panoramiche

Detriti

di Francesco Ciafaloni

illustrazione di Michelangelo Setola

illustrazione di Michelangelo Setola

 

Dopo la strage di Nizza, come dopo tutte le stragi precedenti, accanto al lutto e al dolore, più che dovuti, emerge da molti commenti la tendenza a individuare un nemico assoluto, esterno, malvagio, potente, infiltrato tra noi, da punire, da distruggere. L’assassino di Nizza, mentre se ne conoscono solo il nome, i problemi personali e familiari, i precedenti penali, diventa l’esponente di una potenza ideologica e militare contro cui schierarsi in armi. Noi, innocenti come le innocenti vittime, noi, con i nostri valori – libertà, uguaglianza, fraternità, naturalmente – contro loro, i fanatici, i violenti, gli intolleranti: una guerra della tolleranza contro l’intolleranza, è stato scritto.
Il guaio è che dentro il loro finiscono – perché non reagiscono, perché non denunciano, non si dissociano abbastanza – milioni di persone, residenti qui, credenti e non credenti nell’islam, perché per l’origine propria o familiare, per i costumi, per l’aspetto, sono riconducibili al soggetto violento e potente che vorremmo sconfiggere, giudicare e punire.
I poteri politici e la forza militare e poliziesca del nostro paese e dei paesi simili dovrebbero costituirsi in iustus iudex ultionis e annientare loro, liberarci dal male. Ma sostenere che le nostre società siano fondate sulla libertà, l’uguaglianza, la fraternità, è una atroce menzogna. Le nostre società sono diventate ecosistemi detritici, discariche sociali in cui uguaglianza è diventata una bestemmia, alla fraternità pensano solo un vecchio papa e non moltissimi uomini di buona volontà, e libertà è diventata il diritto dei ricchi di fare ciò che vogliono dei loro soldi, e di chi può accedere a una tribuna di insultare chi vuole e come vuole. È diventata libertà da tutti i doveri sociali e personali che tengono insieme una società.

ambientalismo

L’ambientalismo è impopolare

di Alex Giuzio

illustrazione di Adelchi Galloni

 

Tra le “GIF animate” che girano sulle bacheche di Facebook, nuova forma di intrattenimento fatto di immagini in movimento eterno che infettano i nostri pensieri, ce n’è una che poco tempo fa ha catturato la mia attenzione. Diversi contatti hanno condiviso un grafico sulla temperatura globale dal 1850 a oggi, che evidenzia un leggero aumento fino al 1945 per poi procedere con picchi sempre più elevati, soprattutto a partire dall’anno 2000 e con un impressionante divario nei primi mesi del 2016 – che infatti da gennaio ad aprile hanno fatto già registrare una media di +1,15 gradi rispetto all’era preindustriale, ben oltre le già intense anomalie degli anni precedenti.
Incantandomi sulla GIF che ha girato diverse volte davanti ai miei occhi, ho riflettuto non tanto sul preoccupante dato schiaffatomi in faccia, ma soprattutto sul ruolo che la questione ambientalista dimostra di avere ormai assunto. I pensieri ecologisti sembrano essere diventati l’ennesimo contenuto di quel chiacchierato e arredatissimo grande salotto che sono i social network, occupando le bacheche di pseudo-attivisti affetti da mobilitazione da clickCome tutte le opposizioni, anche questa è stata inglobata dal sistema capitalista che prevede l’alterità come parte di se stesso, rendendola innocua e annullando la contrapposizione e i conflitti tra le parti.

il nuovo numero

Cristo torna sulla Terra

clipularIl nuovo numero degli asini con in quarta di copertina un testo poco conosciuto di Ennio Flaiano.

Leggi l’indice

Cristo torna sulla Terra e viene assalito dai fotografi e dai cacciatori di autografi. Tra costoro si mischiano spie della Questura, provocatori, ruffiani, agenti del fisco, maniaci sessuali, giornalisti, le solite prostitute, un comitato internazionale e alcuni sindacalisti. Nonché sociologhi, psicologhi, strutturalisti e cibernetici, che accompagnano biologi, fisici e attori del cinema. La televisione trasmette le scene dei vari incontri. Pregato di fare alcune dichiarazioni alla stampa, Gesù dice: Chi ha orecchie per udire, oda, occhi per vedere, veda. Gli chiedono se si tratterrà molto. Il tempo di essere rimesso in croce o di morire di freddo. E aggiunge: E adesso chi mi ama ancora mi segua. Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti, sono venuto per mettere la spada tra di voi, chi non lascerà la sua famiglia per seguirmi perderà il regno dei cieli, porgete l’altra guancia, date a Cesare quel che è di Cesare, il tempio è nel tuo cuore, niente profeti in patria. Eccetera. La folla cominciò a gridare: Il miracolo! — Gesù prese cinque pani e cinque pesci e con essi sfamò la folla. — Un altro miracolo! — gridarono dopo il pasto. Gesù sanò vari nevrotici, convertì un prete. — Ancora! — continuava la folla — Noi non abbiamo visto. Gesù continuò a fare miracoli. Un uomo gli condusse una figlia malata e gli disse: Io non voglio che tu la guarisca ma che tu la ami. Gesù baciò quella ragazza e disse: In verità, questo uomo ha chiesto ciò che io posso dare. Così detto sparì in una gloria di luce, lasciando la folla a commentare quei miracoli e i giornalisti a descriverli. (Ennio Flaiano, 1960)

