santarcangelo 12

Hamelin e Voltolina: parole e oggetti a uso dei bambini

di Ines Baraldi

Convocando un esercito di animaletti a delimitare un cerchio che chiudesse il proprio monologo, Matjia Ferlin ha impostato la seconda tappa del ciclo Sad Sam con uno spettacolo pienamente affermativo, a dire “adesso sono qui”. Il carattere intimamente personale e autoriflessivo di questo segno appare in tutta la sua chiarezza fin da principio, dove all’appello dei soggetti inanimati segue una risposta solamente nella metafora e nel ricordo.

Se la parola è dunque il primo limite e al contempo la prima chiave d’accesso al palcoscenico ripartito e separato di Matjia Ferlin nel suo Sad Sam/Almost 6, essa è anche il primo strumento per due progetti per bambini pensati da Hamelin e Silvano Voltolina per Santarcangelo•12. Pur trattandosi di due cerchi narrativi di diversa natura, il gioco fra l’etimologia delle parole, origine e funzionalità delle cose, non è che il punto di partenza per la costruzione di una storia smarrita, in Gli sbarriti (laboratorio in quattro incontri curato da Hamelin) e per la variante di un racconto preesistente in Arte per nulla (laboratorio ideato e condotto da Silvano Voltolina).
La storia perduta e celata dietro le 31 scatole, primo dei quattro incontri de Gli sbarriti, è una storia fortemente radicata nella quotidianità: fatta di cellulari fuori uso, piccole radio, viti e bulloni, coperchi e messaggi segreti sospirati in bottiglie vuote, ma anche di immagini e suoni familiari a cui riaccostarsi seguendo il ritmo dell’evocazione e quello dell’inedita scoperta. Partendo dalla relazione con una montagna di cose apparentemente inservibili, perché rotte e fuori contesto, passando attraverso la ricostruzione soprattutto figurativa della funzionalità dell’oggetto, la fantasia conferisce un ulteriore senso a questi resti. Lo stupore con cui poi i bambini testano il suono e il ritmo di un orchestra di oggetti apparentemente senza importanza è tutto sommato lo stesso con cui Silvano Voltolina si riaccosta ad Arte per nulla di Federico Moroni. Il testo del maestro e pittore della piccola Scuola di Bornaccino, torna a essere protagonista per un incontro coi bambini, o meglio per la costruzione di un teatro naturale per una classe senza maestro.

santarcangelo 12

Granny, granny what’s the time?

Più di un mese fa si è concluso il festival di Santarcangelo 12, il Festival Internazionale del Teatro in Piazza, uno dei festival di teatro più importanti e longevi, che quest’anno ha iniziato un nuovo triennio con alla guida un gruppo di critici/curatori  formato da Silvia Bottiroli, alla direzione artistica, e da Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, alla condirezione. Questo nuovo inizio è il frutto di un altro triennio, che ha visto in questi anni la direzione di una figura artistica delle maggiori compagnie di teatro di ricerca italiana – Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, Enrico Casagrande dei Motus e Ermanna Montanari del Teatro delle Albe – nato a sua volta nell’ormai lontano 2008 da una edizione del festival spartiacque, nel quale, un vuoto di potere, diede avvio al primo festival autogestito e al ripensamento dell’idea stessa di festival, del senso della comunità e della partecipazione del pubblico. Quel nucleo si chiamava Potere senza potere  e da allora il ruolo della critica è stato centrale come quello della redazione intermittente di arti sceniche contemporanee Altrevelocità, un gruppo di giovani critici, che ha animato questi anni con un Osservatorio critico permanente durante il festival, un laboratorio di scrittura critica, la cura di Radio Gun Gun, la radio live del Festival, di un foglio e di un blog  proprio in questa ultima edizione. Rilanciamo allora quattro articoli del blog in questa settimana.   

