il libro

L’esordio di addio di Matteo Marchesini

atti-mancati-matteo-marchesinidi Giacomo Pontremoli 

“Per chi cerchi di conquistarsi un po’ d’onestà e di rigore intellettuale (…), la difficoltà originaria sta nel tentativo di superare lo iato sempre maggiore tra una generica e magari generosa volontà di critica, e la capacità mediamente scarsa d’individuarne i bersagli nei nuovi dettagli del costume sociale, cioè anche al di fuori del contesto della cultura (post)umanistica, della filosofia o dell’arte”: così nel 2011 il poeta trentaquattrenne Matteo Marchesini, in un saggio critico su Piergiorgio Bellocchio raccolto nella miscellanea di Soli e civili. Savinio, Noventa, Fortini, Bianciardi, Bellocchio (“Edizioni dell’Asino” 2012). La posizione critica espressa in quelle righe ci è ora utile a comprendere larga parte delle ragioni che fondano il suo esordio narrativo, Atti mancati, pubblicato nel marzo di quest’anno dalla collana “Intrecci” della casa editrice romana “Voland”.

Questo piccolo e doloroso romanzo nervosamente antiletterario nella sua prima parte dà l’impressione (vedremo quanto ingannevole) d’essere un’operazione evasiva, priva della volontà se non di precorrere quantomeno di interpretare i problemi di fondo che travagliano più urgentemente il nostro presente (non per l’argomento impiegato ma per l’ottica – su questo ha però già “risposto” lo stesso Marchesini, che è lucido critico della cultura, in un intervento radiofonico sull’ultimo romanzo di Siti: “siamo circondati da romanzi-affresco o romanzi-reportage in cui si dà per scontato che Il grande fratello o la criminalità siano più reali di una piazza di provincia”). Il protagonista Marco Molinari è un giovane aspirante scrittore (e già critico) che vede tornare dal passato la vecchia fidanzata Lucia, portatrice di ricordi, giudizi, esigenze e anche una sorta di segreto (in definitiva due); la ragazza trascina Marco per i luoghi della città che avevano frequentato insieme, fino alla clinica nella quale è ricoverato un vecchio amico comune: la peregrinazione conduce il protagonista ad un’angoscia che diventa autoanalisi, discorso sulla miopia esistenziale e sul prezzo del privilegio che a sua volta rivela le sue miserie (un privilegio cioè i cui profitti sembrano non meritarne il costo): Marco si sfianca e meccanizza nella nuvola verbale del suo tentato romanzo, solo in parte allontanatosi dall’ombra del suo mentore Pagi (che dicono avere molti tratti di Alfonso Berardinelli); cornice e deus-ex-machina della storia, elegante e distaccato uccello diurno pieno d’amor proprio, allegro asceta fedelissimo a sé, Pagi si è ritirato da tempo in un paesino isolato e ha un carattere distaccato che gli impedisce di prendere del tutto sul serio, anche se gli vuole molto bene, la crisi del protagonista: “Non si può avere tutto. E poi anche quello è un lavoro: Wille zur Macht, fare i manager di sé stessi, imbastire sceneggiature che contengano almeno un sessanta per cento di déjà vu… Lo vuoi? Fallo. Altrimenti, ‘sta sereno’”.

appuntamenti

Bruno Ciari, la scuola pubblica e le nuove tecniche didattiche

Un incontro organizzato da Bologna al bivio

Bruno_Ciari

Giovedì 16 maggio ore 21

Libreria Modo Infoshop,

via Mascarella 24 b, Bologna

 

In occasione della riedizione di Le nuove tecniche didattiche di Bruno Ciari, edito per la prima volta nel 1962 e oggi ripubblicato dalle Edizioni dell’Asino, il laboratorio Bologna al Bivio propone un’occasione di ricordo e riflessione sulla figura di questo importante educatore e sul suo lavoro a Bologna. In questa città, negli anni Sessanta, diresse il settore attività didattiche ed educative del Comune. Bruno Ciari è stato l’ispiratore delle principali sperimentazioni che hanno fatto di Bologna una città modello per i servizi educativi e che hanno dato origine alla scuola dell’infanzia e alla scuola elementare  a tempo pieno.

Ci sembra importante, in questo momento di forte crisi della scuola pubblica e di radicale ridefinizione dei servizi educativi del Comune di Bologna mettere a fuoco gli elementi fondativi del “modello bolognese”: sperimentazione innovativa e coinvolgimento e partecipazione degli operatori e della cittadinanza.

