Per Santina Mobiglia

Quando il 12 luglio del 2025 tante persone si sono ritrovate e abbracciate nella sala del Tempio valdese a Roma per unirsi all’assenza di Goffredo Fofi, la coppia di Santina Mobiglia e Cesare Pianciola, compagna con lui di tante lotte politiche e imprese culturali fin dagli anni Sessanta, non era con noi: Santina e Cesare erano appena partiti per la Francia, e pochi giorni dopo lei mi aveva telefonato addoloratissima.
Anche Santina non c’è più, dal 3 aprile di quest’anno. Con Jamila Hassoune e Luisa Passerini abbiamo voluto ricordarla intrecciando l’amicizia e l’ammirazione con il ricordo di alcuni dei suoi meriti intellettuali e politici, del suo prezioso impegno nella scuola, nelle riviste, nei libri e nella vita culturale di Torino. (R.M.)
Roberta Mazzanti
Ho conosciuto Santina quarant’anni fa, grazie a Goffredo e a Linea d’Ombra: lei era già da un anno nel comitato di redazione della rivista insieme ad altri compagni con i quali strinsi lunghe e salde amicizie, e come scrive Goffredo nelle Nozze coi fichi secchi: “Al gruppo inziale, perlopiù maschile, fu mia premura si aggiungessero dei giovani critici (…) e traduttori-specialisti-studiosi, e qualche funzionario editoriale, e soprattutto donne: l’ingresso nel gruppo di Roberta Mazzanti, Paola Splendore, Marisa Bulgheroni, Maria Nadotti, Santina Mobiglia, Marisa Caramella, Grazia Cherchi, Itala Vivan e tante altre collaboratrici arricchì di temi e proposte la rivista, anche se evitammo di spingerci sugli scoscesi terreni del dibattito femminista, fermandoci ai suoi margini, là dove esso si presentava sotto forma di romanzo, film, canto…”.
Accomunate da Goffredo nella “quota rosa”, fra noi diverse per formazione, età, carattere e competenze ma unite da un’affettuosa irriverenza verso il maestro fondatore, pur senza spingerlo verso gli insidiosi precipizi del femminismo portammo in Linea d’Ombra non poche novità di temi e di nomi. Santina era nelle riunioni di redazione una presenza insieme rigorosa e allegra, colta e curiosa e mi piacque subito perché era piena di energia e di pazienza; le sue doti ci aiutarono anche anni dopo, quando a fine 1994 Goffredo si allontanò dalla direzione della rivista affidando a lei, insieme a Oreste Pivetta, Alberto Rollo, Marcello Flores e Paolo Bertinetti i non facili compiti di proseguirne la pubblicazione.
Docente di italiano e storia nei licei, in quegli anni Santina insegnava al liceo musicale sperimentale del Conservatorio di Torino, dove viveva. Autrice di traduzioni e recensioni, aveva dato un importante contribuito alla scrittura della notevole autobiografia Bianca la Rossa di Bianca Guidetti Serra (Einaudi 2009), e qualche anno prima, per Linea d’Ombra, aveva collaborato a pubblicare due “quaderni”, Lettere e disegni 1922-1936 di Carlo Levi (uscito come opuscolo omaggio nel 1990) e Elogio della mitezza di Norberto Bobbio (uscito nel 1993, in collaborazione con Pietro Polito e il Centro studi Piero Gobetti).
Anni dopo la chiusura della rivista, ci ritrovammo accomunate da una insolita attività di militanza culturale ispirata da due donne tra le più vivaci e combattive che avessimo mai conosciuto, le marocchine Fatema Mernissi e Jamila Hassoune. Dall’incontro fra la saggista e docente di fama internazionale Mernissi (che allora pubblicavo nella collana Astrea per Giunti) e l’attivista e libraia Hassoune era scaturita in Marocco una serie di Caravanes Civiques che di anno in anno avevano radunato nei villaggi dell’Atlante, nelle oasi e nelle città marocchine un insieme composito, sorprendente ed efficacissimo di donne e uomini tra attivisti sociali, operatori culturali e sanitari, insegnanti, registi, scrittori, ex detenuti politici, tessitrici, cantori, studenti, contadini e pastori, artisti e rappresentanti politici, con l’intento di far interagire le culture locali e tradizionali con le generazioni più giovani, più scolarizzate, e con esempi di culture e forme politiche al di fuori dei confini marocchini.
