Gli Asini - Rivista

Educazione e intervento sociale

  • Chi siamo
  • Rivista
  • Acquista / Abbonati
  • Chi siamo
  • Rivista
  • Acquista / Abbonati

NAPOLI CENTRALE

Illustrazione di Federica Ferraro
1 Febbraio 2026
Gli asini

‘O Nemico mio (Senese, Del Prete – 1978)

 

‘O vì, so’ stato bbuono

Quanno ‘o sanghe cavero ‘int’ ‘e vvene scurreva

I’ ero pronto pe’ fà ‘a rivoluzione

Succedeva o nun succedeva

Ca murevo o nun murevo

I’ ero pronto pe’ fà ‘a rivoluzione

 

‘O vì, so’ stato bbuono

Quanno me diciste: “Lotta ‘e classe, sì, ma senza sanghe

Ca ‘o sanghe nun ha maje fatto nu munno nuovo”

Me cunviciste e dint’ ‘e ccarne meje nascette Cristo

‘O vì, i’ so’ stato bbuono

Ma mo me so rutto ‘o cazzo

 

‘O vì, i’ so’ stato bbuono

E mo ‘o nemico mio ‘o staje pittanno russo

E parle ‘e compromesse cu chi m’ha fatto fesso

Cu chi so’ secoli ca me sta rumpenno l’ossa

Cu chi me fa scavà ‘a fossa cu ‘e stesse mmane meje

‘O vì, i’ so’ stato bbuono

 

Il 29 ottobre 2025 è morto James Senese: non possiamo che aprire questa sezione dedicata a Napoli con il testo di una delle sue canzoni più “politiche”. Le parole sono del batterista Franco Del Prete, suo “fratello” e sodale di una vita, la musica sua. Limitarsi a leggere queste parole però non basta, bisognerebbe ascoltare il “fiato” – di sax e voce – di James, per sentirne la rabbia e l’istintiva consapevolezza, cuore dell’espressione potente del “negro” di Miano, periferia nord di Napoli. Ed è Della vocalità “militante, grezza e non addestrata” di Senese che ci parla Simone Caputo: un ricordo del musicista e un racconto della cornice artistica e sociale in cui nacque il cosiddetto Naples Power. James Senese è un artista “di parte”: ci piace pensare che la sua musica possa diventare la colonna sonora di questa sezione che nasce proprio da un’idea “partigiana” della riflessione sulla città e dalla convinzione che l’equidistanza non sia un valore in sé. C’è Napoli e ci sono i suoi nemici (che incidentalmente possono anche essere “geograficamente” napoletani). Bisogna decidere, prima ancora di prendere parola, da che parte mettersi.

Con la morte di Senese forse, è solo un’ipotesi, si chiude un “tempo” della città, un’epoca iniziata alle 19.34 del 23 novembre 1980, data e ora di quel terremoto con epicentro in Irpinia, evento “totale” che ha definito il passato prossimo e il presente della città e dell’intera regione. E di questi 45 anni, dall’Ottanta ad oggi, bisogna occuparsi: il terremoto dell’Ottanta è un giro di boa per la città. Negli articoli che seguono, questo sguardo “di media gittata” sul passato c’è, ed è una delle chiavi di lettura. In tal senso Alfonso De Vito, parlando di diritto all’abitare e disuguaglianza, àncora in maniera esplicita a questo evento (“evento totale” è una sua espressione) una serie di conseguenze negative che paghiamo ancora oggi. Quella di De Vito è una radiografia dei poteri fatta oggi, leggendo in controluce il panorama immobiliare cittadino. 

Quando abbiamo cominciato a immaginare questa sezione ci siamo fatti guidare anche da un testo di Anna Maria Ortese del 1994, Il mare come spaesamento, che introduceva una delle edizioni de Il Mare non bagna Napoli: “Erano molto veri il dolore e il male di Napoli, uscita a pezzi dalla guerra. Ma Napoli era città sterminata, godeva d’infinite risorse nella sua grazia naturale, nel suo vivere pieno di radici”.  

Abbiamo cercato il dolore e il male, ma lo abbiamo cercato come male fatto e dolore provocato alla città. I due pezzi che parlano, ognuno a proprio modo, della deindustrializzazione partenopea, portano dentro questa consapevolezza. Napoli est e Bagnoli erano i due cuori industriali della città, che molti, per troppo tempo, innamorati della parola “sottoproletario” (della parola più che dei soggetti), non hanno saputo o voluto vedere. E invece Napoli è stata anche città operaia, di caschi gialli e tute blu, nei due quartieri all’estremo est e all’estremo ovest, ma anche nel suo corpo storico, centrale, dove magari, a confondere le acque, l’estetica proletaria non era la stessa, avendo a che fare con fabbriche di piccolissime dimensioni e tessuto sociale più “destrutturato”.
Deborah Divertito racconta Napoli est come un’area in trasformazione, da distretto industriale appunto a brano di città marginale, con tutto ciò che ne consegue, culturalmente e socialmente. Ma offre anche un elenco di chi, in quel non più e non ancora, prova a riannodare i fili di una socialità a rischio. L’articolo di Gianluca D’Errico è il resoconto di una battaglia in atto, quella su Bagnoli, della conquista dell’ovest (della città) ad opera di chi, vestito di retorica e promesse, vuole mettere a profitto anche la bellezza flegrea che da “grazia naturale” diventa, capolavoro dei nemici della città, dannazione. Il testo mette i piedi esattamente nel centro dell’ex area industriale e ne racconta la storia che diventa storia della città; parabola e completamento della messa in vendita di Partenope. Dopo e insieme al turismo.

Nella frase della Ortese si parla anche delle “infinite risorse” della città e del “suo vivere pieno di radici”. Abbiamo cercato anche “risorse” e “radici”. Monica Riccio nei suoi aggiornamenti da Scampia, periferia nord – la più famosa delle banlieue partenopee –, racconta dello spazio pubblico mortificato da chi dovrebbe promuoverlo e proteggerlo, della finta partecipazione offerta agli oppressi, dello stare, da attivisti, dentro o fuori dalle istituzioni. Cristiano Ferraro, attivista dello spazio sociale Scugnizzo Liberato, parla delle sue radici nel Vomero vecchio, periferia semi-agricola un tempo, prima di venir violentata, dai palazzinari e poi dal turismo. E da lì scende al centro storico, alle sue economie popolari, ai frammenti di una piccola solidarietà trasformata ma sopravvissuta, quella del vicinato, del vicolo. La necessità a cui ci richiama è quella di “stare in mezzo” alle cose e alle persone, senza “catechismi” politici… per muoversi insieme. Un piccolo spiraglio di possibilità.

info@gliasini.it

 

Centro di Documentazione di Pistoia

via Pertini snc, c/o Biblioteca San Giorgio – 51100 Pistoia

p.iva 01271720474 – codice destinatario KRRH6B9

IBAN: IT92 Y030 6913 8301 0000 0001 643

centrodocpistoia.it

Privacy Policy – Cookie Policy - Powered by botiq.it