Educazione e ecologia

Il corpo animale della Ortese

di Matteo Moca

5626994458361856Era dal 2011, e precisamente dall’uscita della raccolta di scritti su arte e letteratura Da Moby Dick all’Orsa Bianca, che non veniva pubblicato un nuovo volume di Anna Maria Ortese. È anche per questo che la recente uscita di Le piccole persone (Adelphi), curato con precisione e scrupolo da Angela Borghesi (autrice anche del recente, e notevole, Una storia invisibile. Morante, Ortese, Weil), è un caso editoriale molto importante. Il libro, diviso in due parti, raccoglie numerosi scritti di Anna Maria Ortese, molti dei quali inediti, ed appartenenti ad un arco cronologico molto esteso, dagli anni ’40 al 1997. Dei trentasei pezzi che compongono la raccolta, solo tredici sono quelli già apparsi   a stampa – ma mai erano stati riuniti in volume – mentre i restanti risultano inediti, e selezionati appunto da Angela Borghesi tra i materiali del Fondo Ortese presso l’Archivio di Stato di Napoli (sulla ricchezza e vastità dell’Archivio, come sottolineato anche da Angela Borghesi, ci sarebbe molto da dire; la mole è facilmente comprensibile se si pensa per esempio anche alle “necessità” economiche di scrittura di Ortese). Anche a causa di questa complessa determinazione temporale (non tutti i pezzi sono datati), il libro è diviso in due aree tematiche, la prima che raccoglie testi di ampio respiro filosofico-naturalistico, la seconda invece che raccoglie testi di impronta militante a difesa degli animali.
Ma nonostante questa natura temporale eterogenea e la varietà del soggetto degli scritti, tra le pagine di questo libro si respira un’unità sistematica, ennesima traccia delle grandezza dell’autrice, che contribuisce in maniera molto importante alla definizione organica del pensiero di Anna Maria Ortese. Lo spirito nello stesso tempo riflessivo, animoso e venato dalla continua riflessione filosofica che muove questi scritti, si sofferma sui misteri di questo nostro mondo, sul presente e sul suo futuro. La riflessione che maggiormente circola tra i saggi qui raccolti, è quella sul dolore e questo è, se fosse ancora necessario, l’ulteriore conferma che quel “dolore degli animali”, di cui Ortese parla in una lettera molto interessante inviata a Guido Ceronetti, è uno dei motivi soggiacenti tutta la sua opera, centrale sia nella produzione narrativa (Alonso e i visionari per fare solo un esempio), che in quella saggistica (le riflessioni raccolte in Corpo celeste sono sempre assai vicine a questo tipo di pensiero). E usando la parola “animale”, probabilmente Ortese non restringe il campo solo al significato più diretto del termine, ma lo allarga a tutto lo spettro del vivere sulla Terra, dagli uomini fino alla natura, passando appunto attraverso gli animali.

assistiti assistenti

Chi non ha niente e possiede tutto

di Vinicio Albanesi

Ripubblichiamo il testo di don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco di Fermo uscito sul suo blog e sul n.29 degli “Asini”, in seguito all’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, 36enne profugo nigeriano, ospite del seminario vescovile.  

Molti si sono meravigliati che Papa Francesco, all’Angelus di domenica 6 settembre, abbia suggerito che “Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma”. In realtà ha ripreso un’antichissima tradizione che è già scritta (anno 534) nella Regola benedettina: “Specialmente i poveri e i pellegrini siano accolti con tutto il riguardo e la premura possibile, perché è proprio in loro che si riceve Cristo in modo tutto particolare e, d’altra parte, l’imponenza dei ricchi incute rispetto già di per sé.” (Cap. 53, n. 15)
Ogni fondatore/fondatrice di ordine religioso o di congregazione religiosa suggerisce di essere attento ai poveri, seguendo l’indicazione biblica che “Dio sostiene l’orfano e la vedova” e protegge “lo straniero”, perché – dice il Salmo – “forestiero sono qui sulla terra.” (Salmo 119,9)
La domanda che molti si pongono è perché la Chiesa possieda molti beni, risultando ricca e piuttosto indifferente a concedere accoglienza con generosità.
Tre grandi fenomeni accentuano la volontà del possesso dei beni. Il primo riguarda l’invecchiamento dei religiosi e religiose. Grandi strutture, una volta fiorenti per le attività svolte (scuole, ospizi, ospedali, centri di formazione professionale) sono oramai deserte. Le persone anziane sperano che un giorno quelle strutture possano ritornare utili; da qui la riottosità a metterle a disposizione. Sono occorsi molti secoli e molti sacrifici perché le opere fossero compiute. Purtroppo manca il coraggio di disfarsene, per paura di tradire la causa. Nel frattempo molte comunità vivono con le pensioni dei propri religiosi anziani.
Ma anche volendo disfarsene, chi è in grado oggi di comprare? Non sono molti i religiosi e le religiose dedite in modo esclusivo alla carità. Occuparsi di carità immette in una catena di regole e rapporti con il pubblico che molte organizzazioni religiose non sono più in grado di reggere.