Siamo il grido. Il canto femminista

La musica popolare non è ideologica, ma parla di un’esperienza vissuta.
Così Alessandro Portelli iniziava il suo intervento al Convegno dal titolo “La canzone popolare come strumento di emancipazione femminile” tenutosi presso la scuola di musica Arvalia, nel quartiere Magliana a Roma.
La musica popolare racchiude diverse musicalità, epoche, soggetti e tematiche, racconta in effetti l’esperienza di vita vissuta da chi quei canti li ha pensati e tramandati oralmente, per poi essere trascritti da raccoglitori e raccoglitrici che hanno prestato un servizio all’umanità e alla salvaguardia delle sue storie.
A differenza di qualsiasi altra fonte, i canti della tradizione popolare ci permettono di apprendere le storie da un punto di vista privilegiato, ovvero quello degli stessi soggetti che le hanno vissute e che, praticamente sempre, sono anche coloro che sono stati eliminati – quindi dimenticati – dalla narrazione dominante in quanto perdenti, emarginati, o magari appartenenti al sesso sbagliato; in buona sostanza, gli epurati dalla storia scritta dai vincitori.
Le donne ne sono un esempio spettacolare. La musica popolare ci permette di venire a conoscenza delle storie delle donne fin dall’inizio del 1800: si sono tramandate sino a noi le Ninne Nanne, un patrimonio femminile che affonda le sue radici in epoche ancora precedenti e che ci raccontano della stanchezza derivante dalle dure condizioni di vita delle madri di estrazione rurale e proletaria, che si sentiva tutta quando era ora di andare a letto e i figli non si volevano addormentare.
Sappiamo delle condizioni di lavoro durissime (spesso sfocianti in atti di violenza sessuale da parte dei padroni), malsane e malpagate delle filandaie, delle mondine, delle impiraresse e delle operaie, che nonostante tutto – però – riuscivano ancora ad augurarsi un mondo di diritti, pace e giustizia per tutte e tutti.
E poi ci sono i canzonieri iniziati a sorgere nei primi anni ’70 del 900 da vari gruppi femministi, grazie ai quali abbiamo oggi un quadro in musica di quelle che erano le lotte e le rivendicazioni collettive che, forse per la prima volta nella storia, afferivano anche e soprattutto ad una sfera privata: è grazie al femminismo che il privato è emerso ed è diventato una esperienza messa in comune. La prima volta, in sostanza, che si rivendicava il fatto che il privato fosse politico.
CAPITOLO 1. Era una notte buia e tempestosa ed ora, ed ora è diventata rosa
Frigida, canto in dialetto romanesco scritto e interpretato da Fufi Sonnino, co-creatrice e animatrice del canzoniere del Movimento Femminista Romano assieme a Yuki Maraini, risponde perfettamente allo stile sempre esplicito e diretto della sua autrice. Questa è una scelta non solo stilistica ma soprattutto politica del Movimento, che dà vita al canzoniere per diffondere i suoi contenuti utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile alle masse di donne, al contrario di altri gruppi femministi con un approccio più intellettuale, pertanto elitario.
Frigida rappresenta bene la genesi, sia religiosa che socialmente strutturata, della subordinazione della donna all’uomo e delle sue dirette conseguenze da un punto di vista della repressione sessuale e sentimentale. Quello che gli uomini non mettono in conto, però, è che le donne che vogliono “esse libberate” sono ormai tante, e unite rappresentano una forza.
FRIGIDA
autore: Movimento Femminista Romano
album: I Canti delle Donne in Lotta (1975)
voce e musica: Fufi Sonnino
https://www.ildeposito.org/canti/frigida
E mo te devo di’ che sta canzone
a quarcheduno po’ sembrà vorgare
ma qui c’è l’impellenza di parlare
e si de ste parole famo uso
nun te scandalizzà nun famme er muso.
Eva l’han fatta sorgere d’Adamo ner costato
e allora se credeva d’avecce dimostrato
con questa assurdità detta all’umanità
che partorì pò n’omo senza tanta difficortà.
E poi come si questo nun bastasse
hanno presto diffuso tra le masse
che tutto quer ch’è sesso è ‘n’ gran peccato
e solo chi procrea viene graziato
co’ questo c’hanno ancora sistemato.
E poi c’hanno detto friggide perchè nun godevamo
ma mo s’è risaputo la corpa è de ‘st’Adamo
c’ha sempre voluto usà e nun c’ha mai fatto amà
come avrebbe voluto questa nostra sessualità.
Co’ poche cose c’hanno schiavizzato
capitalismo e patriarcato
e poi pe’ facce stà sempre più bbone
ce vonno dì che je ‘nvidiamo er pene
er sesso nostro l’hanno condannato.
