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Mercoledì 8 febbraio Alessandro Leogrande presenta il suo nuovo libro a Pistoia

 

Alessandro Leogrande presenta il suo nuovo libro Il naufragio (Feltrinelli, 2011)
con Lorenzo Guadagnucci e Nicola Ruganti
Mercoledì 8 febbraio dalle 18 alle 21
Libreria Feltrinelli, Pistoia
via degli Orafi 31/33
tel. 0573.308.509

 

Alle 18.57 del 28 marzo 1997 una piccola motovedetta albanese stracarica di immigrati, la Kater i Rades, viene speronata da una corvetta della Marina militare italiana, la Sibilla. In pochi minuti l’imbarcazione cola a picco nel Canale d’Otranto. È la sera del Venerdì Santo. I superstiti sono solo 34, i morti 57, in gran parte donne e bambini, 24 corpi non verranno mai ritrovati.
È uno dei peggiori naufragi avvenuti nel Mediterraneo negli ultimi vent’anni. Ma soprattutto è la più grande tragedia del mare prodotta dalle politiche di respingimento. La guerra civile albanese, che infuria da settimane, spinge migliaia di uomini, donne e bambini a partire verso le coste italiane in cerca della salvezza. La crisi del paese balcanico fa paura. In molti in Italia alimentano il terrore dell’invasione e prospettano la necessità del blocco navale. Così, tre giorni prima del naufragio, il governo italiano vara delle misure di controllo e pattugliamento nelle acque tra i due Stati che prevedono anche il ricorso a procedure di “harassment”, ovvero “azioni cinematiche di disturbo e di interdizione”.
Prima dello scontro, la Sibilla insegue la Kater i Rades per un tempo che agli uomini e alle donne sulla carretta appare incredibilmente lungo. Il processo per accertare le responsabilità dell’accaduto è lunghissimo. Le indagini vengono ostacolate e intralciate, alcune prove scompaiono o non vengono mai recuperate. Alla fine, gli unici responsabili del disastro risultano essere il comandante della Sibilla e l’uomo al timone della Kater. Intanto in Albania, i sopravvissuti e i parenti delle vittime creano un comitato per ottenere giustizia.
Alessandro Leogrande ha indagato a lungo sul naufragio del Venerdì Santo: ha incontrato i sopravvissuti e i parenti delle vittime, i militari, gli avvocati, gli attivisti delle associazioni antirazziste e ha girato per le città
e i villaggi dell’Albania da cui sono partiti i migranti.

Alessandro Leogrande (Taranto, 1977) è vicedirettore del mensile “Lo straniero”. Cura una rubrica settimanale sul “Corriere del Mezzogiorno” e collabora con quotidiani e riviste, tra cui “Saturno”, inserto culturale de “il Fatto Quotidiano”. Dopo l’esordio con Un mare nascosto (L’ancora del Mediterraneo 2000), un’inchiesta sulla sua città d’origine, stretta fra crisi industriale, inquinamento e ascesa del telepredicatore Giancarlo Cito, Alessandro Leogrande ha raccont

ato con reportage narrativi le nuove mafie, i movimenti di protesta, lo sfruttamento dei braccianti stranieri nelle campagne: Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (L’ancora del Mediterraneo 2003; nuova edizione Fandango 2010); Nel paese dei vicerè. L’Italia tra pace e guerra (L’ancora del Mediterraneo 2006); Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Mondadori 2008, con cui ha vinto il Premio Napoli –

Libro dell’Anno, il Premio della Resistenza Città di Omegna, il Premio Sandro Onofri, il Premio Biblioteche di Roma). Ha curato le antologie Nel Sud senza bussola. Venti voci per ritrovare l’orientamento (L’ancora del Mediterraneo 2002, insieme a Goffredo Fofi) e Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio (minimum fax 2010).

