CONTRORIFORME EDUCATIVE

Il governo della scuola, quale istituzione dove massimamente si esercita un effetto di conformazione ideologica, è un campo di azione politica privilegiato dalla destra al potere. Alle politiche neoliberiste degli ultimi decenni, che tramite sistemi di accountability e di allocazione delle risorse contraddicevano i principi progressisti e democratici formulati nelle Carte internazionali, si sommano oggi gli interventi di stampo autoritario e nazionalista del Ministero del Merito. Giusto per ripassare: oltre ai decreti Caivano e 1660 e alla riforma della magistratura, la riforma Bernini nelle università; la prossima pubblicazione del codice etico per gli insegnanti; la pubblicazione delle bozze della Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola del primo ciclo da parte del MIM, come pure quella delle Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica (LGEC).
Sono tutti interventi ispirati alla visione di una società in cui la partecipazione democratica, strettamente implicata all’estensione dei diritti sociali oltre che civili e politici, deve ridursi per lasciare spazio a un disciplinamento di lavoratori e lavoratrici con pochi pensieri e pochi desideri, più propensi a ubbidire che a immaginare soluzioni ai problemi ormai drammatici nel cambiamento climatico e della diseguaglianza planetaria. In questo numero, oltre all’editoriale di Ippolito dedicato proprio alla riforma della magistratura, Federica Lucchesini analizza la bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali, già respinte da una messe di critiche argomentate, sensate, raffinate che sappiamo già non avrà effetto sui solerti estensori.
Sulla stessa linea critica si muovono Davide Caselli e Marco Romito, alle prese con il nucleo ideologico-finanziario delle nuove Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica (LGEC). La loro analisi individua nell’educazione finanziaria (imparate, bimbi, a mettere i denari nel salvadanaio!) un terreno di composizione della contraddizione tra la “centralità della persona”, di matrice cattolica, e la spinta all’ordine e all’obbedienza di matrice fascista – una “persona” che trionfa come individuo asociale ed economico, mentre lo Stato autoritario si legittima come tutore della proprietà privata. Ci troviamo, senza aver timori di parola, nel pieno di una controriforma che agisce a tutto tondo, ma che pone nell’educazione una delle leve più pericolose. Per questo, siamo oggi più che mai chiamati a un’agitazione diffusa, continua, a un’organizzazione capillare nuovamente radicata nei territori.
Se non siamo stati capaci di risvegliarci prima, se abbiamo consentito la circolazione di certe parole senza che avessero una corrispettivo nei fatti, è arrivato il tempo di uno scatto. Di protesta e di crescita.