appuntamenti

Il tir giusto / Bologna, 18 dicembre 2011

Bologna, 18 dicembre 2011

Il tir giusto
800 casse di arance in arrivo dalle campagne di Rosarno

La distribuzione delle arance avverrà dalle ore 18.00 presso il Laboratorio Crash (ingresso di via del Sostegnazzo)

Programma

ore 18.00: distribuzione arance
ore 19.00: assemblea di presentazione della campagna con la presenza di Antonio Lavorato (Equosud – Rosarno) e delle realtà promotrici del comitato di appoggio
ore 20.30: cena di finanziamento

Durante la serata verrà proiettato il video documentario Il tempo delle arance (Nicola Angrisano / Insu tv) sulla rivolta di Rosarno del 2009.

Promotori del comitato: GasBo – Associazione CampiAperti – Laboratorio Crash

appuntamenti

Libri invisibili / Roma, 16 dicembre 2011

Il prossimo 16 dicembre 2011, a cantiere aperto, inaugurano

l’associazione | libreria
LIBRI INVISIBILI
via fortebraccio 1/a (Roma, Pigneto)

ILLUSTRAZIONE | FOTOGRAFIA | GRAPHIC NOVEL | POESIA | NARRATIVA | SAGGISTICA | LIBRI PER BAMBINI | OGGETTI D’ARTE E ARTIGIANATO | LABORATORI | MOSTRE | INCONTRI | PRESENTAZIONI.
E, NATURALMENTE, ALTRO.

appuntamenti

Il sociale al tempo della crisi / Napoli, 7 dicembre 2011

Napoli, 7 dicembre 2011
Centro territoriale Mammut – Teatro Auditorium

Il sociale al tempo della crisi
A cura della rivista Gli Asini e della rete Corridoio

Come il lavoro sociale e pedagogico sarà condizionato dalla crisi economica e culturale? Come ne verrà modificato? Come reagiremo noi educatori alla crisi? Come vi reagiranno le organizzazioni del welfare e del privato sociale per le quali lavoriamo?

Inutile nascondersi che le dinamiche sociali e politiche che ci attendono saranno più probabilmente improntate a cinismo, aggressività e forse anche a movimenti di masse guidate da violenza e populismo.

Non per questo chi fa intervento educativo e sociale deve rinunciare a “sfruttare” questa situazione di cambiamenti improvvisi e radicali per riaprire confronti liberi e spazi di sperimentazioni capaci di portare nuove ipotesi di organizzazione della vita sociale e del lavoro di assistenza, cura e educazione.

il libro

Giustizia qualunque cosa accada

di Giacomo Pontremoli

Nel semivuoto letterario autunnale è stato possibile leggere un prezioso romanzo: Per legge superiore (Sellerio) di Giorgio Fontana, già autore di Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori 2007), Novalis (Marsilio 2008), del saggio La velocità del buio (Zona) e di interventi su “Lo straniero” tra cui quello sull’assassinio di Abdul Guibre del 2008.

Il nuovo romanzo di Fontana è, in sostanza, la storia di una presa di coscienza. A Milano (la città italiana più difficile da raccontare perché informe, ibrida, priva di identità personale) la falsa coscienza – non certo filistea ma pur sempre quella arretrata del professionista apolitico nel mestiere che separa “idee” e lavoro – del sostituto procuratore generale Roberto Doni è messa in crisi da una giovane giornalista “free-lance” convinta dell’innocenza di un immigrato che il magistrato deve giudicare in tribunale e che tutti vogliono colpevole. Affrontando il nodo personale e ideale del suo lavoro (perché secondo Fontana è il comparire dell’episodio quotidiano ad aprire alle prese di coscienza – o viceversa agli svelamenti del proprio fascismo), il magistrato si lascia trascinare in un ambiente che non è il suo, che è migliore del suo, e si risolve a chiedere una verifica delle prove: la sua presa di posizione diventa riscatto individuale, anche se delle sue scelte successive dirà il futuro.

