COSA RIMANE DELLE CITTÀ?

“I luoghi oggi sono sotto attacco, perché è sotto attacco l’abitare”.
Così l’urbanista Giancarlo Consonni apre l’intervista che ospitiamo nelle pagine che seguono. In questa affermazione – così perentoria e così piena di verità – è racchiuso un tema di grande portata, completamente ignorato dal dibattito pubblico: la città sta smarrendo la sua configurazione storica, il rapporto tra lo spazio fisico e la comunità civile non è più oggetto di progettazione e cura. La rendita immobiliare – che nella storia del dopoguerra ha sempre costituito un potere aggressivo – sta diventando l’unico elemento regolatore della conformazione urbana, di fronte al ritrarsi dei poteri pubblici, che hanno abdicato alla loro funzione di pianificazione manifestando platealmente la propria subalternità agli interessi privati.
Dentro al ragionamento più ampio sul destino delle città, stanno gli innumerevoli esempi specifici della crisi del governo pubblico del territorio. La gestione del terremoto che da mesi sta stravolgendo la vita degli abitanti dei Campi Flegrei è uno di questi, e ci viene raccontato da Gianluca D’Errico in un diario da cui emerge la dimensione politica dell’auto–organizzazione della comunità locale.
Per comprendere il mutamento in atto nel governo delle città, occorre cercare anche altrove, rintracciare connessioni che a uno sguardo superficiale non risultano evidenti. Se la dimensione fisica è governata prevalentemente dalla rendita, quali sono le dinamiche che governano la dimensione civile? In che modo queste dinamiche partecipano alla privatizzazione della città?
Il libro di Luca Rossomando, cha ha analizzato il ruolo del Terzo Settore nel favorire la deriva turistica di Napoli (e più in generale la logica imprenditoriale che – a suo avviso – ne inquina gli scopi) si occupa proprio di questo, e stimola un dibattito di cui abbiamo voluto dare conto ospitando due interventi (di Lucia Tozzi e Giovanni Zoppoli) che muovono da punti di vista differenti e giungono a conclusioni sostanzialmente opposte.