in evidenza, primo piano, ritorno alla terra

Sud e migranti

di Mimmo Perrotta

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 8 (febbraio-marzo 2012) della rivista “Gli asini”. Ti incoraggiamo a comprare il numero e ad abbonarti

 

Non passa giorno che non ci venga detto che “ognuno deve fare la propria parte per uscire dalla crisi”. Il “monito del Capo dello Stato”, la “preoccupazione” espressa da qualche altro esponente istituzionale, il segretario del tal partito che dice, “assumendosi le proprie responsabilità”, di essere “pronto a fare la sua parte”. Cosa vuol dire questa frase dal sapore pirandelliano? Che, in realtà, buona parte della classe dirigente non sta facendo la “propria parte” (anche se afferma di essere disposta prima o poi a farla)? Proviamo a rovesciare la prospettiva. Proviamo a pensare che forse, per affrontare la crisi, è necessario proprio cambiare parte. Cambiare sceneggiatura. Entrare anche nelle “parti” degli altri e improvvisare un po’.
In questo articolo vorrei parlare di crisi partendo dall’agricoltura, dal Sud e dai migranti di origine africana, raccontando come alcune realtà che si occupano a vario titolo di queste questioni stiano facendo non (solo) la loro “parte”, ma qualcos’altro e di più. Non è un caso che alcune tra le prime risposte alla (o tentativi di attutire gli effetti della) crisi  economica vengano dall’agricoltura, dal Sud, dai migranti africani: si tratta di un settore economico, di una parte dell’Italia e di un “pezzo” della classe lavoratrice che da anni, da ben prima dell’attuale crisi finanziaria, risentono di varie “crisi”.

in evidenza, urbanistica del disprezzo

Rigore Equità Sviluppo

di Roberto Landolfi

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 8 (febbraio-marzo 2012) della rivista “Gli asini”. Ti incoraggiamo a comprare il numero e ad abbonarti

 

Rigore: tempo del dovuto, tempo del voluto
“Il 2011 si chiude con un atto dovuto; il 2012 si aprirà con un atto voluto”, l’incipit dell’articolo di Guido Tabelloni, dal titolo Il Coraggio di parlare ai cittadini, comparso sul Sole 24 Ore di fine anno 2011, intende spiegare l’azione del governo, quella già avvenuta e quella che dovrà avvenire. Compito davvero arduo. È ben difficile spiegare una manovra che, nel 2011, ha introdotto una quantità di nuove tasse e nuovi balzelli che pochi altri governi hanno saputo imporre, con la presunzione di mettere in sicurezza i conti pubblici. La manovra 2012 dovrà (dovrebbe… vedremo) portare  liberalizzazioni, occupazione, sviluppo. La politica dei due tempi, di democristiana memoria, presuppone un bell’atto di fiducia da parte dei cittadini: il coraggio non lo deve avere solo chi parla chiaro ai cittadini. Il coraggio lo devono avere anche tutti coloro che sono disposti a credere a chi, prima ti dà uno schiaffo e poi dice: tra poco arriva la carezza. Arriverà la carezza? E poi c’è carezza e carezza, dipende da chi la fa e da chi la riceve. Per ora lo schiaffo fa male. In particolare quando colpisce i più deboli, i più poveri e la cosiddetta classe media che, a tambur battente, si avvicina a livelli di gran difficoltà economica. Ma, si dice: occorre aver fiducia nei Professori. Ne avranno gli italiani? Questa è storia che si scriverà nei prossimi mesi.

il libro

La lezione di Pino Ferraris

di Luigi Monti

 

È morto giovedì scorso nella sua casa di Roma Pino Ferraris, sociologo, politologo e storico del movimento operaio e socialista. Pino è mancato proprio nel momento in cui la generazione di operatori e educatori della rete di cui Gli Asini fanno parte aveva con insistenza cercato e ottenuto da lui un confronto su alcuni dei temi che agitano (o dovrebbero agitare) il mondo dell’intervento sociale.

Prima che in carne e ossa, l’incontro era avvenuto grazie alla riedizione di alcuni suoi scritti sul movimento operaio delle origini, Ieri e domani, per le edizioni dell’Asino, che su molti di noi, quasi all’oscuro di quel pezzo di storia, aveva esercitato un fascino inaspettato, visto il taglio erudito e accademico delle occasioni in cui erano stati redatti, e generato tutto dalla forza delle idee e dalla luminosità delle figure e delle esperienze che in quelle pagine aveva saputo evocare. Osvaldo Gnocchi-Viani, la Società umanitaria, il sindacalismo belga di fine Ottocento, il movimento luddista o l’owenismo: leggendo le pagine di Ieri e domani improvvisamente salta agli occhi come la storiografia socialista tradizionale abbia, più o meno consapevolmente, lasciato in ombra una tradizione “altra” che avrebbe potuto imprimere alla storia europea un’evoluzione molto diversa da quella che poi è sfociata nei nazionalismi e nei totalitarismi che hanno insanguinato il continente per mezzo secolo e impiantato un seme di violenza nella sua cultura per un tempo ben più lungo.

