Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Renato Peyrot
18 Aprile 2025
La selezione di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 1952) che abbiamo deciso di ripubblicare vuole onorare, a distanza di ottant’anni, il 25 aprile 1945, e anche ricordare, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione, che queste ultime scritture furono anche “l’ultima azione di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai famigliari o ai compagni un’estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un’azione che ne apre un’altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane”. In tempi di rinnovata fede nella guerra e nella legge del più forte, queste lettere ci raccontano la Resistenza come la somma di tante, coraggiose scelte di ragazzi e di ragazze, di uomini e di donne capaci di pensare, di scegliere e di agire nonostante vent’anni di dittatura fascista. La loro scelta, le loro voci, ci accompagneranno per l’intero mese di aprile.
Renato Peyrot
Di anni 23 – studente alla facoltà di lettere di Torino – nato a Torre Pellice
(Torino) il 3 agosto 1921 Dall’ottobre 1943 al giorno della cattura ininterrottamente
partecipa, con le funzioni di comandante di distaccamento, alle
vicende di lotta defla V Divisione Alpina GL «Sergio Toja», operante nelle
valli Germanasca e Chisone Catturato il 21 febbraio 1945, a Pinerolo
(Torino), ad opera di militi della Brigata Nera «Ather Capelli» – consegnato
ai tedeschi. Fucilato il 6 marzo 1945 a Pinerolo, da plotone misto di tedeschi
e fascisti, con Riccardo Gatto e Guido Ricca.
Sera del 5 marzo 1945
Lilj mia carissima,
non avrei voluto mai scrivere una lettera come questa, ma
dobbiamo rassegnarci alla volontà di Dio e Lo ringrazio di darmi
ancora il conforto di scriverti in questi ultimi supremi istanti.
Fra poche ore non sarò più, o meglio non sarò più in questa
vita terrena. So di darti un immenso dolore. Forse il più grande
di quanti ne hai sopportati fino ad ora: ti chiedo perdono,
Lilj cara, e ti assicuro che il pensiero che più mi addolora è quello
di lasciarti. Non sarai sola, Lilj, ché attorno a te restano gli
zii e le zie, coi nonni che ti vogliono tanto bene come ne hanno
voluto tanto a me, e son certo che li avrai sempre vicini in
ogni momento. Sii saggia, Lilj cara, ed ascolta sempre i loro buoni
consigli, poiché essi vogliono e vorranno sempre solamente
il tuo bene, come sempre hanno voluto il mio.
Ho appreso questa sera la sentenza di morte: l’ho appresa in
completa tranquillità di spirito, assolutamente conscio del suo
significato. Sono calmo e tranquillo te lo può provare la mia mano
che scrive senza tremare, e se non segue bene le righe è a
causa della poca luce che c’è qui.
Ho pregato a lungo Dio e gli ho detto con convinzione: «La
tua volontà sia fatta in terra come in cielo». Se egli ha deciso
che io muoio è bene che sia cosi, e noi, nemmeno tu, abbiamo
il diritto a lamentarci o protestare e chiedere «perché»?
Credo fermamente che dopo questa vita ce n’è un’altra: so
di aver peccato talvolta sapendo di peccare, so d’aver talvolta
trascurato il mio dovere, ma so di aver sempre cercato di fare
quello che mi dettavano il mio cuore e la mia coscienza.
Credo di poter dire sinceramente che la mia coscienza è tranquilla:
ho chiesto perdono a Dio dei miei peccati e morrò tranquillo,
fiducioso che Egli mi accoglierà vicino a Se.
In tutta la mia vita passata ho sempre cercato di agire in modo
che la nostra povera mamma potesse essere contenta di me.
Ho mancato lo so, ma credo che se mamma fosse vissuta sarebbe
stata fiera di me lo sarebbe ancora.
Ti ho detto che sono tranquillo: sono qualcosa di più. Non
ho pianto e non ho voglia di piangere: mi rassegno alla volontà
di Dio. Un mio compagno piangeva: l’ho consolato. Spero potrò
avere il conforto del pastore e di essere sereno sino alla
fine.
Mi spiace di morire e non sarei sincero se dicessi il contrario:
speravo di avere un giorno il mio lavoro, la mia casa, la mia
famiglia, ed ho fatto molti sogni. Nulla di questo sarà. Pazienza!
Ho avuto stassera il tuo pacco e il tuo biglietto che mi hanno
fatto molto piacere.
Grazie anche a Sisi.
Lilj mia carissima, so che il tuo dolore sarà immenso: abbi fiducia
in Dio e chiedi a Lui la forza di saper lottare e farti coraggio.
Conservati buona e pura come sei pensando che un giorno
dovrai essere una buona sposa ed una buona madre. La zia
Susanna sarà per te un’ottima maestra. A lei chiedo di assisterti
sempre come se tu fossi la mia bambina: a te di ascoltarla e di
confidarti sempre in lei.
So che specialmente nei primi giorni ti sembrerà che tutto è
crollato intorno a te, che la tua vita è finita. Reagisci, Lilj cara:
credo che in questo momento abbiamo tutti una missione da
compiere: io ho terminato la mia, tu no! Spero tu troverai un
bravo ragazzo con cui ti possa sposare ed essere felice.
Reagisci al dolore, non voglio che tu pianga: ricordati che me
lo hai promesso. Se tu ti affliggerai troppo sarebbe per me il più
grande dolore.
Saluta per me tutti i miei parenti, la signora Toia, Norina, i
miei amici.
Addio, Lilj carissima, ci rivedremo un giorno in cielo. Non
piangere e sii forte. Ti abbraccio forte, forte.
Tuo Renato