STATI DI REPRESSIONE PERMANENTE

Guerra, memoria e sicurezza preventiva: in questa sezione vediamo all’azione l’operare in modo integrato della repressione nei dispositivi di governo di territori, popolazioni, memoria pubblica. Accade tutto oggi, ma non ha origini nell’oggi.
Aurora Caredda ci parla di Gaza come paradigma per lo sviluppo di un modello di gestione delle popolazioni indesiderabili – gli altri, le minoranze, i migranti, i musulmani, i dannati delle terre coloniali – che agisce attraverso guerra permanente, distruzione ecologica, annessione territoriale e l’accusa di minaccia esistenziale per Israele. Un modello sperimentato a Gaza, esteso alla regione che Israele ambisce a dominare – Libano e Iran e poi chissà chi altro è nel mirino – ma applicabile altrove. Gli Stati Uniti seguono con interesse? Continua il dibattito su chi sia il maestro e chi il discepolo nella solerte applicazione di questo modello.
Giacomo Tinelli ci parla invece di un altro e più sottile strumento di repressione: la contestata definizione di antisemitismo, elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), assorbita acriticamente nell’ordinamento giuridico italiano approvato il 4 marzo del 2026 con il decreto legge ddl n. 1004 per il contrasto all’antisemitismo, meglio conosciuto come “Ddl Delrio”. Mostrandoci come la memoria possa essere asservita alla invenzione di una nazione, piuttosto che restare spazio sempre di tensione fra minoranze, stati e maggioranze.
Dario Stefano Dell’Aquila entra nell’Archivio di Stato di Napoli e ricostruisce la persistenza dei dispositivi di repressione, che si radicano nella storia, nelle leggi, nelle prassi di amministrazione quotidiana del controllo e tendono – ieri come oggi – a colpire prima gli oppositori politici e poi in maniera sempre più ampia i “marginali”.
Cosa contrapporre se non stati di agitazione permanente?