusione di politiche autoritarie che raccolgono crescenti consensi elettorali e si insediano ai vertici delle istituzioni in molti paesi – in Europa, negli Stati Uniti, in America Latina – questa indagine è necessaria e urgente. Possiamo definire queste politiche fasciste? Possiamo usare il concetto di fascismo per accomunare realtà molto diverse tra loro, ma che presentano – indubbiamente – punti di contatto culturali, politici, organizzativi?

Non si tratta di interrogativi astratti, di una disquisizione puramente storiografica sulla possibilità di usare il concetto di fascismo al di fuori dell’esperienza storica che l’ha generato. Si tratta – invece – di andare al cuore di questioni che investono il nostro presente e ne minacciano l’orizzonte. Come sempre, scegliamo di farlo evitando approcci teorici che pretendono di fornire interpretazioni sistematiche e coerenti. Preferiamo letture parziali, punti di osservazione inusuali, perlustrazioni lungo i margini, carotaggi.

In questa sezione proponiamo una prima serie di riflessioni. Alcune ci portano – inevitabilmente – negli Stati Uniti, partendo da personaggi che avevano conosciuto da vicino Lindbergh e i suoi accoliti, per arrivare a Trump, che da Lindbergh ha ripreso il motto America first. Continuiamo inoltre l’analisi dei germi di pensiero autoritario contenuti nell’uso strumentale della memoria della Shoah, su cui ci siamo interrogati a più riprese negli ultimi tre anni. In apertura proponiamo una riflessione sulla possibilità di considerare il fascismo come un fenomeno di carattere generale, che – però – ci mette in guardia dalla tentazione di confinare la reazione politica e civile nell’allarmismo o nell’appello identitario, prospettive sterili e inconcludenti.

 

 

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