Info ed evento su FacebooK: 

 

 

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Sul presunto coprifuoco a Scampia e la mobilitazione di Twitter

Con un comunicato stampa il Centro territoriale Mammut, che da anni porta avanti un lavoro di sperimentazione educativa e sociale nel quartiere, risponde alla mobilitazione sul presunto “coprifuoco” di Scampia. Senza programmarlo, il Mammut ha organizzato da tempo in coincidenza della manifestazione “OccupyScampia” (stesso luogo, stessa ora) un laboratorio di formazione per insegnanti e educatori sul tema della didattica della scienza. Due modi diversi di intendere il ruolo della società civile nei processi di liberazione della città e del suo immaginario. (Gli Asini)
del Centro Territoriale Mammut

Il Centro territoriale Mammut  fa parte del Comitato Spazio Pubblico, che ha tra le sue principali finalità quella di liberare lo spazio di tutti, innanzitutto dalla paura e dalla logica securitaria che vede nei luoghi “non privati” il pericolo del nostro tempo. Finalità perseguita con la mediateca, con i laboratori fatti insieme ai bambini, ai ragazzi e ai migranti, con le giornate d’arte, di sport e di vita varia che il Mammut e le altre associazione del territorio organizzano quotidianamente in piazza Giovanni Palo II e in altre strade e vialoni della città.
Per questo è benvenuto chiunque decide di uscire dalle vie virtuali e, anche se per un giorno solo, decide di vivere le vie della sua città a Scampia. Scampia non è di nessuno, tantomeno delle associazioni e dei gruppi che la popolano. E chiunque voglia aggiungersi nel quotidiano avrà la nostra accoglienza.
Invitiamo tuttavia chi ha il “potere” della comunicazione di massa (includendo nella massa anche il popolo di Twitter) a fare molta attenzione, soprattutto in momenti delicati come questi. È fatto noto che nell’area nord di Napoli ci sono giorni di tensione, dovuti ad un assestamento tra i poteri camorristici locali. Ma seminare panico e paura, diffondendo notizie infondate su “coprifuoco” e diktat della camorra, può servire solo ad “occupare” Scampia e Napoli con la paura che nasce dalla menzogna, seminando panico e false illusioni sulla forza della camorra stessa. Affrontare la “questione Scampia” in questo modo denota soprattutto ignoranza rispetto a questo territorio, e ai meccanismi stessi con cui funziona la criminalità organizzata.
Rispettiamo nella maniera più assoluta la buona fede di chi si è aggiunto al popolo della rete, pensando di fare del bene nell’onda mediatica del momento. E condividiamo l’idea che non sia accettabile, in alcun modo, che in nessun quartiere di Napoli, Scampia compresa, le persone debbano avere paura a uscire di casa. A qualsiasi ora del giorno e della notte.
Lo stesso rispetto chiediamo a chi, in buona fede, sta contribuendo alla costruzione mediatica che vuole Scampia divisa in buoni e cattivi, alimentando l’immagine di questo quartiere come quartiere del male. Ripetiamo, la divisione della realtà in buoni e cattivi, non serve ad altro che a una costruzione letteraria e giornalistica, per rendere più interessante le storie da raccontare. Tutto questo non è niente di nuovo, e fino ad oggi non è servito che ad alimentare la spirale di criminalità, miseria, abbandono in cui vive il quartiere.
Ci auguriamo che le belle energie che si sono mobilitate in questi giorni, riescano invece a svincolarsi dall’onda mediatica e dall’entusiasmo del momento, aggiungendosi con discrezione e nel rispetto di chi a Scampia ci vive, a quanto di vivo e forte nel quartiere si muove da anni. Invitiamo tutti a riprendersi strade e piazze di Scampia con il Carnevale del Gridas che si terrà domenica 19 febbraio 2012 (www.felicepignataro.org). E a chi vuole dedicare qualche ora in più, a rinforzare le fila di chi si impegna nelle strade e negli altri spazi del quartiere e della città. Invitiamo ad indignarsi per la chiusura dei tanti progetti che non hanno più fondi e che, inevitabilmente, porterà all’azzeramento dei presidi che sul territorio sono nati in questi anni. Invitiamo tutti ad aggiungersi alle tante richieste di associazioni e cittadini, perché sul territorio possa nascere un’altra economia di vita (unica vera alternativa al sistema camorra), a partire da piccole misure di ripresa degli spazi pubblici del quartiere e dalla condivisione quotidiana delle gioie, delle paure e dell’esistenza di bambini, ragazzi e adulti di Scampia e del resto del mondo.

