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Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Luciano Pradolin (Goffredo)

19 Aprile 2025

La selezione di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 1952) che abbiamo deciso di ripubblicare vuole onorare, a distanza di ottant’anni, il 25 aprile 1945, e anche ricordare, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione, che queste ultime scritture furono anche “l’ultima azione di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai famigliari o ai compagni un’estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un’azione che ne apre un’altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane”. In tempi di rinnovata fede nella guerra e nella legge del più forte, queste lettere ci raccontano la Resistenza come la somma di tante, coraggiose scelte di ragazzi e di ragazze, di uomini e di donne capaci di pensare, di scegliere e di agire nonostante vent’anni di dittatura fascista. La loro scelta, le loro voci, ci accompagneranno per l’intero mese di aprile.

Luciano Pradolin (Goffredo)
Di anni 23 – insegnante a Tramonti di Sopra (Udine) e studente di lingue a
Cà Foscari in Venezia – nato a Tramonti di Sopra il 28 febbraio 1921 Nel
1944 si unisce alle formazioni dell’Udinese – comanda il Battaglione «Val
Meduna» della 4a Brigata I Divisione delle formazioni Osoppo-Friuli Catturato
il 5 gennaio 1945, a Maniago (Udine), da militi del Comando Fascista
di Meduno. Processato il 10 febbraio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale
tedesco di Udine, per appartenenza a formazioni partigiane. Fucilato
alle ore 6 dell’11 febbraio 1945 nei pressi del cimitero di Udine, da plotone
fascista, con Gesuino Manca ed altri ventuno.

1o febbraio 1945
Carissima mamma,
ho pregato e sperato fino a questo momento, ma la mia sorte
ha segnato diversamente. Il tribunale tedesco mi ha condannato
alla pena capitale assieme ad altri 23, tra i quali molti di
quelli che fu il mio Btg. Ti prego di farti coraggio e pensare che
un giorno ci ritroveremo tutti tra le braccia di Dio.
La mia coscienza è pulita, non mi hanno accusato che di aver
indossato la divisa dei partigiani. Forse ho anche pianto. Ora
non piango più.
C’è stato concesso di chiedere la grazia, ma non spero molto.
Quando non sarò più di questo mondo ti prego di unire il
mio nome a quello di Armando e di Bepi gli amici, gli eroi, i puri
che presto rivedrò. Abbi fede come sempre l’hai avuta e pensa
con orgoglio a me perché ho fatto il mio dovere e faccio l’ultimo
sacrificio per la Patria, per i santi ideali della verità, della
libertà e della civiltà.
Ti scrivo con il cuore in mano. In realtà mi dispiace lasciare
la vita, particolarmente ora che avevo capito il grande scopo ed
il grande significato. Vorrei pregare l’Eterno più forte… si, vorrei
avere una fede più grande, prega anche tu per me.
Tante cose vorrei dirti, ma ho una grande confusione in testa.
I miei compagni si danno abbastanza coraggio.
Ti bacio e ti prego di non piangere tanto.
Saluta tutti i miei amici.
Tuo Luciano

Carissimo Rino,
come vedi, tutte le speranze sono svanite. C’è ancora da
aspettare la grazia.
Come vedi, questa è la sorte di quelli che hanno un’idea. Ma
è proprio fatale che tutti coloro che hanno un ideale debbano
fare questa fine?
O miseri o codardi figlioli, cosi ormai dice il Leopardi.
Unica cosa che mi sostiene è la fede in Dio e la sicurezza che
la mia coscienza è pura e che il mio ideale è sacro.
Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me, lo so che
mi amavi molto ed io altrettanto. Lo so che soffrivi molto e ciò
aumenta il mio dolore.
Guarda il Paolo! Mi dispiace tanto non più vederlo, lo amavo
tanto.
Luciano

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