appuntamenti

Convegno L’ambiente che educa a Genova

In occasione di ABCD + Orientamenti,  Salone dell’educazione, dell’orientamento e del lavoro, a Genova da oggi fino al 16 novembre, segnaliamo il convengo “L’ambiente che educa”  venerdì 16 novembre dalle 15e30 alle 18 presso la Sala Riviera della Fieracongressi di Genova.  Al convegno, moderato da Doriana Allegri del Comune di Genova, parteciperanno il pedagogista Raniero Regni, Alessandra Montemurro del Centro Nascite Montessori di Roma, la preside dell’Istituto Comprensivo Montessori di Bolzano Heidi Niederkofler e la nostra Beatrice Borri, ricercatrice presso la Freie Schule am Mauerpark di Berlino. In questa occasione Borri parlerà del suo anno di formazione presso una scuola alternativa tedesca,  racconto già pubblicato sul numero 10 della rivista

Alla fiera sarà possibile acquistare l’ultimo numero della rivista e gli arretrati.

 

Convegno L’ambiente che educa
Genova
16 novembre 2012
Fieracongressi h. 15.30 | 18.00
Sala Riviera

 

intervengono
Raniero RegniIl vestito dell’anima: dall’amore all’ambiente al paesaggio –  Docente di Pedagogia Sociale  Facoltà di Scienze della Formazione Università Lumsa di Roma
Alessandra MontemurroUn nido a misura di bambino – Formatrice Centro Nascita Montessori di Roma
Heidi NiederkoflerL’ambiente educativo: dall’ atteggiamento pedagogico degli adulti agli ambienti predisposti agli apprendimenti – Dirigente Istituto Comprensivo Montessori di Bolzano (lingua tedesca)
Beatrice BorriRacconto di un anno in una Freie Alternativschule in Germania – Ricercatrice Freie Schule am Mauerpark
modera Doriana Allegri – Responsabile Coordinamento Tecnico Pedagogico – Comune di Genova

maestri

Consigli a un aspirante lettore

 di Nicola Villa 

 

Più che a un aspirante scrittore i testi, i saggi, le pagine dei Diari e gli interventi di Virginia Woolf sembrano diretti a un aspirante – consapevole e critico – lettore. Consigli a un aspirante scrittore è il titolo di questa agile ma utilissima antologia della scrittrice inglese, uscita nei Bur-Rizzoli a cura di Roberto Bertinetti (256 pagine per 7 euro), che raccoglie alcuni scritti finora inediti in Italia estratti sia dalla monumentale summa dei saggi woolferiani, da poco ultimata (sono sei i volumi degli Essays of Virginia Woolf), che dalle pagine dei Diari, grazie alle traduzioni di Bianca Tarozzi e Giordano Vintaloro. Per Woolf, le attività di scrittrice e di critica sono sempre andate di pari passo, sin da giovanissima quando, appena ventiduenne, iniziò a collaborare con diversi e prestigiosi giornali londinesi, fino a ridosso del suicidio nel 1941. Leggere la saggistica di Woolf può aiutare a comprendere come il processo di formazione della scrittrice sia stato lungo e precoce già dall’infanzia passata nella biblioteca di famiglia (il padre, Sir Leslie Stephen, era un noto intellettuale e storico), mentre quello creativo sia stato concentrato e intenso per venti anni, di cui quelli veramente prolifici sono stati appena dieci. Nonostante pensasse di essere lenta, Woolf ha scritto i suoi libri più riusciti e più sorprendenti in pochi anni e le date aiutano a capirlo: Mrs Dalloway, Gita al faro, e Orlando, i suoi capolavori, vedono la luce dal 1925 al ’28, e Gli anni viene pubblicato dieci anni dopo, a conclusione di un ideale sviluppo della sua sperimentazione letteraria che oggi viene considerata un caposaldo del modernismo. Nella Lettera a un giovane poeta la Woolf scrive una sorta di dichiarazione poetica: “forse è questo il tuo compito – trovare le relazioni tra cose che sembrano incompatibili eppure hanno una misteriosa affinità, assorbire ogni esperienza che ti passa davanti senza paura e saturarla completamente, così che la tua poesia sia un tutto, non un frammento”. Questo per dire che per buona parte della sua vita, 59 anni, Virginia Woolf si è dedicata più “ai libri degli altri” e al dibattito culturale del suo tempo, aspetto mondano che aveva sicuramente contribuito ad accrescere la sua fama. Quello della fama, del riconoscimento, è un tema non trascurabile nel ragionamento di Woolf, che emerge dagli scritti personali come un punto cruciale in rapporto al suo bisogno di indipendenza economica, la celebre “stanza tutta per se” dove scrivere e leggere senza bisogno di altri lavori e dipendenze, ma soprattutto collegato alla sua depressione e al suo bisogno di “attaccarsi” alla vita: “perché la vita è così tragica, così simile a uno stretto sentiero a strapiombo sull’abisso?”, scriveva sul suo diario già il 25 ottobre del 1920. Le sue riflessioni sul denaro rivelano non tanto un carattere ossessivo per il bisogno di riconoscimento, ma più che altro da un aspetto farmaceutico concreto e da un aspetto di reale autonomia politica: “la libertà intellettuale dipende da cose materiali. E la poesia dipende dalla libertà intellettuale. E le donne sono sempre state povere, non solo per duecento anni ma dall’inizio dei tempi”.   