E ma adesso la clitoride va assai rivalutata
mentre la chiesa e l’ommini l’hanno sempre ignorata
e noi nun ce stamo più e no nun ce stamo più
a facce addoprà ancora come ‘n’orologgio a cucù.
Er bene nun po’ esistere veramente
si poi sei soppraffatta dall’amante
e si voi vive già da donna vera
devi spezzà dei ruoli la barriera
che der maschismo è sempre la bandiera.
Vogliamo essere libbere e insieme libberare
quelli che come noi so’ stati qui a penare
forse ‘na novità pò esse realtà
unimese ma subbito ‘na forza noi semo già.
CAPITOLO 2. Tremate tremate, le streghe son tornate
La nascita del femminismo italiano come movimento viene attribuita – sebbene non in maniera univoca – agli anni a cavallo tra il ’69 e il ’72 del ’900. Perché divenisse movimento di massa si resero necessari alcuni anni, durante i quali le donne si dividevano tra coloro che avevano già acquisito consapevolezza politica rispetto al proprio status, e chi vestiva ancora i panni dello stereotipo di donna voluto dalla società patriarcale. Questo processo-limbo viene magnificamente descritto da Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli nel canto Piccola Donna. Ronchini è stata un’importante raccoglitrice di canti in Veneto, e nella metà degli anni ’60 sarà co-fondatrice del Canzoniere Popolare Veneto.
Piccola Donna, canto originale, ci regala un’immagine chiarissima di molte questioni centrali nel processo di presa di coscienza che le femministe avevano intrapreso.
PICCOLA DONNA
autorə: Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli
album: Sulla linea di condotta da tenere di fronte agli interrogatori in Questura / Piccola donna (1969)
voce e musica: Luisa Ronchini e Toni Socal
Io mi interesso di politica
penso ai problemi sociali
son per l’estrema sinistra
anzi ancora più il là.
Voglio il divorzio al più presto
meglio, il non matrimonio
vado in piazza se è il caso
a gridare la libertà.
Gli uomini mi guardano e mi dicono:
“Dov’è la sua femminilità?”
perchè la donna dev’essere…
L’angelo del focolare
la moglie affettuosa
legata per la vita
la cuoca sopraffina
avere i piatti da lavare
i figli da salvaguardare
camicie da stirare
i letti da rifare
e soprattutto: non pensare!
Lui, il marito, è comunista
sposato in chiesa comunque
lei è di certo qualunquista
come vuole la società:
e i bambini battezzati,
teneramente cresimati
tutto quanto è regolare
esemplare, da imitare…
Quando vado a lavarmi i capelli
dalle teste bagnate ricavo
l’esatta paurosa misura
di quello che noi donne siamo,
di come gli uomini ci vogliono…
Leggo riviste: modelli.
Parlo con una: il moroso.
Ritento con l’altra: il golfino…
E lo sciopero, la fame, la Grecia, il Vietnam?
Ah, io…bla, bla, bla,bla….
Non sapete voi che la donna dev’essere…
L’angelo del focolare…
CAPITOLO 3. Il corpo [l’utero] è mio e decido io
Quando giunge alla metà degli anni ’70, il femminismo è già una realtà politico-sociale, piuttosto influente grazie al grande movimento di massa che la compone e non c’è più la volontà di lasciare spazio all’assetto patriarcale in nessun ambito della vita, privata e pubblica. Tantomeno nella gestione del proprio corpo.
La musica di Noi siamo stufe riprende le note del brano Sixteen Tons, un country statunitense del 1946 che denunciava la condizione di lavoro dei minatori. È uno dei canti più famosi dell’epoca e, da testimonianze dirette, si apprende che era usuale sentirlo nelle piazze. È stato interpretato anche da Antonietta Laterza, cantautrice bolognese, nell’album del ’75 Alle sorelle ritrovate, oltre che da Il Canzoniere Femminista – gruppo musicale del Comitato per il Salario al Lavoro Domestico (Padova).
NOI SIAMO STUFE
autore: Movimento Femminista Romano
album: Canti di Donne in Lotta (1975)
voce e musica: Il Canzoniere Femminista – gruppo musicale del Comitato per il Salario al Lavoro Domestico (Padova)
https://www.ildeposito.org/canti/noi-siamo-stufe
Siamo stufe di fare bambini
lavare i piatti stirare pannolini
avere un uomo che ci fa da padrone
e ci proibisce la contraccezione
Noi siamo stufe di far quadrare
ogni mese il bilancio familiare
lavare, cucire, pulire, cucinare
per chi sostiene che ci mantiene
Noi siamo stufe della pubblicità
che deforma la nostra realtà
questa moderna schiavitù
da oggi in poi non l’accettiamo più
Noi siamo stufe di essere sfruttate
puttane o sante venir classificate
basta con la storia della verginità
vogliamo la nostra sessualità
Ci han diviso fra brutte e belle
ma tra di noi siamo tutte sorelle
fra di noi non c’è distinzione
all’uomo serve la divisione
Noi siamo stufe di abortire
ogni volta col rischio di morire
il nostro corpo ci appartiene
per tutto questo lottiamo insieme
Ci dicon sempre di sopportare
ma da oggi noi vogliamo lottare
per la nostra liberazione
facciamo donne la rivoluzione!