Ispirate dall’energia che avrebbe poi animato anche le Primavere arabe, con Santina e molte altre compagne e compagni impegnati nel lavoro con le comunità marocchine immigrate in Italia organizzammo due edizioni della Carovana Civica anche in Italia, a Bologna nel 2004 e a Torino nel 2006. L’edizione torinese fu ricchissima: per tre giorni, grazie al gruppo Karawan di cui Santina e io facevamo parte con Elisabetta Bartuli, Jamila Hassoune, Fatema Mernissi e Fiorano Rancati, sostenuto da associazioni, gruppi femministi e centri interculturali del territorio torinese, proponemmo film, dibattiti nelle scuole, riunioni sul nuovo diritto di famiglia da poco approvato in Marocco, concerti di cori femminili e orchestre arabo-andaluse, discussioni con ex detenuti politici, incontri fra imprenditrici italiane e marocchine. Dai legami stretti in quei giorni nacque in seguito anche un altro bel libro curato da Santina, La libraia di Marrakech scritto con Jamila Hassoune per Mesogea (2012).
Lascio a Jamila la parola, in una circolarità di affetti e impegno che ci lega da tempo, ancora più salda nel ricordo di Santina.
Jamila Hassoune
Incontrai Santina a Torino molti anni fa, ma soltanto nel 2012, con l’occasione dell’impegno di scrittura e pubblicazione del libro La libraia di Marrakech, ho davvero conosciuto questa donna formidabile: così attiva, impegnata, generosa e profondamente umana. Sempre pronta all’ascolto.
Mia ospite a Marrakech per lavorare al libro, non aveva un compito facile: ero molto impegnata dal lavoro per la Fondazione dove lavoravo e lei mi seguiva dall’ufficio a casa e nei miei vari incontri: senza la sua paziente tenacia non avrei mai concluso il libro.
Più di recente avevamo iniziato a lavorare sulla traduzione italiana di alcuni miei racconti, che saranno pubblicati da Mesogea l’anno prossimo; in febbraio avevamo ancora scambiato idee e risate, perché lei aveva il dono di rendere ogni impegno piacevole e leggero. E quando una sera la mia amica Roberta Mazzanti mi ha dato notizia della sua morte, sono rimasta sconvolta dalla rapidità della sua fine: un’altra cara amica che scompare, ricordi speciali che abbiamo condiviso. Che Dio abbia la sua anima, e riposi in pace. Le sarò sempre grata per il rigore del suo lavoro e per la sua intelligenza, riversate anche nei libri, una grande passione per entrambe.
Luisa Passerini
Ho fatto molte cose con Santina. Di lavoro (soprattutto sui libri), ma anche di tempo libero. Con lei ho condiviso nel 2018 la pubblicazione di un libretto per le Edizioni dell’Asino, su Il ’68, prima e dopo. Luigi Bobbio. Era nato da una mia intervista a Luigi, nel quadro di una ricerca internazionale sul Sessantotto in vari paesi: Francia, Gran Bretagna, Italia, Repubblica Federale Tedesca e Stati Uniti. Santina, che era molto amica di Luigi, aveva scritto una Nota introduttiva dopo “la sua prematura e crudele scomparsa” avvenuta il 9 ottobre 2017 e aveva operato la revisione del testo trascritto originale dell’intervista, “compito delicato”, come avvertiva giustamente nella Nota, e assolutamente necessario per la resa in forma di scrittura.
Negli anni 2007-2009 avevo organizzato con il CIRSDe (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere, UniTo) la serie di workshop “Donne per l’Europa. Giornate per Ursula Hirschmann”; gli Atti delle prime tre Giornate furono pubblicati in volume dal CIRSDe stesso (Donne per l’Europa, a cura di Luisa Passerini e Federica Turco, UniTo 2011). Santina aveva contribuito alla Seconda Giornata nel 2008, intitolata “Narrare l’Europa, tra didattica e letteratura” con un bell’intervento su “L’Europa in alcune esperienze delle scuole superiori torinesi”. Il suo testo riporta alcuni percorsi didattici realizzati in tre Licei di Torino (grazie alla pratica della storia orale) con la collaborazione di tre insegnanti di quei Licei. I temi toccati erano: i flussi migratori nel territorio torinese; i ricordi autobiografici di donne delle famiglie degli alunni; l’equilibrio strategico lavoro-famiglia. Santina aveva insegnato al Liceo Musicale del Conservatorio “G. Verdi” e un suo allievo era stato Francesco Cilluffo, direttore e compositore.
