appuntamenti

Forse un drago nascerà | 27-28-29 giugno | Pistoia

Il percorso parallelo del Centro Territoriale Mammut di Napoli e dell’Associazione Arcobaleno di Pistoia parte da “Forse un drago nascerà” di Giuliano Scabia e si trasforma nell’epopea di draghi napoletani e pistoiesi che s’incontrano in una festa di tre giorni.
 
I bambini e i draghi che hanno costruito invadono gli spazi della città: giochi attività laboratori nell’aula didattica a cielo aperto di Montesecco, in piazza del Duomo, con una parata dal centro al quartiere popolare delle Fornaci.
 

università

Il bilancio di un giovane laureato in Scienze della formazione primaria

Illustrazione di Robert Crumb

di Andrea Tonti

 Le poche risposte, per lo più risentite o indifferenti, che abbiamo ricevuto dal mondo dell’accademia che credevamo più vicino in risposta alla Lettera aperta agli studenti di Scienze della formazione pubblicata sul n. 9 degli Asini ci fanno pensare che la nostra cultura pedagogica versi in condizioni anche peggiori di quelle che abbiamo descritto, se si vuole in maniera basso-ventrale, in quell’occasione. O del bilancio che Andrea Tonti fa della propria recente carriera universitaria sul blog culturale Vivalascuola curato da Giorgio Morale  (http://lapoesiaelospirito.

wordpress.com/2012/05/07/vivalascuola-112/).

È soprattutto pensando ai giovani studenti come lui e alla loro “coscienza di classe” che Gli asini hanno iniziato a pubblicare, circa due anni fa. La rivendicazione dell’intelligenza, della responsabilità e della critica negli anni di formazione universitaria è importante tanto quanto e forse di più del diritto a un accesso universale e gratuito. (Gli asini)

Vorrei chiarire che le parole che leggerete si riferiscono alla mia personale esperienza in un determinato ateneo e in un determinato periodo, non mi riferisco quindi all’università in generale. […] La facoltà mi è sembrata un microcosmo che rappresentava in molti aspetti il macrocosmo “decadentista” italiano, dove la meritocrazia è solo una parola vuota, dimenticata in uno scantinato e lasciata ad ammuffire, dove le energie vengono sprecate invece che investite e dove nessuno vuole assumersi le sue responsabilità: né i professori né gli studenti. Ovviamente non mi riferisco alla totalità ma ad una possente maggioranza che per ignoranza e inerzia divora tutto quello che le capita a tiro e si giustifica dei propri errori permutandoli in opinioni.

Questo avviene sia fra gli studenti che tra i professori. Tra gli studenti si crea una specie di spirito da liceali dove l’immaturità è l’indiscussa protagonista, l’obiettivo non è imparare ma superare le difficoltà per arrivare al posto fisso; il libro viene scrupolosamente memorizzato ma i concetti restano tutti sulla carta; casualmente, a volte, qualcuno capisce ciò che legge, ancora più casualmente lo interiorizza.

La maggior parte dei professori insegna per il Dio denaro. Massimizzare il guadagno col minimo sforzo; per capire ciò di cui sto parlando basta guardare i programmi degli esami, molti dei quali obsoleti, altri palesemente riciclati da esami che il professore ha svolto in altri corsi, e che nonostante forniscano un importante dose di conoscenza ultra-specifica di un argomento a scelta del professore, non hanno nulla a che vedere con la facoltà e non hanno nessuna utilità nè pratica nè teorica.

Fornirò degli esempi pratici di ciò che rende effettivamente inutili molti degli esami che ho svolto. Ecco le quattro categorie di esami inutili: obsoleti, fuori luogo, inconsistenti e ripetitivi.

appuntamenti

179 luoghi. Geografie della migrazione e del radicamento

Novanta e più persone nate in ventotto diversi paesi*, nel corso di un laboratorio tenuto a Milano presso la scuola di italiano asnada, ricostruiscono i luoghi e i paesaggi della propria vita, di ieri e di oggi, in una serie di miniature, modellini e incisioni. Distanze, vite clandestine, gioie, spaesamenti, ferite, speranze, addii, radicamenti, sono i materiali con cui sono costruite queste piccole architetture balsamiche. Nella mostra ognuna di esse trova il proprio posto accanto alle altre, a formare un’unica grande installazione-paesaggio, che è anche una riflessione sui luoghi, i modi e i tempi in cui viviamo.

