RECLUTE CIECHE: IMPOTENZA E CONSENSO NELLA SCUOLA DEL MERITO

Gli interventi legislativi degli ultimi mesi sulla scuola e sull’università consentono al Governo, senza investire risorse, di mostrarsi attivo e forte, suscitando larga risonanza sui media. Dire però che siamo di fronte ad un’operazione solo di tipo simbolico sarebbe politicamente miope. Mentre l’impoverimento della scuola pubblica prosegue inarrestabile, la piega autoritaria e neoliberista imposta al sistema formativo nazionale accelera e cambia di passo. Usando un linguaggio tecnico, a tratti ermetico a tratti apparentemente neutro, contando sulla frammentazione culturale e formativa di una classe docente mai così fragile come adesso e su dei sindacati incapaci di portare avanti, oltre alle vertenze, una critica al modello di scuola pubblica che da anni si va costruendo, gli ultimi atti normativi del Ministero dell’Istruzione e del Merito trascinano insegnanti, studenti e studentesse a marciare come sonnambuli verso la peggiore scuola pubblica che ci saremmo potute immaginare. Un coacervo di neoliberismo, esaltazione dell’individualismo privato e enfasi sul merito che da tempo hanno invaso la scuola, con l’aggiunta di retoriche nazionalculturaliste e aspirazioni al disciplinamento di corpi, espressioni e immaginari. Siamo andati a leggere con attenzione le Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica provando a capire il progetto politico e culturale attuale sulla scuola pubblica, attraverso un’analisi del suo linguaggio: di ciò che dice apertamente e di ciò a cui allude.
Antonio Del Castello ci racconta cosa sta accadendo con la riforma del reclutamento delle e dei docenti, indicando storture e fallimenti ma anche azzardando vie di fuga possibili. Angelo Barberi descrive i paradossi di un intervento legislativo che destruttura gli istituti professionali facendone terreno di caccia e coltura per i padronati locali, riportandoci ai tempi dell’avviamento professionale. Infine Luigigiovanni Quarta ripercorre un ventennio di andirivieni legislativi sul reclutamento dei ricercatori universitari fino a quello che sembra l’atto che sancisce la definitiva istituzione di un esercito di mercenari di riserva della ricerca e della formazione. La sveglia è suonata, bisogna sollevarsi adesso o continuare a marciare sotto le insegne più nere.