Nel libro Pino analizza “quel grandioso movimento politico e sociale che, dalla metà dell’Ottocento al 1920 ha generato il possente antagonismo sociale, culturale e la grande ondata associativa e democratica che hanno segnato la storia dell’Europa contemporanea”. Ciò che prevale nella fase iniziale dell’associazionismo operaio e tema centrale del libro (ciò che più ha attirato la nostra attenzione anche in relazione alle domande che “il sociale” si dovrebbe porre di fronte alla crisi di questi mesi) è l’elemento della mutualità, ovvero del reciproco soccorso ogni volta che difficoltà della vita impedivano agli associati di rispondere autonomamente ai propri bisogni e alle proprie necessità. Le associazioni mutualistiche erano sostanzialmente di due tipi: le “società di mutuo soccorso” che assistevano i soci di fronte ai rischi della disoccupazione, dell’infortunio, della malattia, della vecchiaia e della morte e le “cooperative” che difendevano il lavoratore dalla speculazione sui beni di consumo e che promuovono risposte alla mancanza di lavoro.

appuntamenti

Mercoledì 8 febbraio Alessandro Leogrande presenta il suo nuovo libro a Pistoia

 

Alessandro Leogrande presenta il suo nuovo libro Il naufragio (Feltrinelli, 2011)
con Lorenzo Guadagnucci e Nicola Ruganti
Mercoledì 8 febbraio dalle 18 alle 21
Libreria Feltrinelli, Pistoia
via degli Orafi 31/33
tel. 0573.308.509

 

Alle 18.57 del 28 marzo 1997 una piccola motovedetta albanese stracarica di immigrati, la Kater i Rades, viene speronata da una corvetta della Marina militare italiana, la Sibilla. In pochi minuti l’imbarcazione cola a picco nel Canale d’Otranto. È la sera del Venerdì Santo. I superstiti sono solo 34, i morti 57, in gran parte donne e bambini, 24 corpi non verranno mai ritrovati.
È uno dei peggiori naufragi avvenuti nel Mediterraneo negli ultimi vent’anni. Ma soprattutto è la più grande tragedia del mare prodotta dalle politiche di respingimento. La guerra civile albanese, che infuria da settimane, spinge migliaia di uomini, donne e bambini a partire verso le coste italiane in cerca della salvezza. La crisi del paese balcanico fa paura. In molti in Italia alimentano il terrore dell’invasione e prospettano la necessità del blocco navale. Così, tre giorni prima del naufragio, il governo italiano vara delle misure di controllo e pattugliamento nelle acque tra i due Stati che prevedono anche il ricorso a procedure di “harassment”, ovvero “azioni cinematiche di disturbo e di interdizione”.
Prima dello scontro, la Sibilla insegue la Kater i Rades per un tempo che agli uomini e alle donne sulla carretta appare incredibilmente lungo. Il processo per accertare le responsabilità dell’accaduto è lunghissimo. Le indagini vengono ostacolate e intralciate, alcune prove scompaiono o non vengono mai recuperate. Alla fine, gli unici responsabili del disastro risultano essere il comandante della Sibilla e l’uomo al timone della Kater. Intanto in Albania, i sopravvissuti e i parenti delle vittime creano un comitato per ottenere giustizia.
Alessandro Leogrande ha indagato a lungo sul naufragio del Venerdì Santo: ha incontrato i sopravvissuti e i parenti delle vittime, i militari, gli avvocati, gli attivisti delle associazioni antirazziste e ha girato per le città
e i villaggi dell’Albania da cui sono partiti i migranti.

Alessandro Leogrande (Taranto, 1977) è vicedirettore del mensile “Lo straniero”. Cura una rubrica settimanale sul “Corriere del Mezzogiorno” e collabora con quotidiani e riviste, tra cui “Saturno”, inserto culturale de “il Fatto Quotidiano”. Dopo l’esordio con Un mare nascosto (L’ancora del Mediterraneo 2000), un’inchiesta sulla sua città d’origine, stretta fra crisi industriale, inquinamento e ascesa del telepredicatore Giancarlo Cito, Alessandro Leogrande ha raccont

ato con reportage narrativi le nuove mafie, i movimenti di protesta, lo sfruttamento dei braccianti stranieri nelle campagne: Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (L’ancora del Mediterraneo 2003; nuova edizione Fandango 2010); Nel paese dei vicerè. L’Italia tra pace e guerra (L’ancora del Mediterraneo 2006); Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Mondadori 2008, con cui ha vinto il Premio Napoli –

Libro dell’Anno, il Premio della Resistenza Città di Omegna, il Premio Sandro Onofri, il Premio Biblioteche di Roma). Ha curato le antologie Nel Sud senza bussola. Venti voci per ritrovare l’orientamento (L’ancora del Mediterraneo 2002, insieme a Goffredo Fofi) e Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio (minimum fax 2010).