*Afghanistan, Albania, Brasile, Cile, Costa d’Avorio, Ecuador, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea Conakry, Italia, Liberia, Mali, Mauritania, Messico, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centroafricana, Congo, Romania, Senegal, Sudan, Tunisia, USA, Vietnam.

 

25/30 giugno 2012
ex-palestra boxe
c/o circolo ARCI bellezza
via Bellezza 16/a, Milano

 

ingresso senza tessera ARCI
inaugurazione:
lunedì 25 giugno 2012, ore 18.30
orari apertura: martedì-sabato, ore 17.00-23.00
mostra a cura di:
asnada onlus asinitas milano e studio Albori

altre scuole

Storia di una scuola di italiano

di Francesca Mellini

illustrazione di Shaun Tan

 

Il bulgaro della Gare de Lion

Estate 1996. Parigi, Gare de Lion, al ritorno di un viaggio. Il primo, nell’estate della maturità.La Francia ha appena varato una legge restrittiva contro i sans papiers. Siamo in tre, stanchi e felici, lo zaino in spalla verso l’Italia. Ci avvicina un ragazzetto più giovane di noi: ha fatto uno sbaglio, ha lasciato un lavoro da muratore in Italia ed è emigrato in Francia ma con le nuove leggi è un pasticcio e vuole tornare in Italia. È bulgaro. Ci chiede di aiutarlo a passar la frontiera, di nasconderlo sotto i sedili dello scompartimento, dietro gli zaini. Gli dico di sì.

Ho paura e imparo il coraggio.

La mattina dopo ci salutiamo felici alla stazione di Pisa.

altre scuole

Il nuoto e la ricerca della sensibilità

disegni di Bastien Vivès

di Stefano Talone

Bill Sweethenam nel suo Nuoto da campioni, parlando dell’allenamento in acqua dei velocisti, lo  imposta sulla ricerca della forza e su una continua ricerca della sensibilità. I nuotatori che faranno brevi frazioni sono sottoposti più di altri alla presa perfetta della bracciata, per la semplice regola che non hanno tempo da buttare.

L’attuale allenatore dei Master dello sport club Cassia antica Filippo Nesta la pensa come lui: “Una volta che hai costruito la bracciata e la tecnica, una volta che il nuotatore sente l’acqua sulle mani, che raggiunge la giusta sintonia con i recettori, c’è soltanto da sviluppare la sua forza e potenza”.

C’è un ranista nella sua squadra, Andrea Merli, un colonnello della Marina Militare a cui da pochi anni piace nuotare. Non ha un fisico prestante, ma all’età di quarant’anni è riuscito a piazzarsi terzo ai campionati regionali di categoria che si sono svolti a Pietralata. Tutto questo concentrandosi molto sulla tecnica e sullo studio della sua nuotata.

Mi dice Nesta: “Nel nuoto, qualunque distanza si pratichi è la cosa più importante. Un nuotatore che resta fuori dall’acqua per cinque giorni ha già perso la sua sensibilità acquatica e ci vogliono alcune settimane per farla tornare, questo perché noi non siamo nati per vivere nell’acqua”.

È qualcosa che diamo per scontato, ma dal momento in cui camminiamo usiamo equilibrio, forza, mobilità articolare, elasticità per avanzare nello spazio. In qualche modo mettiamo in moto un complicato apparato che abbiamo imparato col tempo a conoscere e a saper gestire. Nell’acqua avviene lo stesso, ma com’è ovvio su un differente livello e ce ne rendiamo conto perché siamo in un differente ambiente. Un posto che non conosciamo, che ci è nuovo e che si basa su nuove regole.