lavoro

Della cosiddetta nuova economia

di Francesco Ciafaloni

illustrazione di Jonny Wan

illustrazione di Jonny Wan

 

“…come il ragno tesse / la sua tela traendola / da sé da sé ed essa / è per lui nido territorio e arma / e per altri morte…” Michele Ranchetti, Verbale

 

Per molti, in particolare per i 5stelle, la rete è la forma ideale di comunicazione con i cittadini e tra i cittadini. La rete viene vista come una forma neutra, gratuita, rapida, di connessione, che consente di scavalcare burocrazie e gerarchie. Perciò anche i servizi in rete – dagli acquisti in rete alle consegne a domicilio, alle corse in taxi prenotate in rete (battezzate da noi, impropriamente, car sharing) – sono spesso considerate forme libere, moderne, agili, di superamento delle lungaggini e delle inefficienze delle corporazioni: un vero mercato che mette in contatto centinaia di migliaia di piccoli lavoratori autonomi a tempo parziale con vantaggio di tutti.

È possibile che, al contrario, i servizi in rete tendano a creare potentissimi monopoli, che fissano unilateralmente i prezzi e le regole dei servizi, la cui esistenza si fonda su masse di poveri disposti a lavorare senza sicurezze e per poco o nulla, secondo regole fissate da altri. Per dirla con Leo Mirani (“quartz”, vedi link), giornalista di Mumbai, “Non è stata la tecnologia a stimolare l’economia su richiesta. Sono state le masse dei poveri. … L’ingrediente vitale senza cui la nuova economia svanirebbe è la disuguaglianza. Ciò che la tecnologia ha fatto, attraverso gli onnipresenti smartphone, è raccogliere masse di disperati in cerca di lavoro pronti ad accettare qualsiasi cosa.” I poveri guidano, portano le pizze e muovono i pacchi, con l’aiuto di macchine. I ricchi posseggono le reti, le finanziano, le difendono. Quelli in mezzo, finché esistono, pagano i servizi, come facevano anche i loro genitori, con altri mezzi, localmente  anziché globalmente.

Il massimo esempio di monopolio, anche più di Amazon, nota per l’efficienza, la rapidità, e il controllo invasivo dei lavoratori, è Uber, che è, o potrebbe essere, la vera, esplosiva novità o la nuova, catastrofica bolla. Su Uber ho raccolto alcune notizie ed alcune opinioni.

in evidenza

Perché NO

di Gianluca D’Errico

guernica

Come Guernica. Se ti metti sotto sotto a guardarlo, magari scopri dettagli, ma non capisci. La prima volta che sono andato al Museo Reina Sofia di Madrid a guardare il quadro di Pablo Picasso ho pensato che c’era poco spazio: non si riusciva a stare alla giusta distanza per vedere e capire l’insieme. Magari il ricordo è falsato, ma il concetto è quello: ci vuole spazio.

La Costituzione è come Guernica, la devi guardare da lontano per pesare bene tutti gli elementi, per capire. Bisogna mettersi lontano dalle urgenze contingenti, dalle beghe dell’oggi. Fare uno sforzo: guardarla dal futuro ad esempio. Pensare alle possibilità remote più che alle probabilità prossime.

L’assoluta mancanza di questa giusta distanza rende il dibattito sul referendum costituzionale veramente misero, asfittico. Tutto piegato sulle “convenienze”, sull’ottuso pragmatismo che è la cifra ultima dell’agire politico odierno. Anche gli interventi che appaiono vagamente lungimiranti non vanno oltre il dopodomani. Gli articoli di alcuni giornali stranieri (Financial Times in testa), infine, travisano la faccenda: se passa la riforma si evita la recessione, scrivono gli inglesi. La “stabilità” politica, garantita dalla vittoria di Renzi e Boschi nella battaglia referendaria, sarebbe la condizione per realizzare le riforme che “l’Europa attende”. Dei possibili scenari ipotizzati per il dopo referendum da New york times e Wall street journal (si vedano gli articoli di ferragosto 2016 in particolare) nessuno è diretta conseguenza dei nuovi assetti costituzionali ma degli effetti collaterali degli esiti della competizione referendaria; insomma anche i commentatori stranieri stanno con il naso schiacciato sull’oggi. Il sottotesto dei ragionamenti che ascoltiamo, non suscettibile di verifica, è che il benessere economico-sociale del popolo europeo sarebbe garantito (solo) dalle riforme indicate come necessarie da questo luogo politico virtuale conosciuto col nome di “Europa”: se Renzi perde non riuscirà a fare le riforme anche se rimane in carica il suo governo. Dov’è la riflessione sui contenuti della legge di revisione costituzionale?

altre scuole

Sperimentare la lingua

volantino2apertura-2016-17

 

Asnada apre le attività 2016/17

Scuola Sperimentale per uomini e donne
Ospitata da La Fabbrica di Olinda presso l’Ex O.P. Paolo Pini, in via Ippocrate 45, Milano.
Un luogo intimo e trasformativo in cui, come singoli e in gruppo, si possa entrare in relazione con la lingua italiana,  riappropriarsi della propria storia, dei propri talenti e inclinazioni, per esplorare e interrogare il contesto che abitiamo e, infine, prendere parola con coraggio.

