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Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Giordano Cavestro (Mirko)

8 Aprile 2025
La selezione di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 1952) che abbiamo deciso di ripubblicare vuole onorare, a distanza di ottant’anni, il 25 aprile 1945, e anche ricordare, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione, che queste ultime scritture furono anche “l’ultima azione di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai famigliari o ai compagni un’estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un’azione che ne apre un’altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane”. In tempi di rinnovata fede nella guerra e nella legge del più forte, queste lettere ci raccontano la Resistenza come la somma di tante, coraggiose scelte di ragazzi e di ragazze, di uomini e di donne capaci di pensare, di scegliere e di agire nonostante vent’anni di dittatura fascista. La loro scelta, le loro voci, ci accompagneranno per l’intero mese di aprile.

Giordano Cavestro (Mirko)

Di anni 18 – studente di scuola media – nato a Parma il 30 novembre 1925
Nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno al
quale si mobilitano numerosi militanti – dopo 1*8 settembre 1943 lo stesso
nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività partigiane
nella zona di Parma Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (Parma),
nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti – tradotto
nelle carceri di Parma Processato il 14 aprile 1944 dal Tribunale Militare
di Parma – condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto
come ostaggio Fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi (Parma),
in rappresaglia all’uccisione di quattro militi, con Raimondo Pelinghelli, Vito
Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.

Parma, 4.5.1944

Cari compagni,
ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti
per la salvezza e la gloria d’Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà
nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi
giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime
possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è cosi
bella, che ha un sole cosi caldo, le mamme cosi buone e le ragazze
cosi care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da
esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.

Cara mamma e cari tutti,
purtroppo il Destino ha scelto me ed altri disgraziati per sfogare
la rabbia fascista. Non preoccupatevi tanto e rassegnatevi
al più presto della mia perdita.
Io sono calmo.
Vostro Giordano

info@gliasini.it

 

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