Gli Asini - Rivista

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L’OPPIO DEI POPOLI

Illustrazione di Eva Daffara
15 Giugno 2025
Gli asini

Autore seguito da anni con le nostre riviste, incluse quelle che hanno preceduto Gli Asini, e ancor prima che meritatamente divenisse scrittore di grande successo, ampio pubblico e attenzione internazionale, Amitav Ghosh con Fumo e ceneri, pubblicato da Einaudi nella traduzione di Norman Gobetti e Anna Nadotti, ci conduce in un “viaggio nelle storie nascoste dell’oppio”. Con alcuni collaboratori della rivista abbiamo raccolto spunti disseminati nel testo, riflettendo sull’oppio come protagonista della storia, vecchia e nuovissima, come strumento di potere e dominio e, infine, come cartina di tornasole per leggere e decostruire gli stessi presupposti epistemologici con cui, qui da “occidente”, leggiamo e interpretiamo il mondo e gli avvenimenti storici che lo hanno reso così come è. O ci appare. 

Marina Forti lo fa intervistando l’autore e riprendendo un dialogo intrecciato da tempo, qui concentrato su un testo che “prosegue un’opera di decostruzione della storia raccontata dai colonizzatori. Sposta il punto di vista. Contesta la pretesa che la modernità ‘sia una creazione occidentale’”. E insieme l’idea che il mondo sia fatto solo dagli esseri umani. “Consideriamo gli umani i soli agenti della storia: ma l’oppio, come il tè o la noce moscata, ne sono ‘protagonisti invisibili’ non meno determinanti”, sintetizza Forti. Intorno a questi nodi si muove anche la lettura di Diego Gullotta. Nel discutere Fumo e ceneri con il gruppo di studio dell’università di Shangai che ospita anche studenti cinesi, Gullotta ricorda inoltre che l’oppio, “ibrido sviluppatosi chimicamente in simbiosi con l’uomo per propagarsi, è stata una delle armi biopolitiche più formidabili della modernità imperialista”. E torna sulla radicale contestazione “che la modernizzazione sia stato un processo di occidentalizzazione euro-statunitense”. 

Sposta il baricentro del nostro sguardo a est Emanuele Giordana. Il suo testo nasce da ripetuti viaggi in Laos “per capire cosa è e cosa sta diventando oggi il Triangolo d’oro”, l’area compresa tra Thailandia, Laos e Birmania in cui, per decenni, l’attività più fiorente era la coltivazione del papavero da oppio. Oggi non è più così, e Giordana ci aiuta a capire i come e i perché e, più in generale, la geopolitica delle coltivazioni. È questione geopolitica, ma non solo, anche la decisione dell’emiro barbuto Haibatullah Akhundzada, il leader supremo dei Talebani, a capo di quell’Emirato islamico d’Afghanistan restaurato nell’agosto 2021. Nell’aprile 2022 l’emiro ha emanato un decreto che proibisce coltivazione, commercio e consumo dell’oppio. La decisione ha portato a una riduzione radicale nella produzione, trasformando lo stesso paesaggio dell’Afghanistan, Paese che per anni ha mantenuto il primato di primo Paese produttore al mondo di oppio. Oggi, racconta Giuliano Battiston tornato da un viaggio in Afghanistan, le cose non stanno più così. Ma chi ci rimette? E chi ci guadagna? 

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