Info ed evento su FacebooK: 

 

 

primo piano

Sul presunto coprifuoco a Scampia e la mobilitazione di Twitter

Con un comunicato stampa il Centro territoriale Mammut, che da anni porta avanti un lavoro di sperimentazione educativa e sociale nel quartiere, risponde alla mobilitazione sul presunto “coprifuoco” di Scampia. Senza programmarlo, il Mammut ha organizzato da tempo in coincidenza della manifestazione “OccupyScampia” (stesso luogo, stessa ora) un laboratorio di formazione per insegnanti e educatori sul tema della didattica della scienza. Due modi diversi di intendere il ruolo della società civile nei processi di liberazione della città e del suo immaginario. (Gli Asini)
del Centro Territoriale Mammut

Il Centro territoriale Mammut  fa parte del Comitato Spazio Pubblico, che ha tra le sue principali finalità quella di liberare lo spazio di tutti, innanzitutto dalla paura e dalla logica securitaria che vede nei luoghi “non privati” il pericolo del nostro tempo. Finalità perseguita con la mediateca, con i laboratori fatti insieme ai bambini, ai ragazzi e ai migranti, con le giornate d’arte, di sport e di vita varia che il Mammut e le altre associazione del territorio organizzano quotidianamente in piazza Giovanni Palo II e in altre strade e vialoni della città.
Per questo è benvenuto chiunque decide di uscire dalle vie virtuali e, anche se per un giorno solo, decide di vivere le vie della sua città a Scampia. Scampia non è di nessuno, tantomeno delle associazioni e dei gruppi che la popolano. E chiunque voglia aggiungersi nel quotidiano avrà la nostra accoglienza.
Invitiamo tuttavia chi ha il “potere” della comunicazione di massa (includendo nella massa anche il popolo di Twitter) a fare molta attenzione, soprattutto in momenti delicati come questi. È fatto noto che nell’area nord di Napoli ci sono giorni di tensione, dovuti ad un assestamento tra i poteri camorristici locali. Ma seminare panico e paura, diffondendo notizie infondate su “coprifuoco” e diktat della camorra, può servire solo ad “occupare” Scampia e Napoli con la paura che nasce dalla menzogna, seminando panico e false illusioni sulla forza della camorra stessa. Affrontare la “questione Scampia” in questo modo denota soprattutto ignoranza rispetto a questo territorio, e ai meccanismi stessi con cui funziona la criminalità organizzata.
Rispettiamo nella maniera più assoluta la buona fede di chi si è aggiunto al popolo della rete, pensando di fare del bene nell’onda mediatica del momento. E condividiamo l’idea che non sia accettabile, in alcun modo, che in nessun quartiere di Napoli, Scampia compresa, le persone debbano avere paura a uscire di casa. A qualsiasi ora del giorno e della notte.
Lo stesso rispetto chiediamo a chi, in buona fede, sta contribuendo alla costruzione mediatica che vuole Scampia divisa in buoni e cattivi, alimentando l’immagine di questo quartiere come quartiere del male. Ripetiamo, la divisione della realtà in buoni e cattivi, non serve ad altro che a una costruzione letteraria e giornalistica, per rendere più interessante le storie da raccontare. Tutto questo non è niente di nuovo, e fino ad oggi non è servito che ad alimentare la spirale di criminalità, miseria, abbandono in cui vive il quartiere.
Ci auguriamo che le belle energie che si sono mobilitate in questi giorni, riescano invece a svincolarsi dall’onda mediatica e dall’entusiasmo del momento, aggiungendosi con discrezione e nel rispetto di chi a Scampia ci vive, a quanto di vivo e forte nel quartiere si muove da anni. Invitiamo tutti a riprendersi strade e piazze di Scampia con il Carnevale del Gridas che si terrà domenica 19 febbraio 2012 (www.felicepignataro.org). E a chi vuole dedicare qualche ora in più, a rinforzare le fila di chi si impegna nelle strade e negli altri spazi del quartiere e della città. Invitiamo ad indignarsi per la chiusura dei tanti progetti che non hanno più fondi e che, inevitabilmente, porterà all’azzeramento dei presidi che sul territorio sono nati in questi anni. Invitiamo tutti ad aggiungersi alle tante richieste di associazioni e cittadini, perché sul territorio possa nascere un’altra economia di vita (unica vera alternativa al sistema camorra), a partire da piccole misure di ripresa degli spazi pubblici del quartiere e dalla condivisione quotidiana delle gioie, delle paure e dell’esistenza di bambini, ragazzi e adulti di Scampia e del resto del mondo.