Prima, donna. L’Ottocento delle attrici

Riportiamo qui l’intervento di Mariuccia Salvati alla fiera Più Libri Più Liberi (Sala Polaris) di Roma, il 5 dicembre 2025, in occasione della presentazione del libro di Laura Mariani, L’Ottocento delle attrici. Da Carlotta Marchionni a Eleonora Duse, Viella Editore 2024.
Prima di entrare nel merito della ricerca, vorrei fare una breve premessa per spiegare la mia presenza qui: molti anni fa, ho avuto la fortuna di essere chiamata a insegnare Storia della Francia all’Università di Bologna (Dipartimento di Discipline storiche) in un momento di grande vivacità di quella Università. Quando sono arrivata, a metà degli anni ’70, Bologna aveva già avviato il DAMS, il Dipartimento di Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo in cui era incluso l’insegnamento di Storia dell’attore. Questa spinta innovativa – dovuta a un gruppo di docenti geniali che vanno da Umberto Eco a Luigi Rognoni, da Roberto Leydi a Claudio Meldolesi (marito di Laura Mariani) – ha toccato anche le discipline storiche.
Dopo questa premessa dovuta, veniamo alle pagine introduttive, e precisamente al punto in cui Mariani osserva, acutamente, che pochi luoghi come il teatro possono offrire, a chi studia il passato, “la possibilità di avvicinare allo stesso tempo quel frammento di società che è il pubblico teatrale e l’insieme di rappresentazioni sociali, politiche, nazionali, di genere, proposte sulla scena”, aggiungendo un’altra affermazione importante, cioè la collocazione temporale: “L’Ottocento è per definizione il secolo dell’attore: dopo un inizio critico, superato grazie alla eccezionalità acclarata di Gustavo Modena, si coagula in un centro costituito dalla triade del Grande attore – Adelaide Ristori, Ernesto Rossi, Tommaso Salvini – finché, con Eleonora Duse si apre il Novecento, il secolo della regia. È un teatro applaudito nel mondo, amato e studiato per i suoi vertici dai registi fondatori e dai maestri della scena, apprezzato anche se non sempre conosciuto alle avanguardie di fine millennio”. Si parla per questo ambiente di microsocietà (Taviani e Meldolesi): “la vita privata si svolge nella microsocietà, la vita pubblica nella società, ma entrambe si confondono con il teatro, l’esibizione scenica risente delle commistioni e dei conflitti che si creano”.
La storia che qui si racconta è fatta di trapassi lenti e di accelerazioni. In questa ricerca il protagonista temporale è l’Ottocento, che sconfina all’indietro con la rivoluzione francese e in avanti con la prima guerra mondiale. Trascrivo un altro brano: “L’Ottocento senza le attrici sarebbe altro, diverso e meno ricco […]. Nessun secolo come l’Ottocento le ha viste all’apice e portatrici di invenzione”. Il teatro, poi, vive con tempi suoi e, per questa storia, Mariani fissa due date. Quella di inizio è il 1815 (il congresso di Vienna, ma anche Francesca da Rimini di Silvio Pellico) e quella di fine è la Prima guerra mondiale, i cui effetti si allungano fino al 1924, cioè l’avvento del fascismo e la morte di Eleonora Duse. Dunque, l’eredità dell’Ottocento va oltre la fine del secolo, fino a scontrarsi con le politiche del fascismo e con l’avvento della regia nel secondo dopoguerra.
Tornando all’Ottocento, qui le strutture della Commedia dell’arte sono ancora in piedi, ma, con una differenza evidente, costituita proprio dalla condizione femminile: “Non è possibile una storia del teatro dell’Ottocento che prescinda dal protagonismo dell’attrice”, scrive Mariani, che parla di un protagonismo diffuso.
Entrando nel merito del ruolo attoriale, c’è qui una notazione cruciale: “L’attore/attrice è lo strumento stesso della sua arte e la sua opera vive in presenza”; di conseguenza, “la centralità della persona del/della performer rende particolarmente prezioso il ricorso all’approccio biografico”. “L’attore non è che la sua autobiografia”, ha scritto Leo de Berardinis, “un’autobiografia conoscitiva di se stesso”. Citando Hannah Arendt, Mariani aggiunge che per le attrici vale la definizione di “biografia teorica”. Poi traccia le origini della sua ricerca, mostrando come essa sia maturata nell’ambito del femminismo, della Storia orale e dell’Associazione Orlando, con riferimento all’influenza della geniale filosofa Adriana Cavarero.
Il libro è veramente bello, ricchissimo e, mi vien da dire, definitivo: scritto bene, con una giusta dose di empatia per queste attrici “eroiche”. La materia è organizzata in due parti. La prima propone un quadro generale del teatro italiano dell’800, definito un “teatro d’attore”. Che cosa significa? Nel teatro d’attore, lo spettacolo fa perno sulla Prima attrice e il Primo attore: quasi sempre questi dirigono la compagnia, ma, si osserva, operano diversamente dal regista novecentesco, perché godono di altissima autonomia. E infatti il volume si apre con una dedica alle prime donne di teatro, un bellissimo e doveroso racconto della difficoltà di separare il mestiere di attrice dalle vicende sessuali o “il talento dalla reputazione”. Del resto, scrive ancora Mariani: lo scandalo della donna in scena è legato alla “fuoriuscita dalla sfera privata per accedere alla sfera pubblica in maniera strutturata”. Si è parlato a questo proposito, come dicevamo, di microsocietà, proprio perché l’artista di teatro non è scindibile dall’ambiente in cui vive e lavora.
La microsocietà è “la dimensione marginale e insieme strutturata di un fenomeno che ha retto per più di tre secoli” (cito sempre dal volume). Il ruolo più importante è quello della prima attrice o prima donna. Altre frasi che vale la pena di trascrivere letteralmente: “l’habitat è scarsamente formalizzato per permettere a chi vale di emergere… Il tempo è organizzato in funzione degli spettacoli, il mercato impone il nomadismo… Il rapporto tra i sessi non è dominato dal patriarcato, per la necessità di dare peso a chi contribuisce maggiormente al successo e al guadagno, e il più importante è quello della prima attrice”.
Alla fine del teatro della maschera, si afferma il teatro basato sui ruoli, che muove da un testo. Il ruolo più importante è quello della prima attrice, detta anche Prima donna, Prima amorosa, Prima attrice e talora capocomica, e infine Madre.
Al centro della seconda parte di questo bel libro vi è il protagonismo di quattro attrici nel teatro dell’Ottocento e il racconto del loro successo, sia sul territorio nazionale che all’estero (estero non solo europeo, ma anche Americhe, Europa, Russia), le figure che Laura Mariani ha scelto di studiare e di presentare come eccellenze dell’arte attoriale femminile in Italia, tra ‘800 e ‘900: Carlotta Marchionni, Adelaide Ristori, Giacinta Pezzana, Eleonora Duse.