Riapre il 4 ottobre 2016

L’isola del tesoro, scuola di italiano per adolescenti
Ospitata da Spazio Aperto della Chiesa Evangelica Metodista di Milano, via Porro Lambertenghi, 28
, c
ostruisce un contesto educativo di esplorazione e libera espressione in cui la lingua italiana possa essere sperimentata con audacia nel confronto con i pari, con i grandi e con la città attraverso domande di ricerca, guida di conoscenza e indagine.

Riapre il 12 ottobre 2016

Lingua della terra
In collaborazione con il Giardino degli aromi, presso il parco dell’ex o.p. Paolo Pini in via Ippocrate 45 Milano. costruisce un contesto di apprendimento linguistico attraverso la pratica dell’agricoltura biologica e lo scambio di competenze. 

Ha riaperto il 5 settembre 2016

Radici e rami – Narrazioni itineranti in doppia lingua
Nato dalla pratica di scuola, il gruppo di narratori di Radici e rami esplora la fertilità delle lingue madri e delle storie tradizionali e ne rafforza la presenza nella città di Milano attraverso il racconto orale.

Riapre il 4 ottobre 2016

Per informazioni: centro.asnada@gmail.com

ambientalismo

Non rassegnarsi a coltivar veleno

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di Enzo Ferrara

Al conferimento del Nobel per la letteratura, il 10 dicembre 2015, Svetlana Alexievich, premiata per “i suoi testi polifonici, testimonianza della sofferenza e del coraggio dei nostri tempi”, ha spiegato di non sentirsi sola sul palco ma accompagnata da centinaia di voci alle quali aveva imparato a dare ascolto fin dall’infanzia. Voci di donne soprattutto, perché nei luoghi dove era nata e cresciuta, Ucraina e Bielorussia, la guerra s’era portata via un quarto della popolazione maschile e degli uomini rimasti molti erano alcolizzati. “Flaubert si autodefinì come una penna umana, io potrei essere un paio di orecchie umane – ha detto la scrittrice. – Il percorso che mi ha portata fino a questo palco è stato lungo, quasi 40 anni (…) da una voce all’altra, (…) scioccata e atterrita, (…) deliziata e disgustata. Talvolta avrei preferito dimenticare quanto avevo ascoltato, per tornare a vivere nell’ignoranza. Più di una volta, però, ho visto il sublime nelle persone e ho voluto gridarlo al mondo”.

Preghiera per Cernobyl (EO, Roma 2011) e Ragazzi di Zinco (EO, Roma 2012) sui giovani dell’armata rossa caduti durante la guerra in Afghanistan (1979-1989), rimpatriati in cofani di zinco, sono forse i suoi due libri più noti, utilizzati per il lavoro su ecologia e nonviolenza che il Centro Studi Sereno Regis, onlus che da decenni svolge educazione per la pace, l’ambiente e l’interculturalità, porta nelle scuole torinesi assieme all’Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità, che ha sede presso la facoltà di Biologia. Ma anche le testimonianze raccolte in Incantati dalla morte (E/O, Roma 2005), Tempo di seconda mano (Bompiani, Milano 2014) e La guerra non ha volto di donna (Bompiani, Milano 2015) – ultimo tradotto, ma primo libro in realtà pubblicato dalla scrittrice ucraina – sono da esplorare con finalità pedagogiche.

La stampa ex sovietica ha accolto la notizia del Nobel con acredine, sottolineando la speciale avversità dell’accademia svedese per il mondo russo. Dopo Ivan Bunin nel 1933, Boris Pasternak nel 1958, Alexandr Solzhenitsyn nel 1970, Joseph Brodsky nel 1987, il Nobel per la letteratura va a Svetlana Alexievich, nemmeno una scrittrice secondo il quotidiano Izvestia, scelta solo per la sua opposizione al Cremlino. Non si creda però che l’autocensura sui temi del disagio, del rischio tecnologico, del rovescio di un’economia, della guerra, sia prerogativa dei regimi. A fine 2014 furono presentati al Centro Servizi Didattici della Provincia di Torino alcuni progetti sull’impatto ambientale dell’industria bellica da inserire nell’offerta formativa per gli istituti di istruzione. In bibliografia ci sarebbero stati i volumi della Alexievich, ma per la prima volta pur trattandosi di attività gratuite quei progetti non trovarono posto nell’annuario.