Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Paola Garelli (Mirka)
11 Aprile 2025
La selezione di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 1952) che abbiamo deciso di ripubblicare vuole onorare, a distanza di ottant’anni, il 25 aprile 1945, e anche ricordare, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione, che queste ultime scritture furono anche “l’ultima azione di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai famigliari o ai compagni un’estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. Ed è un’azione che ne apre un’altra, che si trasferisce dai morenti ai superstiti, con la sua eccezionale elevatezza morale, con il suo complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, dolente, delle sue sofferenze umane”. In tempi di rinnovata fede nella guerra e nella legge del più forte, queste lettere ci raccontano la Resistenza come la somma di tante, coraggiose scelte di ragazzi e di ragazze, di uomini e di donne capaci di pensare, di scegliere e di agire nonostante vent’anni di dittatura fascista. La loro scelta, le loro voci, ci accompagneranno per l’intero mese di aprile.
Paola Garelli (Mirka)
Di anni 28 – pettinatrice – nata a Mondovi (Cuneo) il 14 maggio 1916. Dall’ottobre 1943 svolge a Savona attività clandestina – entrata a far parte della Brigata SAP «Colombo», Divisione «Gramsci», assolve compiti di collegamento e di rifornimento viveri e materiali per le formazioni operanti nei dintorni della città Arrestata nella notte fra il 14 e il 15 ottobre 1944 nella propria abitazione di Savona, ad opera di militi delle Brigate Nere – tradotta nella sede della Federazione Fascista di Savona. Fucilata il 1 novembre 1944, senza processo, nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, da plotone fascista, con Giuseppe Baldassarre, Pietro Casari, Luigia Comatto, Franca Lanzone e Stefano Peluffo.
Mimma cara,
la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura
adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t’allevano,
amali come fossi io.
Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti,
nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non
devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai
meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò
dal cielo.
Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi
la tua infelice mamma