Cilluffo aveva composto Il caso Mortara, messo in scena nel marzo del 2010 al Dicapo Opera Theater (ormai purtroppo chiuso definitivamente) di New York, dove allora mi trovavo come Visiting Professor alla Columbia University, insegnando nell’Oral History Master of Arts (OHMA). Santina venne a New York con Miriam Coen e andammo insieme al teatro Dicapo, con anche mio marito. Dopo lo spettacolo Santina ci presentò Cilluffo, col quale ci congratulammo calorosamente. Era una sera dopo una forte nevicata e si affondava nella neve fino alla caviglia. Il teatro stava sulla 76esima Est, tra Lexington e la Terza Avenue. La musica era un tratto del mio legame con Santina. Ricordo che andavamo insieme a concerti come quello del violoncellista Claudio Pasceri alla Reggia di Venaria, nel 2023, e all’EstOvest Festival di musica contemporanea.
Tra le ultime cose che abbiamo fatto insieme c’è stata la presentazione del libro Urì di Kamel Daoud, alla libreria Il Ponte sulla Dora gestita da Rocco Pinto, il 18 novembre 2025. Me lo fece conoscere Santina, che ne aveva scritto, in una recensione per L’Indice di cui era attiva condirettrice: “sfida un tabù della memoria nazionale dando voce alle vittime della guerra civile combattuta tra le milizie islamiste e il regime nel ‘decennio nero’ su cui è stato decretato l’oblio. Di qui l’incriminazione dell’autore da parte del governo di Algeri e la messa al bando del romanzo che affronta con forza il tema della condizione esistenziale delle donne nell’Algeria di allora e di oggi”.
Urì fu una scoperta per me impressionante, che mi spinse a cercare altri scritti di Daoud, soprattutto La prefazione del negro, bellissima raccolta di racconti. A mia volta lo trasmisi a Santina, in un felice scambio di libri. Daoud non era potuto venire in Italia a causa dell’ordine di cattura emesso nei suoi confronti dall’Algeria proprio per quel suo romanzo. Santina diede un efficace resoconto della nostra presentazione proprio per L’Indice (dove aveva già pubblicato un’altra recensione, su Assia Djebar, Bianco d’Algeria).
Ma non voglio scrivere solo di libri, anche se condividevamo la passione bibliofila. Nel dicembre 2024 mi aveva mandato il “solito calendario” disegnato da Cesare, al quale Corrado e io tenevamo (e teniamo) moltissimo. E un anno dopo mi aveva scritto del nipotino Dante, col quale si potevano ormai fare “dialoghi surreali”.
Negli anni precedenti avevo seguito con partecipazione le iniziative di Santina a sostegno del costituzionalista di Hong Kong Benny Tai (che lei aveva anche invitato a Torino), uno degli ideatori di “Occupy Central” nel 2013-2014, la campagna di disobbedienza civile pacifica che portò alla “Rivoluzione degli Ombrelli”. Definito dalle autorità come la “mente” del gruppo di quarantasette attivisti politici e democratici arrestati nel 2021, Benny Tai nel novembre 2024 fu condannato a dieci anni di carcere “per cospirazione finalizzata alla sovversione del potere statale, in relazione all’organizzazione di elezioni primarie non ufficiali nel 2020”.
Di Santina ricordo il suo “ciao!” esuberante al telefono e i nostri scambi di messaggi sulla quotidianità più umile, come i raffreddori e la sgradevolezza dell’inverno.
Concludo con un frammento del 30 maggio del 2023, in cui mi mandava un pezzo scritto dal musicista Michael Levinas, figlio del filosofo Emmanuel:
“Nel 2020 ho ultimato la composizione di questo ciclo comprendente otto Lieder e il cui titolo riprende una delle poesie di Celan: Espenbaum.
‘Espenbaum’ si traduce con: trema!
Tremare! L’essenza vocale del suono è il tremito. È nel tremare che si esprime la disperazione di questa poesia. La lingua tedesca di Paul Celan mi suscita questo tremore e le lacrime del suono.
I temi alla base del linguaggio poetico di Paul Celan riecheggiano sulle note della sofferenza, della preghiera e della resistenza ebraica e sulla mia esperienza personale: membro di una famiglia di sopravvissuti dilaniata dalle difficoltà della lotta per la sopravvivenza.
Per me, la prima esecuzione assoluta completa di questo ciclo a Le Chambon è una testimonianza e un riconoscimento artistico e musicale della storia dei Giusti in questo luogo unico. Desidero aggiungere che il tempio in cui ho avuto il piacere di tenere un recital nell’agosto 2018 ha suggellato questo legame spirituale e musicale”.
Michael Levinas, Parigi, 28 ottobre 2019