visioni

Il posto in cui vivere. L’amore secondo Haneke

di Arianna Lodeserto

Georges e Anne hanno ottant’anni, sono sposati da molto tempo, condividono la passione per la musica, le minuscole abitudini d’ogni giorno, i pasti, le pulizie, le letture, gli ascolti. Un giorno, la malattia colpisce inattesa le loro vite. Mentre Anne dovrà imparare a difendersi dalla paralisi progressiva, dall’insostenibile perdita dell’autonomia del corpo e della parola, Georges le sta accanto, prova a sorreggere la loro vita così com’era per ostacolare la resa, la morte che infine separa moglie e marito.

Eve, figlia di Georges e Anne trasferitasi in Inghilterra, appare a tragedia avvenuta, chiedendo con incredibile distacco: “cosa posso fare per voi?”. Di fronte a una madre paralizzata, insiste in dettagliati sproloqui su investimenti immobiliari, insoddisfatta attende risposte, esibisce la sua nevrosi, piange quand’è troppo tardi. Come in ogni buona famiglia francese, i nostri stessi figli ci son estranei. Non appartengono più a quegli interni, non possono accedervi se non come intrusi, testimoni di un’altra epoca.

Anche Parigi è uno scorcio ben lontano, un rapido fotogramma inserito in un’unica scena, esterno freddo del domus coniugale, della casa in cui esiste l’amore, di quella camera da letto che il protagonista vorrebbe rendere inaccessibile per proteggere l’amata, per avvolgerla, tenerla stretta a sé. Ma niente sembra poter resistere al destino senza colpa della malattia, neanche la dignità di cui entrambi danno prova.

il libro

Disabilità ieri e oggi

di Maria Dolores Listanti 

Disabili e disabilità sono concetti recenti che identificano abbastanza chiaramente alcune categorie di persone e una serie di questioni relative alla vita associata, al diritto, alle politiche sociali. Nondimeno, quella che oggi si chiama disabilità è una condizione sociale, biologica ed esistenziale sempre esistita nella storia dell’umanità. L’interesse per redigere “una storia della disabilità” può aiutarci a comprendere meglio la disabilità stessa. Attraverso l’approccio storico possiamo provare ad uscire dal presente, dalla contingenza e dalla più che lecita necessità di affrontarla, tante sono le dimensioni di diseguaglianza, stigmatizzazione e discriminazione che vive ancora oggi la gran parte delle persone con disabilità.

La disabilità è un “fenomeno sociale totale” perché continuano a convivere sia le storiche e persistenti cause e modalità di produzione delle disabilità, sia le percezioni individuali e collettive del fenomeno.

L’atavica paura della disabilità che prima la confinava come “qualcosa dell’altro” diventa sempre di più “qualcosa che può riguardare anche me”. La disabilità è una minaccia, una condivisione possibile per ogni essere umano. Un rapporto mondiale sulla disabilità realizzato da OMS e Banca Mondiale nel giugno 2011 indicava che le persone che vivono con qualche forma di disabilità sono oltre 1 miliardo, circa il 15% della popolazione mondiale: messe tutte insieme le persone con disabilità costituirebbero una nazione che, per popolazione, verrebbe dopo Cina e India. Una terza nazione del mondo che è in continua crescita. Alla fine degli anni ’80 la stessa fonte contava 500 milioni di disabili, meno del 10%; nel 2008 erano 650 milioni, oltre il 10% della popolazione mondiale.