il libro

Abbandonateli in strada. Il caso de I Cani

di Federico Pozzoni

I Cani (http://it-it.facebook.com/icaniband), piccolo fenomeno dell’underground musicale italiano di oggi, si sta configurando come volano di una inaccettabile sociologia del giovane hipster. Il problema non sta né nei musicisti, che immaginiamo in buona fede, né nel sincero interesse che il pubblico tributa a costoro (tutto esaurito a Roma, tutto esaurito a Bologna, 4mila copie del disco di debutto acquistate in prevendita, e sono numeri che in questo ambiente fanno notizia), né, forse, nell’apparato di contorno, ma nella miopia della critica – o, se vogliamo ammetterne lo stallo, di quanti sarebbero almeno tenuti a porsi qualche problema in più e a rendersi conto di cosa stanno traghettando verso le orecchie e l’immaginario del pubblico di cui sopra. Perché il progetto musicale di un ventenne (o poco più) che racconta i propri coetanei non è esplosivo ma solo approssimativo e, a tratti, addirittura moralistico? È l’ambiguità del non posizionarsi che lo rende deleterio: si elencano le questioni e i problemi senza nemmeno passarli al setaccio di una poetica, e poi? Il dispositivo di identificazione che sostiene questo gruppo è in un certo senso simile a quello generato dalla morte di Steve Jobs: sembra di fare la cosa giusta, ma è solo perché non ci si è fermati a riflettere. Mi pasco di immedesimazione, non mi sorprendo di niente, non me ne faccio di nulla. Coglie il punto Federico Pozzoni, collaboratore della fanzine musicale “Feedback” (http://issuu.com/feedback.magazine), con questo interessante pezzo pubblicato sul numero di ottobre della rivista, che riproponiamo sul nostro sito. (Gli Asini)

I Cani è stato il fenomeno elettro-pop dell’anno, culminato con un terzo posto al Premio Tenco 2011 come migliore opera prima. Per la critica è stato probabilmente il seguace de Le luci della centrale elettrica, colui che ne ha raccolto l’eredità e la capacità di esprimere i sentimenti della nuova gioventù italiana e romana in particolare. Nuovamente, il caso vuole che insieme al franante tracollo culturale della nostra società sia calato anche il livello di profondità poetica del suo interprete. Superficiale è infatti la prima parola che viene in mente per definire Il sorprendente album d’esordio dei cani. Superficiale negli arrangiamenti, per la maggior parte di un inconsistente indie-pop smunto e dilatato, superficiale per la lunga sfilza di stereotipi sciorinati con reclamata noncuranza nei testi. E qui sta il punto: I Cani è un circuito chiuso. Strizza l’occhio a giovani indie-hipster, parlando solo di loro ma riducendoli a stereotipi di ragazzini modaioli, svogliati e poco intelligenti, proprio il contrario dell’“alternativa” che vorrebbero essere. Ma come può l’autore cantare solo la pochezza dei suoi oggetti – perché parlare di qualcosa per stereotipi equivale a sminuirla – eppure sguazzarci ampiamente (vedi: lanciare il sasso e nascondere la mano)? Il messaggio finisce per non avere orizzonti più ampi. Quello de I Cani non è un giudizio neutro, è un bieco meccanismo di colpa circolare, sottaciuta perché opporsi ad essa sarebbe come ribellarsi contro se stessi, ed ecco che dall’esterno sembra geniale, mentre invece fa parte dello stesso scadimento culturale che critica. Ma ve li immaginate i C.C.C.P. che invece di “Non studio non lavoro non guardo la tivù / Non vado al cinema non faccio sport” citano l’equivalente dei social networks per ben quattro volte nei primi quattro testi di un disco? Insomma, ma non c’è proprio altro di cui parlare?! Farsi beffe di un linguaggio giovanile esasperato facendolo proprio non significa interpretare i parlanti; è soltanto un modo per ammettere gli “errori” del proprio tempo e scapparne fuori, non voler chiamarsi in causa solo perché si è riusciti per primi a trasferirli in canzoni. Non è un caso, per l’ennesima volta, che I Cani voglia restare estraneo ed anonimo (ma com’è che ultimamente gli artisti si nascondono sempre più dietro a nomignoli e travestimenti?), esattamente come anonimi sono i personaggi di cui racconta: maschere de-umanizzate al ritmo di sottofondi banali.