 

Interventi di:

 

Marcella Ciari, insegnante, Movimento di cooperazione educativa

Anna Selva, maestra della scuola d’infanzia, collaboratrice di Bruno Ciari

Francesca Ciampi, maestra elementare, collaboratrice di Bruno Ciari

Mirco Pieralisi, maestro elementare e consigliere del Comune di Bologna

 

appuntamenti

Ultime due lezioni: il metodo e il contenuto

Storia dell’intervento sociale nell’Italia repubblicana

organizzato dalla Scuola del Sociale di Roma

Ultime due lezioni: 

elfo_02.jpg (540×710)

Lunedì 20 maggio 2013, ore 17.30

La lunga marcia attraverso le istituzioni. Il ’68 e la sua scarsa eredità

 

Lunedì 27 maggio 2013, ore 17.30

Ascesa e caduta del volontariato 

(associazioni, ong, terzo settore, ambientalismo)

 

Detour – Via Urbana 107 (Roma – Rione Monti)

 

Con: GOFFREDO FOFI, critico e saggista

Coordina: Giulio Marcon, Scuola del Sociale della Provincia di Roma

 

A causa del numero limitato dei posti è necessario registrarsi scrivendo a: scuoladelsociale@gmail.com

educazione e politica

Il voto dei giovani

di Alessandro Leogrande.

Incontro con Ludovico Orsini e Nicola Villa

illustrazione di Daniel Clowes

illustrazione di Daniel Clowes

 

Il dato nazionale

A livello nazionale, il primo elemento che mi sembra interessante sottolineare del risultato elettorale è che il Movimento 5 Stelle ha preso le stesse percentuali dappertutto, al Nord come al Sud, in città come in provincia, nelle zone ricche come in quelle schiacciate dalla crisi. Si tratta di un aspetto inedito per un paese come l’Italia dove il voto registra normalmente molte differenze da regione a regione. Forse è un dato da mettere in relazione all’orizzontalità della rete e all’approccio che un certo settore dell’elettorato ha all’informazione online. O forse dimostra semplicemente che l’Italia è un paese molto più omogeneo di quanto si pensi, nonostante le differenze tra le sue parti.

C’è un altro fattore poi che era evidente anche a piazza San Giovanni, la sera del comizio conclusivo di Grillo, come rilevato in seguito da Renato Mannheimer: al di là della questione se il M5S abbia sottratto maggiormente voti al centrosinistra o al centrodestra, la questione più rilevante è che dei circa 8 milioni e mezzo di voti che il M5S ha ottenuto, il 20% proviene da persone che in precedenza si sono astenute, e il 16% dai giovani che hanno votato per la prima volta. Tale dato si evince anche confrontando la differenza dei voti ottenuti tra Camera e Senato. Alla Camera, dove votano anche gli elettori tra i 18 e i 25 anni, il M5S ha ottenuto un milione e quattrocentomila voti in più, cioè più o meno il 16% di cui parla Mannheimer.

bambini e città

Per un 25 aprile antiretorico

di Marzia Gigli, Elena Monicelli, Mattia Seligardi

della Scuola di pace di Monte Sole 

 

Monte Sole

Monte Sole

Il loro interesse per la Resistenza era difficile da valutare. Dice Berto che quando arrivò su da noi, io che ero a riceverli, dopo le prime accoglienze, gli domandai severamente: ‘Perché sei qua , tu?’ e lui, preso alla sprovvista, non sapendo cosa altro dirmi, sperando di farmi piacere, disse: ‘Per la bandiera della Patria’. Sfortunatamente io avevo la luna, e gli dissi ancora più severamente: ‘E cosa te ne importa a te della bandiera della Patria?’ (ma non dissi te ne importa). Berto aggiornandosi immediatamente, disse: ‘Non me ne importa un fico secco’; e io gli dissi con estrema severità: ‘Perché?’. Qui Berto smise di rispondere, e pensava: ‘Si vede che questa è la banda dei perché’.

(L. Meneghello, I piccoli maestri)

E se domandassimo a ciascuna delle migliaia di persone che ogni anno salgono a Monte Sole il 25 aprile, dove nell’autunno del 1944 sono state uccise 800 persone, in gran prevalenza civili, dall’esercito nazifascista, “Perché sei qua?” quali risposte otterremmo? Di sicuro molteplici e variegate  e certamente ricorrerebbero alcune parole quali democrazia, costituzione, libertà, memoria, resistenza, valori e pace. Se accogliendo il metodo, non paghi della prima, immediata associazione di idee dei nostri interlocutori, rincarassimo la dose con un altro “Perché?”, molto probabilmente otterremmo lo stesso effetto sortito dal partigiano Meneghello sul malcapitato Berto: un silenzio sconcertato oppure un fastidio, una predica, una lezione imparata a memoria, uno sguardo pleonastico.

Che significa la parola democrazia? Che significano le parole libertà, resistenza e pace? Quale il senso della memoria? Perché la Costituzione?