CAPITOLO 4. Tutti obiettori con l’utero delle altre
“L’aborto, anche praticato nelle migliori condizioni, è sempre una violenza. È chiaro che dobbiamo avere la libertà di scegliere di farlo… di non fare figli. Però è sempre un’esperienza terrificante. Il senso di solitudine che si prova in un’esperienza simile difficilmente si prova in altre situazioni anche più disperate. È una qualità particolare di sofferenza che sentono solo le donne”.
Con queste parole Antonietta Laterza, cantautrice femminista sofisticata, introduce una registrazione del canto originale Aborto – Sacrificio. Il senso di solitudine è un filo rosso senza tempo, presente in moltissime testimonianze – anche recentissime – di donne che hanno abortito.
Abbandono, stigma e condanna.
Con l’approvazione della legge 194 nel 1978, almeno non si doveva più morire di aborto clandestino.
Ma se le statistiche attuali relative al numero di medici (64,6%), anestesistə (40%), infermierə (32%) e persino farmacistə obiettorə di coscienza continuano a rimanere stabili o aumentare (fonte ISS), all’aborto clandestino dovremo tornare a rivolgerci a breve.
Il canto inizia e viene inframezzato con una famosa aria di Ninna Nanna; una scelta stilistica che attribuisce ancora più gravità all’esperienza di aborto cantata in prima persona.
ABORTO – SACRIFICIO
autrice: Antonietta Laterza
album: Alle sorelle ritrovate (1975)
voce e musica: Antonietta Laterza
https://www.ildeposito.org/canti/aborto-sacrificio
Ninna oh ninna oh
questo bimbo a chi lo dò
Lo darò al lupo nero
che lo tiene un anno intero.
Ora che ho seppellito l’urlo
sotto il forcipe sghembo
e ho lasciato il singhiozzo
oltre il cancello
posso raccontare questa storia
senza inizio e senza fine
mai risolta, eppur viva
come una patata bollente.
Un’intesa fragile di pomeriggio
incrina la mia rabbia di donna
e mi ritrovo vittima e complice
di un orgasmo sfocato di solitudine
mentre geme la terra
sotto lo spruzzo del diavolo.
Mi ricordo di avere vomitato
e senza un lamento
una vita senza occhi e senza mani
si è nascosta nelle mie viscere.
Rifiutata dalla coscienza
dal brivido di bambole spente.
La maternità mi ha inseguita
col suo sorriso gioviale
in un abbraccio assurdo
io l’ho rinchiusa
in una pentola di rame
e il vento ne ha disperso l’esistenza…
Ninna oh ninna oh
questo bimbo a chi lo dò
lo darò al lupo nero
che lo tiene un anno intero
lo darò al lupo bianco
che lo tiene tanto tanto
lo darò alla befana
che lo tiene una settimana
lo darò alla sua mamma…
In un palmo i soldi nell’altro l’impotenza
mi sono consegnata
come un fiore senza campo
oh! medico-padre-liberatore
oppressore!
come brillava il giallo della mia giovinezza
mentre si consumava l’ aborto-sacrificio
pagato per immaginare altro
che un destino di donna.
Dopo troppi anni dalla voce roca
dopo tanto potere all’ombra della mia attesa.
CAPITOLO 5. Il maschio violento non è malato. È il figlio sano del patriarcato
È usuale nel canto popolare riscrivere testi attualizzati su note di brani esistenti. Ve ne sono tantissimi esempi: l’aria su cui si cantano sia “Bella ciao” (della Resistenza) sia Bella ciao delle mondine, oppure L’inno del primo maggio sull’aria verdiana del Va’ pensiero, per citarne di famosi.
Ama chi ti ama nella sua versione originale è un canto di risaia, raccolto da Giovanna Daffini e successivamente integrato con alcune strofe da Giovanna Marini. Questa versione, riscritta da Sara Modigliani nel 2017, è incentrata sul tema della violenza domestica sulle donne, fenomeno che con il passare degli anni è divenuto sempre più centrale nel discorso pubblico grazie ad un’evoluzione della visione culturale sul tema. Nonostante questi piccoli passi in avanti, però, siamo tuttora di fronte a statistiche preoccupanti, con 120 femminicidi, lesbicidi e transcidi (fonte Osservatorio Nazionale Non Una Di Meno) perpetrati nel 2023. Ancor più preoccupante è la narrazione che viene fatta della violenza di genere nei media mainstream, con una colpevolizzazione più o meno esplicita delle vittime e un’assoluzione morale dei carnefici, costantemente in preda a “raptus”.
