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Da vicino nessuno è normale: 100 anni di Franco Basaglia

11 Marzo 2024
Alberta Basaglia Sara Urbani

Intervista di Sara Urbani ad Alberta Basaglia

“La libertà è terapeutica”, così recita la grande scritta rossa che dai primi anni Settanta campeggia sul muro giallo di quello che oggi è il Parco di San Giovanni, ma allora era l’ospedale psichiatrico di Trieste. Un luogo di grande portata simbolica perché proprio da qui (e dalla vicina Gorizia) prese avvio la chiusura dei manicomi in Italia, grazie a una rivoluzione sfociata nella legge 180 del 1978. Una legge che per l’epoca era all’avanguardia ed è spesso chiamata legge Basaglia in onore dello psichiatra che l’ha ispirata. Assieme a lui c’erano la moglie Franca Ongaro – che è stata successivamente senatrice, principale protagonista della battaglia parlamentare per l’attuazione della legge 180 e importantissima animatrice della battaglia culturale contro i manicomi e per la riforma della psichiatria – e un nutrito gruppo di medici, infermieri e volontari con cui diede l’assalto all’istituzione totale dei vecchi manicomi, restituendo libertà e dignità alle persone che vi erano rinchiuse.
Franco Basaglia nasceva a Venezia l’11 marzo del 1924 ma, a un secolo di distanza e a oltre quarant’anni dalla sua morte, i valori che ispirarono quella rivoluzione sono ancora attuali e i diritti che sono stati conquistati non vanno dati per scontati. Ne abbiamo parlato con la psicologa Alberta Basaglia, figlia di Franco e Franca Ongaro nonché presidente dell’Associazione Archivio Basaglia.

