Gli Asini - Rivista

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Reagire all’insensato: un appello per la Educational Bookshop

Foto di Oren Ziv
13 Febbraio 2025
Maria Nadotti

Sono passati tre giorni esatti dall’irruzione della polizia israeliana nella sede dell’Educational Bookshop di Salahadin Street a Gerusalemme Est. In questa minuscola e fornitissima libreria che molte e molti di noi hanno frequentato, oltre a libri e riviste in arabo, ebraico, inglese, francese e tedesco, era possibile acquistare l’agenda annuale e le preziose mappe prodotte dalla Palestinian Academic Society for the Study of International Affairs (PASSIA). Il PASSIA desk diary era ed è una miniera di dati, grafici, indicazioni geografiche, indirizzi, numeri di telefono, e-mail e siti web di istituzioni palestinesi e internazionali attive in Palestina, insomma uno di quegli strumenti che ti permettono di sentirti a casa più in fretta in un luogo dove sei appena arrivata.

Fu lì, nel 2001, che scoprii The End of the Peace Process. Oslo and After, di Edward Said. Il libro, fresco di stampa, raccoglieva una serie di articoli da lui pubblicati su “Al-Hayat” e “Al-Ahram”, due testate con cui collaborava regolarmente. Al ritorno in Italia ne proposi un’edizione italiana, aggiornata e arricchita, alla casa editrice Feltrinelli. Ne nacque, Fine del processo di pace. Palestina/Israele dopo Oslo, che sarà pubblicato nel 2002, oggi purtroppo non più disponibile. L’avevo intervistato più volte a New York quell’intellettuale palestinese lucido, curioso e pieno di humour. Era in parte grazie a lui se, in quella primavera di scuotimento o rivolta, la cosiddetta seconda Intifada, ero approdata ai Territori occupati, a Gerusalemme Est e a Gaza. Volevo vedere la realtà con i miei occhi e ascoltare chi in Palestina ci viveva.

Oggi, a distanza di un quarto di secolo, mi è arrivata da varie parti del mondo la notizia del raid della polizia israeliana in una libreria che non a caso si è data il nome di Educational Bookshop e che tutto può sembrare meno che un luogo dove si ordiscono trame criminose e piani efferati di destabilizzazione. A meno, naturalmente, che i libri, l’informazione, la conoscenza non tornino a essere considerati armi proprie, da disinnescare, sequestrare o anche solo da vagliare, approvare o censurare prima di permetterne la vendita e la diffusione.

Stamane, forse perché agire è la forma più sana che io conosca di reazione alla pericolosità dell’insensato, ho scritto a una serie di amiche e amici, variamente impiegati nel mondo dell’editoria, della cultura, della distribuzione dei libri, proponendo di immaginare una serie di iniziative non tanto e non solo di solidarietà, ma proprio di riflessione comunitaria sull’accaduto. I primi a rispondere sono stati le amiche e gli amici della rivista “Gli Asini”. Ecco perché mando a loro queste mie minuscole note. E, come mi suggerisce un’amica, perché non pensare di acquistare in massa la loro agenda 2025, uno dei testi incriminati (da Chomsky a Ilan Pappe) o ancora Daybreak in Gaza. Stories of Palestinian Lives and Culture, a cura di Mahmoud Muna, uno dei due librai fermati?

Qui il sito della libreria Educational Bookshop

 

info@gliasini.it

 

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