TRA IL DIRE E IL FARE

Deve ancora venire il tempo dei bambini e delle bambine. Da troppo poco li abbiamo potuti riconoscere come soggetti che producono il mondo insieme a noi – accanto ma impegnati nel loro tempo, nella loro cultura e nei loro lavori. E la verità per cui il rispetto del bambino è una sicura via per educare l’umanità alla pace e alla cooperazione non ha messo radici ferme nella coscienza generale.
Il tempo, gli ambienti, le cure di cui hanno bisogno ogni bambina e ogni bambino per crescere sani, rendendo migliori coloro che li hanno accolti, sono negati da tutte le scelte di questo ordine economico e sociale, pronto a riprodurre l’orrore abissale della guerra nazionalista senza confini. Ogni giorno si allarga la distanza tra le parole e le cose. Bramiamo, dominiamo, consumiamo e schiacciamo in mille modi i bambini che sono tra noi e quelli più distanti. Diciamo che l’infanzia è sacra e divoriamo in pubblico figli e figlie senza vergogna.
Per questo è più che mai necessario ridire le verità che schiudono il segreto dell’infanzia. “Il bambino è maestro dell’uomo” ha detto Maria Montessori: sottomettersi alla gioia e alla fatica di imparare dai più piccoli, servendoli addirittura, accettando di limitarsi e di ascoltare, ci porta alla conoscenza di ciò che fa crescere in ciascuno l’umanità, la pace, l’intelligenza.
Credere nei diritti dell’infanzia ogni giorno e in ogni dove rivoluzionerebbe nella prassi – e non solo nei proclami retorici – il potere di parole come cura, responsabilità, cooperazione, uguaglianza. Al cuore di ogni comprensione politica e culturale su come ridurre la violenza e risparmiare il sangue, è la conoscenza del bambino.
Questa convinzione ha trovato per molte e molti di noi il modo di formarsi e approfondirsi attraverso l’incontro con Grazia Honegger Fresco. L’attivismo pedagogico, l’educazione libertaria, il radicalismo pedagogico montessoriano sono stati per lei esperienza, pratica, formazione, scrittura e hanno lasciato un seme fecondo. È possibile rendersene conto anche leggendo due interventi pronunciati alla giornata di studi che le è stata dedicata nel mese di ottobre 2025 a Milano: Sara Honegger introducendo il convegno illumina alcuni passaggi della sua vicenda esistenziale e intellettuale e Raniero Regni traccia la storia di un operare così persuaso delle risorse dell’infanzia e della loro necessità per la liberazione dell’umanità da adombrare un’anti‑didattica e un’anti‑pedagogia.
La trasformazione politica radicale di cui può essere portatrice una relazione differente tra generazioni è stata declinata in una corrente del pensiero pedagogico chiamata childism. Maura Tripi le ha dedicato un libro e in queste pagine ne tratteggia gli assunti di base. Ma trasformazioni di questa portata richiedono un impegno collettivo che deve partire da invenzioni istituzionali e di salute pubblica su cui sarebbe fondamentale investire. Lo spiega molto bene Roberta Altrui, che ci porta a osservare operatori, madri, padri e società dall’interno di uno sportello per la genitorialità competente.
Concludiamo con il racconto di Marco Carsetti di Else Edizioni, esemplare sulle possibilità di creare arte e fare cultura con l’infanzia. Raccolto da Luigi Monti, parla dell’esperienza d’arte e didattica vissuta dai bambini di Sant’Andrea, in provincia di Verona, con il maestro Faè negli anni ’50, che in dialogo con poeti e letterati realizzarono un splendido libretto, edito da Scheiwiller nel 1956.