L’archivio è nato nel 2007 dopo la morte di Franca Ongaro: sono state raccolte assieme tutte le “carte” che c’erano in casa nostra e sono state affidate alla Fondazione Basaglia, che era ospitata nell’isola di San Servolo. Qui c’era uno dei manicomi di Venezia (come nell’isola vicina di San Clemente che ospitava la sezione femminile) e quindi simbolicamente era importante che l’archivio fosse lì, ma contemporaneamente rimaneva sempre legato a quella vicenda storica. Così abbiamo pensato di spostarlo in una sede più centrale in città, in modo che fosse accessibile più facilmente, e alla fine del 2023 l’archivio è stato trasferito. In pratica abbiamo ripercorso la storia del movimento che ha abolito gli ospedali psichiatrici, uscendo dal manicomio ed entrando in città: ora siamo simbolicamente in pieno centro a Venezia, in campo Santo Stefano, in una sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti.
Tra l’altro, l’isola di San Servolo dopo la chiusura dell’ospedale psichiatrico era stata riorganizzata e adesso di questo non c’è più traccia, tranne alcuni edifici storici che ci sono ancora (e ospitano il Museo del manicomio, N.d.R.), ma per il resto è diventato una specie di polmone culturale nel mezzo della laguna. È un luogo splendido, e per l’archivio è stato molto bello stare lì, ci corrispondeva e continuerebbe a corrisponderci, ma ci sembrava che fosse positivo passare dall’isola al centro della città per essere anche più visibili.
L’Archivio Basaglia (www.archiviobasaglia.com) ospita dunque tutti i documenti che Franco e Franca custodivano, compreso tutto quello che sta dietro sia alla produzione intellettuale di entrambi che alle pratiche concrete del loro lavoro: lettere, articoli, le varie bozze dei libri e di altri scritti e la biblioteca di casa… L’intento dell’archivio è sempre stato quello di fare conoscere il più possibile il lavoro che ha portato alla chiusura dei manicomi e alla territorializzazione della salute mentale, le due figure di Franco Basaglia e di Franca Ongaro e la loro opera, assieme al lavoro di tutti i loro collaboratori e collaboratrici.
Ed è importante il fatto che sia ora più facilmente raggiungibile anche perché ci piace che ci siano sempre più giovani che attingono a questa storia, poiché siamo convinti che sia emblematica rispetto alla conquista dei diritti delle persone e che possa essere un buono strumento per leggere anche il presente, e anche per verificare a che punto sono i diritti in questo momento.
Franco Basaglia ha lasciato un segno profondo nella storia, da un lato “salvando” una fetta di persone che erano state escluse dalla società e contemporaneamente dando loro voce, trovando soluzioni alternative all’orrore dei manicomi. Perché la sofferenza mentale sia una sofferenza riconosciuta da tutti come tale, e di cui tutti dovrebbero farsi carico. Questo è il suo apporto scientifico: la salute mentale è un tema di cui si deve occupare la medicina, ma non solo la medicina, se ne deve occupare tutta la società, perché è un tema che coinvolge la persona e i suoi diritti. La sua è una lotta politica, che però passa anche attraverso l’uso della scienza, perché comunque non si può non tenere conto che il discorso di Basaglia aveva di fondo un certo approccio alla cura delle persone con sofferenza mentale.
In questi ultimi anni c’è un tentativo anche abbastanza riuscito di psicologizzare un po’ tutti i problemi, per esempio nella scuola, e quindi di trovare finalmente una risposta tecnica a un problema che è la dimostrazione del disagio dei giovani. Per esempio, trovare la risposta “scientifica” in cui si fa una diagnosi di un comportamento, che non coincide con la cosiddetta norma, tranquillizza tutti perché si incasella in una scatoletta per cui nessuno deve mettersi in discussione, e perché c’è comunque chi è deputato ad affrontare quel tema. Nello stesso modo mi pare che anche nei servizi che dovrebbero accogliere la sofferenza mentale c’è sempre più una virata custodialistica, dove si incomincia a non considerare più un tabù la parola contenzione… quindi questo è un momento in cui potrebbero andare perse delle conquiste che sembravano ormai acquisite e che forse non bisogna dare per scontate. Il problema è che la legge va applicata fino in fondo, nelle regioni dove è stato fatto ha dimostrato di funzionare. Se non c’è più l’ospedale psichiatrico, che è stato chiuso e smantellato, al suo posto sono nati servizi territoriali di salute mentale aperti 24 ore su 24 e così le famiglie non si sono sentite abbandonate, perché comunque la sofferenza dei loro cari è stata presa in carico dai servizi del territorio. Inoltre, queste persone non sono più legate, maltrattate, nascoste al resto del mondo e possono vivere assieme al resto della società. Io sono convinta che basterebbe applicare la legge fino in fondo, dove è stato fatto ha dimostrato che funziona e l’esempio di Trieste con i suoi ottimi servizi ne è stata la dimostrazione.
L’archivio non custodisce solamente il passato, perché la memoria non serve a niente come memoria se non viene poi usata come strumento per leggere il presente e immaginare il futuro.
Come archivio abbiamo intenzione di promuovere in città a Venezia due seminari durante quest’anno, probabilmente a cavallo dell’estate: uno sulle radici del pensiero basagliano e uno sulla presenza delle idee di Basaglia fuori dall’Italia, su quanto il suo pensiero abbia seminato contaminazioni nella lettura della salute mentale non solo in Europa ma nel mondo. Per fare un esempio, quel lavoro e quella organizzazione dei servizi di cura sono stati presi come riferimento dall’Organizzazione Mondiale della Sanità su come dovrebbe essere gestita la salute mentale.
In un discorso che ha tenuto a Rio de Janeiro il 28 giugno 1979 a operatori della sanità, studenti e sindacalisti Franco diceva: “… la cosa importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile. Dieci, quindici, vent’anni fa era impensabile che un manicomio potesse essere distrutto. Magari i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi di prima, io non lo so, ma a ogni modo noi abbiamo dimostrato che si può assistere la persona folle in un altro modo, e la testimonianza è fondamentale. Non credo che il fatto che un’azione riesca a generalizzarsi voglia dire che si è vinto. Il punto importante è un altro, è che ora si sa cosa si può fare. È quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare” (tratto da Conferenze brasiliane, Raffaello Cortina Editore, a cura di Franca Ongaro Basaglia e Maria Grazia Giannichedda).

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