Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Walter Fillak (Gennaio, Martin)
10 Aprile 2025
La selezione di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 1952) che abbiamo deciso di ripubblicare vuole onorare, a distanza di ottant’anni, il 25 aprile 1945, e anche ricordare, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione, che queste ultime scritture furono anche “l’ultima azione di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai famigliari o ai compagni un’estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un’azione che ne apre un’altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane”. In tempi di rinnovata fede nella guerra e nella legge del più forte, queste lettere ci raccontano la Resistenza come la somma di tante, coraggiose scelte di ragazzi e di ragazze, di uomini e di donne capaci di pensare, di scegliere e di agire nonostante vent’anni di dittatura fascista. La loro scelta, le loro voci, ci accompagneranno per l’intero mese di aprile.
Walter Fillak (Gennaio, Martin)
Di anni 24 – studente – nato a Torino il 10 giugno 1920 Espulso dal Liceo
Scientifico di Genova per professione di idee antifasciste e costretto a
studiare privatamente – alla facoltà di chimica industriale dell’Università di
Genova fonda, nell’inverno 1940-41, una cellula comunista studentesca in
collegamento con le cellule di Torino, Casale, Livorno e Roma e stabilisce primi
contatti con gli operai di Sampierdarena – nel 1942 arrestato una prima
volta dall’OVRA insieme a tutto il direttivo genovese del Partito Comunista
Italiano – tradotto nelle carceri cittadine – trasferito nelle carceri di Apuania,
poi nelle carceri Regina Coeli in Roma a disposizione del Tribunale Speciale
– liberato dopo il 25 luglio 1943 – nel settembre 1943 è a Torino ove
organizza in nuclei operativi militari sbandati – partigiano a Pian di Castagna
(Acqui) – comandante di distaccamento nei dintorni di Genova – vicecommissario politico della Brigata Garibaldi «Liguria» sull’altipiano di Marcarolo (Genova) – protagonista di numerose missioni e colpi di mano a Genova insieme al compagno Buranello che il 2 marzo 1944 sarà preso e fucilato – dopo un’azione in forza di tedeschi e fascisti che disperdono la brigata, si porta ad Acqui, poi a Milano – braccato, tenta di passare in Jugoslavia – non riuscendovi passa in Svizzera – ne rientra dopo tre mesi – è commissario politico nella zona di Cogne (Valle d’Aosta) e comandante della VII Divisione Garibaldi operante nella Bassa Valle d ’Aosta, nel Canavesano e nel Biellese.
Catturato la notte fra il 29 ed il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea),
con i membri del suo comando che saranno tutti fucilati, in seguito ad imboscata di reparto tedesco guidato da un delatore Processato il 4 febbraio 1945 dal Comando Militare tedesco di Cuorgnè (Torino) Impiccato alle ore 15 del 5 febbraio 1945 lungo la strada di Alpette nei pressi di Cuorgnè – spezzatosi il cavo, l ’esecuzione viene sospesa e dopo qualche tempo ripetuta.
4.2.1945
Mio caro papà,
per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei tedeschi.
Quasi sicuramente sarò fucilato.
Sono tranquillo e sereno perché pienamente consapevole d’aver
fatto tutto il mio dovere d’italiano e di comunista.
Ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che
avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà
fa si che io affronti la morte con la calma dei forti.
Non so altro che dire.
Il mio ultimo abbraccio, Walter
Il mio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene. Mia cara mamma,
è la mia ultima lettera. Molto presto sarò fucilato. Ho combattuto
per la liberazione del mio Paese e per affermare il diritto
dei comunisti alla riconoscenza ed al rispetto di tutti gli
Italiani. Muoio tranquillo perché non temo la morte.
Il mio abbraccio a te e Liliana, saluta la mia fidanzata Ines.
Addio
Walter
Mia carissima Ines,
sono caduto prigioniero e sarò fucilato.
Non mi pento di quanto ho fatto per la Causa: e non cambierei
la mia vita anche se mi fosse possibile tornare indietro.
Spero che la brevità della nostra conoscenza diminuirà il tuo
dolore e ti auguro di aver presto, molto presto dalla vita quella
felicità che avrei voluto darti io.
Il mio ultimo bacio, Walter