il libro

La Quinta Parete

di Lucia Cominoli 

ll gruppo Calamaio del Centro Documentazione Handicap di Bologna, in collaborazione con il teatro ITC di San Lazzaro, il teatro Testoni di Casalecchio di Reno e l’associazione Culturale RareFazioni da il via al progetto La Quinta Parete. Una redazione mista, composta da animatori disabili ed educatori del gruppo, si confronterà di volta in volta criticamente sui temi e le suggestioni offerte dalla visione degli spettacoli ospitati dai teatri, coadiuvati dall’intervento di critici teatrali e dall’incontro con gli artisti stessi.

Un modo diverso per parlare a noi e alla città di accessibilità culturale, un’accessibilità che non  vogliamo si riduca al semplice atto di entrata nei luoghi deputati ma che piuttosto sia in grado di offrire a tutti la capacità di lasciare le tracce del proprio passaggio e, attraverso l’incontro con l’arte e il teatro, renderci spettatori e cittadini partecipi del nostro tempo.

Obiettivo del progetto è nello specifico promuovere, attraverso l’immersione diretta nel tessuto culturale, il ruolo del disabile come fruitore critico all’interno del teatro stesso. Il teatro è in tal senso territorio privilegiato, poiché offre la possibilità di un confronto in presenza insostituibile, capace di far confluire in sé emozioni, relazioni e identità comunitarie che mai si esauriscono nel puro atto spettacolare.

maestri

Una serissima anarchia

Nel febbraio di due anni fa moriva Colin Ward, uno dei più importanti ed eclettici intellettuali anarchici. Dedicò moltissime energie allo studio della costruzione sociale della città, sia dal punto di vista architettonico (con uno studio approfondito sull’autocostruzione) che da quello della pianificazione urbanistica (e l’uso “illegittimo” che certe categorie di persone, in primis i bambini, fanno degli spazi pubblici). Per chi l’ha conosciuto o letto è immediato il collegamento fra le sue analisi e la partita che si sta giocando in Val di Susa in queste settimane.

Lo ricordiamo con un articolo apparso, in sua memoria, sul n. 5 de Il barrito del Mammut e con una bella video intervista (una delle ultime) realizzata da Paolo Cottino per Eleuthera. (Gli asini)

 

 

Una serissima anarchia

di Luigi Monti

 

Con la morte di Colin Ward, avvenuta lo scorso 11 febbraio all’età di ottantacinque anni, si chiude probabilmente un’intera stagione del pensiero sociologico e politico. Quella inaugurata dai maestri del socialismo utopistico dell’800 (Prudhon, Landauer, Kropotkin, Buber) e che si è sforzata di stare dentro le soverchianti forze della storia con quella “disperazione creativa” che secondo Ward racchiudeva il senso profondo del pensiero anarchico. Difficilmente ci sarà concessa la stessa ottimistica fiducia nella spinta cooperativistica delle comunità e degli esseri umani. Ciò non toglie che il metodo e la postura che Colin Ward ci insegnò a opporre a ogni sistema politico, economico o culturale totalitario e disumanizzante ci sembrano ancora fondamentali.

Nella sua inesausta attività di pubblicista – prima come redattore di Freedom poi come fondatore e direttore di quella formidabile esperienza che fu la rivista Anarchy, da cui nacquero quasi tutti i suoi libri, disponibili soltanto in parte in traduzione italiana – si occupò principalmente dei modi non ufficiali con cui le persone usano l’ambiente urbano e rurale. In questi termini e come forme mutualistiche e autogestite di organizzazione, ha scritto di orti urbani, autocostruzione e occupazioni di case, vandalismo, mutuo appoggio, cooperativismo e, per noi fondamentale, dell’uso spontaneo che i bambini fanno di strade, piazze, cortili e spazi pubblici delle città: parabola secondo lui perfetta dell’anarchia, raccolta nel suo libro più bello e che non fatichiamo a considerare fra i più importanti del pensiero pedagogico del ‘900: Il bambino e la città.

il libro

Costruire ponti, saltare steccati. La figura di Margherita Zoebeli a cento anni dalla nascita

Nella primavera dello scorso anno, il Ceis (Centro educativo italo svizzero) di Rimini ha organizzato, in occasione del centenario della nascita, una giornata seminariale in ricordo della figura, dell’azione e del pensiero di Margherita Zoebeli. L’educatrice e pedagogista svizzera ha dato vita a una delle esperienze più importanti nella storia dell’intervento sociale e pedagogico del nostro paese. Leggerne la storia, visitare “il villaggio” di legno, ancora funzionante e funzionale, che costruì nella Rimini rasa al suolo del dopoguerra permette di toccare con mano l’efficacia del suo progetto e la libertà del suo pensiero. Le baracche di legno sono ancora visitabili in via Vezia 2 a Rimini, la sua storia è ricostruita ora in un libro a più voci curato da Carlo De Maria e edito dalla Clueb di Bologna: Intervento sociale e azione educativa. Margherita Zoebeli nell’Italia del secondo dopoguerra, da cui pubblichiamo un estratto. (Gli Asini)

di Luigi Monti

Se Margherita Zoebeli seppe indicare, inascoltata, la direzione che avrebbe potuto e dovuto compiere la scuola per rispondere realmente alla propria missione di emancipazione e di liberazione fu grazie alla capacità che possedeva di travalicare categorie che impedivano di guardare alla scuola per quello che essa realmente era: pubblico-privato; socialismo-libertarismo; scuola speciale-scuola di tutti sono solo alcuni dei confini, spesso astratti e ideologici, con cui descriviamo i fatti educativi, che Margherita seppe attraversare e ridefinire con molta persuasione e altrettanta adesione alla realtà.

Prendiamo ad esempio il socialismo, tutto personale, di Margherita. Sebbene a lei non interessassero le etichette e le categorie con cui potremmo definire la sua ispirazione politica, le cui radici sono profondamente immerse nella tradizione del movimento operaio europeo, la sua impostazione politica, anche se lei probabilmente non l’avrebbe definita così, è molto più riconducibile al socialismo utopistico e al movimento cooperativistico ottocenteschi alla Landauer, alla Kropotkin, alla Buber. Un socialismo con venature libertarie, antidogmatico, vicino a un certo anarchismo anglosassone che del socialismo utopistico è stato forse la filiazione più coerente. Non è un caso che fra i tanti incontri e frequentatori del Ceis ci fossero intellettuali e attivisti del movimento anarchico: penso in particolare al dialogo a distanza con Giovanna Caleffi Berneri e al giro di Volontà, penso all’urbanista e architetto Carlo Doglio al medico Ugo Gobbi e soprattutto al ruolo che nel corso del tempo ha avuto Lamberto Borghi.

appuntamenti

Via Curiel 8

 Salutiamo con piacere l’uscita del film d’animazione Via Curiel 8 di Mara Cerri e Magda Guidi, vincitore del premio come miglior film nella sezione “Italiana.Corti” dell’ultima edizione del Torino Film Festival. Il film è tratto dal bellissimo libro della Cerri ora ripubblicato in nuovo formato da Orecchio acerbo (libro+dvd) e verrà presentato il 4 marzo durante il festival di fumetti di Bologna Bil Bol Bul.

Qui sotto è possibile ascoltare la presentazione di Goffredo Fofi e delle autrici della mostra delle tavole originali del film presso la galleria Tricromia di Roma.