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I figli di Archimede. Il metodo scientifico nella scuola dell’obbligo

Venerdì 3 febbraio 2012

ore 16.30 – 19.00

Mediatè – La Mediateca del Mammut

è lieta di invitarvi alla presentazione del libro

I figli di Archimede. Il metodo scientifico nella scuola dell’obbligo (Edizioni Spaggiari Junior),

di Oreste Brondo.

La presentazione sarà condotta dall’autore attraverso un seminario laboratoriale con esperimenti e discussioni intorno all’educazione scientifica nella scuola primaria.

Modera la discussione Ciro Minichini (ricercatore in didattica della Fisica).

Centro territoriale Mammut

Piazza Giovanni Paolo II 3/6 – Scampia -Napoli

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Inventare il futuro

di Goffredo Fofi

Lettera aperta per la tavola rotonda Il sociale al tempo della crisi  

Napoli,7 dicembre 2011.

 

Le leggi buone sono in genere il risultato di lotte popolari vaste lunghe irruenti, e vengono conquistate a duro prezzo. Ma oggi, in assenza di grandi movimenti di lotta, almeno per il momento, la democrazia elettorale funziona attraverso l’elezione di “rappresentanti del popolo” che si affermano grazie a varie forme di manipolazione del consenso e varie forme di corruzione, attraverso l’uso e abuso della propaganda mediatica e attraverso il ricorso a complesse e ramificate reti clientelari. Alla generale corruzione del ceto politico (senza dimenticare l’insipienza e le complicità dei piccoli partiti che si dicono di sinistra, di cui ci siamo fidati anche troppo in passato), nella crisi presente le nostre classi dirigenti si sono accorte che occorreva prendere in mano le redini della situazione per evitare i disastri maggiori. In questi giorni, le leggi che verranno varate dal nostro parlamento per reagire alla crisi, sono di tutta evidenza quelle che la classe dirigente si dà per la propria salvezza e per la continuità di un sistema. Queste leggi, si dice, tutti sono chiamati a rispettarle, ma esse non cambiano affatto il vecchio gioco dei “due pesi e due misure”: colpiscono soprattutto chi sta in basso, valgono per chi non ha i mezzi e non conosce le astuzie per evaderle. Non è detto peraltro che siano migliori i “tecnici” dei “politici”, o per meglio dire, come in questi giorni molti per fortuna hanno detto, non è detto che i rappresentanti diretti dei “poteri forti” (per esempio finanza, consorterie consolidate e poco visibili che possiamo anche chiamare massonerie, e gerarchia cattolica) siano meno pericolosi dei “politici”.

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Il sociale al tempo della crisi

Foto di Winston Hearn

di Gli asini

 

 

In sei mesi, da agosto a oggi (dai crolli estivi delle borse, dalle rivolte giovanili in Gran Bretagna, dal cedimento del regime libico fino alla fine del governo Berlusconi e all’insediamento di quello Monti), in Italia, in Europa e in gran parte del mondo ricco e industrializzato le cose non sembrano più poter girare come hanno girato finora. L’accelerazione di un cambiamento temuto e non orientato appare improvviso e ingovernabile. Il concetto di “crisi” e l’accezione esclusivamente finanziaria che ne viene data non definisce il reale stato delle cose. Quello che invece appare evidente a tutti, con cognizione o per percezione cutanea, è che si stanno modificando improvvisamente sotto i nostri occhi i meccanismi di funzionamento della società.

E il lavoro sociale e pedagogico come sarà condizionato dalla crisi, come ne verrà modificato? Come reagiremo noi educatori? Come vi reagiranno le organizzazioni del welfare e del privato sociale per le quali lavoriamo?

Sono queste le domande che hanno iniziato a porsi alcuni gruppi di intervento sociale di cui Gli asini cercano di restituire, organizzare e amplificare le visioni, e che il 7 dicembre scorso si sono incontrati a Napoli, ospiti dal Centro territoriale Mammut, per discutere del Sociale al tempo della crisi .