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Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Andrea Mensa (Mirto)

17 Aprile 2025

La selezione di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 1952) che abbiamo deciso di ripubblicare vuole onorare, a distanza di ottant’anni, il 25 aprile 1945, e anche ricordare, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione, che queste ultime scritture furono anche “l’ultima azione di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai famigliari o ai compagni un’estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un’azione che ne apre un’altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane”. In tempi di rinnovata fede nella guerra e nella legge del più forte, queste lettere ci raccontano la Resistenza come la somma di tante, coraggiose scelte di ragazzi e di ragazze, di uomini e di donne capaci di pensare, di scegliere e di agire nonostante vent’anni di dittatura fascista. La loro scelta, le loro voci, ci accompagneranno per l’intero mese di aprile.

Andrea Mensa (Mirto)
Di anni 37 – falegname – nato a Tronzano Vercellese il 7 dicembre 1907
Militante comunista, è aggredito e ferito con una pugnalata da militi fascisti,
mentre il compagno che si trova con lui muore in seguito alle ferite riportate.
Dai primi di ottobre del 1943 è con i partigiani delle Valli di Lanzo –
dopo la cattura e la fucilazione di P. Braccini assume funzioni di primo piano
nella organizzazione di c l n e di formazioni armate – è capo dei servizi della
II Divisione Garibaldi Catturato negli ultimi giorni del 1944, a Fiano
Torinese, da elementi della Divisione «Folgore». Processato nel gennaio
1945 a Ciriè (Torino), dalla Corte Marziale della «Folgore» Fucilato il 1
febbraio 1945 a Caselle Torinese, da plotone fascista, con Luigi Cafiero, Antonio
Garbolino, Adolfo Praiotto e Mario Tamietti.

Si isoli tutto ciò che può sapere Gino e sorella perché temo
che parlino – Beppe – Cima – Alloro – stiano attenti che sono
cercati.
Cima mi sostituisca. Bianco di S. Maurizio e Angelo formino
la segreteria.
Andate da Giulia di Ciriè dalla somma che lei sà fatevi dare
L. 5000 per la segreteria per tutti i sussidi rivolgetevi a lei – fate
dare a coloro che sono rimasti lassù un sussidio.
Nelle mie carte c’è una busta con scritto cassa – Angelo vi
dirà i soldi che o versato a lui.
Dalla situazione versata ad Alloro da me e dopo qualche giorno
ripresa entrate ce ne sono state ben poche.
Se necessita adoperate cosa à Beppe anche se sono quote o
altro.
Nelle mie carte ce una nota di sussidi da noi già versati a Robassomero
che Giulia vi darà a me e Teresa anno preso circa
20 000 lire.
Interessatevi di Teresa che è impazzita. Povera Teresa ha
fatto tutto quello che poteva.
La mia situazione è grave, tutti mi hanno accusato, nomi non
ne ho fatti e documenti che compromettino altri non me ne hanno
presi. La salute peggiora la paralisi aumenta, fa molto freddo,
mandatemi da mangiare che è più giorni che mi danno solo
pane acqua e minestra.
Si sta preparando una vasta retata politica perciò è meglio
stare fermi per qualche settimana senza rischio di compromettere
tutto. Mai come in questi giorni mi sento onorato di essere
un comunista e spero di esserne degno di questo nome e cosi
dovete fare tutti voi, sapere quando è necessario essere veri
comunisti.
Difficilmente tornerò tra voi ma non perdetevi di coraggio
seguitate il mio lavoro centinaia come me sorgeranno e terranno
in alto la nostra fiaccola i giorni belli si avvicinano.
Il mio arresto è stato causato da Dolfo che li ha portati prima
in borghese per compromettermi e poi anno circondato la
casa.
Se avete da cercarmi o mandarmi qualche cosa cercatemi pure
per Mensa Andrea anche come Mirto.
Salutatemi tutti dite ai compagni che si ricordino delle mie
parole e le mettano in pratica e che il domani sarà nostro e più
lavoreremo oggi e più frutti raccoglieremo domani.
Un abbraccio ad Alloro e tutti i suoi cari una fraterna stretta
di mano a Cima e a tutti buon lavoro e fortuna.
Mirto

info@gliasini.it

 

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