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Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Ignazio Vian (Ignazio, Azio)

23 Aprile 2025

La selezione di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 1952) che abbiamo deciso di ripubblicare vuole onorare, a distanza di ottant’anni, il 25 aprile 1945, e anche ricordare, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione, che queste ultime scritture furono anche “l’ultima azione di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai famigliari o ai compagni un’estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un’azione che ne apre un’altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane”. In tempi di rinnovata fede nella guerra e nella legge del più forte, queste lettere ci raccontano la Resistenza come la somma di tante, coraggiose scelte di ragazzi e di ragazze, di uomini e di donne capaci di pensare, di scegliere e di agire nonostante vent’anni di dittatura fascista. La loro scelta, le loro voci, ci accompagneranno per l’intero mese di aprile.

Ignazio Vian (Ignazio, Azio)
Di anni 27 – insegnante a Roma – nato a Venezia il 9 febbraio 1917 . Tenente
di complemento della Guardia alla Frontiera, all’indomani dell’8 settembre
1943 riunisce gruppi di militari ed è il comandante delle formazioni
che combattono il 19 settembre contro reparti tedeschi nella zona di Boves
(Cuneo) e nel rastrellamento condotto nella medesima zona fra il 31 dicembre
1943 e il 3 gennaio 1944 – dopo il secondo incendio di Boves passa in Val
Corsaglia alle dipendenze delle Formazioni Autonome «Mauri», nelle quali
milita sino all’attacco tedesco del 13 marzo 1944, nel corso del quale la formazione
viene quasi totalmente distrutta – con i superstiti inizia la riorganizzazione
del settore, prendendo contatto con il CLN di Torino. Arrestato
a Torino, in seguito a delazione, il 19 [o 20?] aprile 1944 – tradotto all’Albergo
Nazionale di Torino, sede delle SS, quindi alle carceri Nuove – torturato.
Impiccato senza processo il 22 luglio 1944, in Corso Vinzaglio a Torino,
da tedeschi e alla presenza di reparti fascisti, con Battista Bena, Felice
Briccarello e Francesco Valentino mentre venivano impiccati in Viale Giulio
Cesare, all’imbocco dell’autostrada Torino-Milano, i partigiani Giuseppe
Grappin e Giovanni Costanzo Medaglia d ’Oro al Valor Militare.

(Parole scritte su di una pagnotta ritrovata nella cella e ora conservata dai famigliari).
CORAGGIO MAMMA

(Parole scritte con il sangue sul muro della cella).
MEGLIO MORIRE CHE TRADIRE

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