Vale la pena ricordare che l’Italia ha dovuto attendere fino al 1981 per vedere abrogato l’articolo del Codice penale che prevedeva pene ridotte per chi commetteva il “delitto d’onore”.
AMA CHI TI AMA
autrice: canto di risaia. Rifacimento di Sara Modigliani
album: riscrittura per il progetto “Cantiere TerreDonne” (2017)
voce e musica: Sara Modigliani
Purtroppo, non vi è registrazione di questa versione. Per ascoltare il tema originario: https://www.ildeposito.org/canti/ama-chi-ti-ama
Ama chi ti ama
non amare chi ti vuol male,
non lasciarti calpestare
da chi non ha rispetto di te
M’è scappato uno schiaffone
un occhio nero e un braccio lussato
ma io sono innamorato
solo io ti proteggerò
Ama chi ti ama…
Maledette le tue amiche
solo grilli ti mettono in testa
pensa solo alla famiglia
i bambini han bisogno di te
Ama chi ti ama…
Qualche volta ho esagerato
ma tu sai perchè io lo faccio
il tuo bene è quel che voglio
se ubbidisci non lo farò più
Ama chi ti ama…
Qualche volta ti ho tradito
perchè tu non sei mai affettuosa
una volta magnifica sposa
ora non mi vuoi più carezzar
Ama chi ti ama…
Non parlare con la gente
fai tacere anche nostra figlia
sono fatti della famiglia
e nessuno li deve saper
Ama chi ti ama…
Se ti trovi all’ospedale
e ti chiedono cos’è successo
sei caduta dalle scale
sei distratta e scivoli giù
Ama chi ti ama
non amare chi ti vuol male
e deciditi a denunciare
per il bene dell’umanità
CAPITOLO 6. La felicità non è un’utopia. Donna, gridalo, IO SONO MIA
La violenza è un fenomeno strutturale che si muove su diversi piani. È una prerogativa umana non caratteristica di un genere, ma di un sistema: quello capitalista e patriarcale. Quest’ultimo ha sempre fatto in modo che le donne introiettassero il concetto che la filosofa e femminista Colette Guillaumin nominò “recinzione interiorizzata”, ovvero la sensazione che solo lo spazio domestico può essere considerato sicuro (l’82,7% di colpevoli dei femminicidi, lesbicidi e transcidi nel 2023 sono stati mariti/partner, ex mariti/ex partner, figli, altri parenti). La lotta per l’autodeterminazione intrapresa dai movimenti femministi in Italia è stata anche finalizzata a togliere ai maschi l’esclusività dell’occupazione dello spazio pubblico, e lo ha fatto mettendo al centro il proprio corpo sessuato. La rivendicazione dello spazio sia fisico che politico e della libertà sul proprio corpo sessuato, appunto, è il tema del Tango della Femminista del Movimento Femminista Romano; anche questo canto è in dialetto romanesco, ed è denso di quell’ironia di cui Fufi Sonnino è iconica maestra.
TANGO DELLA FEMMINISTA
autore: Movimento Femminista Romano
album: I Canti delle Donne in Lotta (1975)
voce e musica: Fufi Sonnino
https://www.ildeposito.org/canti/tango-della-femminista
Cor capello dritto ‘n testa
e lo sguardo a pugnaletto se ne va
monta ‘n tranve e aspetta al varco chi la sfiorerà
ecco là spunta l’ometto
c’è cascato ZA
‘na guardata, ‘na bruciata
quello è corco e nun ce prova più
Tango della femminista
Tango della ribbellion
Cor soriso ‘npo’ allupato
e lo sguardo assatanato se ne va
va pe’ strada a tutte l’ore
‘ndo je pare e chi la fermerà
ecco là spunta er bulletto
c’è cascato ZA
na guardata na bruciata
quello è corco e nun ce prova più
Ari-tango della femminista
Tango della ribbellion
Co’ la chioma sciorta ar vento
e er soriso a t’amo tanto se ne va
fra la gente che cammina
che s’intruppa e s’avvelena se ne va
de stà sola o ‘n compagnia
je ne frega poco o gnente perché sa
ch’esse donna è ‘na conquista
l’ha sgamato ‘nsieme a tante
e chi la ferma più
Tango della femminista
Tango della ribbellion
Per un approfondimento dei canti del Movimento Femminista Romano, di seguito il link al podcast Storia di una Cosa (Claudia Albanesi, 2023)