La rilevanza dell’impatto e della presenza della disabilità nelle nostre società la fa essere un fenomeno plurale, eterogeneo, non solo perché numerose sono le forme di menomazione ma soprattutto perché sono numerose le dimensioni individuali e collettive(sociali, culturali, politiche, psicologiche) che mette in moto nei diretti interessati e negli altri.

A partire da queste riflessioni generali su storia e disabilità, Matteo Schianchi in questo bel  saggio si ripromette di fornire un quadro generale e complessivo su alcune principali trasformazioni della disabilità, nei modi di viverla e percepirla, dall’antichità fino ad oggi.

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Da Pinocchio a Harry Potter

 

Dalla presentazione della mostra:

In occasione dei 150 anni della casa editrice Salani, inaugura al Castello Sforzesco la mostra Da Pinocchio a Harry Potter. 150 anni di illustrazione italiana dall’Archivio Salani. 1862 – 2012, promossa e prodotta dal Comune Milano – Cultura, Castello Sforzesco e Palazzo Reale con Adriano Salani Editore. Curata da Giorgio Bacci del Laboratorio di Arti Visive della Scuola Normale Superiore di Pisa, la mostra è in programma dal 18 ottobre 2012 al 6 gennaio 2013, con ingresso gratuito.
L’esposizione si articolerà nella Sala Viscontea e nella Sala dei Pilastri del Castello Sforzesco nelle quali verranno esposte 300 opere grafiche provenienti dall’Archivio Salani, dalla Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, dalla Biblioteca Centrale-Palazzo Sormani di Milano, e da altre importanti biblioteche e collezioni italiane. La rassegna consentirà al pubblico di conoscere parte dello straordinario Archivio storico Salani, patrimonio unico in Italia e in Europa, che custodisce oltre 30.000 disegni e tavole originali realizzati dai maggiori illustratori italiani ed europei: da Carlo Chiostri ed Ezio Anichini a Luigi e Maria Augusta Cavalieri, da Carlo Vitoli Russo a Ugo Signorini, da Fiorenzo e Giovanni Faorzi a Gastone Rossini, per arrivare ad artisti contemporanei del calibro di Quentin Blake, Emanuele Luzzati, Mimmo Paladino, Tullio Pericoli, Sergio Staino e Altan. Nella Sala Viscontea sarà possibile ripercorrere la storia della casa editrice Salani attraverso un percorso visivo articolato in tre sezioni. Nella prima parte saranno rappresentati gli esordi del periodo di Adriano Salani, dal 1862 al 1904, attraverso le prime pubblicazioni sotto forma di fogli volanti, libretti e importanti documenti d’archivio.  I periodi di ascesa e declino della Salani verranno documentati poi attraverso le collane a partire dal 1940 fino al 1964. Saranno messe in mostra l’editoria per bambini e ragazzi dai «Primi Amici del Bambino» ai «Grandi Piccoli Libri», il ‘giallo’ inglese de «I romanzi della Sfinge» e «I romanzi azzurri», «La Biblioteca dei Miei Ragazzi», la letteratura di largo consumo dalla «Popolarissima» alla «Biblioteca delle Signorine», la produzione per ragazzi e bambini da «Le Grandi Avventure» a «I Libri Meravigliosi». Si potranno infine ammirare i nuovi codici figurativi dal rilancio della letteratura “rosa” al successo mondiale della saga di Harry Potter (1964-2012). In particolare il percorso espositivo seguirà l’evoluzione della moda letteraria dagli anni Venti agli anni Ottanta: dalla «Collezione Salani Romanzi» all’«Universale Romantica Salani», agli “intramontabili” quali Pinocchio o Heidi, ai cartoni animati della TV, fino ad arrivare ai rinno vati successi di Salani con «Gl’Istrici» e Harry Potter (1986-2010).

Il sito della mostra.