    

di Francesca Bini

Un passo di topo, le sette di sera; un balzo di lepre, mezzanotte. Il tempo dell’infanzia, al pari di quello scenico, ha modi tutti propri per essere misurato e definire i confini. Sad sam/almost 6, una delle ultime performance del giovane e poliedrico artista croato Matija Ferlin, si apre all’insegna di uno spazio liminare, luogo di metamorfosi obbligata. Il gradino di sosta è quello tra i 5 e i 6 anni, tensione anagrafica che apre la strada alla costruzione dell’umano. Solo ora infatti, si scopre la dimensione sociale della scuola, si vivono i rapporti istituzionali con l’altro da sé.

Eppure ancora prima di questo confronto, l’elemento dialogico che dà inizio allo spettacolo assume il volto del rapporto con il proprio immaginario ferino, istanza visionaria e creativa. Sul palco, chiuso in un cerchio di animali giocattolo, sta l’artista, pedagogo e profeta di se stesso, nonché del pubblico. Si rivolge alle tigri e ai cavalli in miniatura con parole dai tratti autoritari, ordina loro quando aprire e chiudere gli occhi per assistere a frammenti onirici danzati. Siano allora di scena le vite effimere di un principe baldanzoso, di un giovane Edward Mani di Forbice e la vibrante fisicità di una figura femminile. Si tratta di fisionomie, le più riuscite dello spettacolo, delineate da materiali poveri e altrettanto deperibili come la carta, che è corona, lama, vestito, e lo scotch, a cingere i lobi della ballerina. Attimi questi, seguiti da elementi di metateatralità durante i quali lo spettatore è portato a chiedersi il perché della sua presenza e del suo ruolo in teatro. Nonostante ciò, afferma Ferlin, sarebbe impossibile parlare solo di psicoanalisi, metodo che instilla il dubbio ma non concede risposte affermative.

appuntamenti

Controcernobbio 2012

Loro a Cernobbio, noi a Capodarco

Capodarco di Fermo (FM)

Comunità di Capodarco, 7-9 settembre 2012

ISCRIVITI AL FORUM

Il Forum di quest’anno si terrà a Capodarco di Fermo e sarà ospitato dalla Comunità di Capodarco, protagonista da più di quarantacinque anni dell’impegno in Italia per i diritti, la solidarietà, la cittadinanza, il lavoro e l’integrazione sociale. Il Forum sarà dedicato alla crisi economica e al ruolo dell’Europa, e in particolare al deficit di democrazia e di unità politica nei processi di costituzione e allargamento dell’Unione e all’assenza di politiche incisive per fronteggiare la crisi, far ripartire una crescita economica sostenibile e di qualità capace di creare lavoro, dare speranza ai giovani, assicurare diritti e solidarietà. Saranno analizzati criticamente il ruolo e le scelte dell’Europa e dell’Italia di fronte alla crisi economica e verranno avanzate proposte concrete, specifiche e puntuali – a partire dalle recenti iniziative di Sbilanciamoci! come “La rotta d’Europa” e i convegni sui temi dell’economia sostenibile e sociale – per uscire dalla crisi cambiando le politiche europee e italiane.

il libro

Detachment: la scuola degli uomini

 

di Caterina Grignani

Il regista inglese Tony Kaye torna nelle sale italiane a più di dieci anni da American History X, film crudo sul razzismo e il neonazismo americano. L’America degli esclusi torna a fare da sfondo a un’altra pellicola a tema sociale, protagonista è la scuola e i suoi abitanti e la desolante realtà della periferia urbana ed esistenziale.

Gli attori sono noti, primo fra tutti il protagonista Adrien Brody nei panni del professore di letteratura Henry Barthes, e ancora James Caen, Christina Hendricks e Lucy Liu. Emergono anche le due giovani interpreti Sami Gayle, nella parte di Erica, prostituta – bambina, e Betty Kaye, figlia del regista, Meredith nel film, studentessa brillante e insicura con la passione per la fotografia. Lo scenario prende quasi vita, è un liceo di un’imprecisata provincia americana, con i classici armadietti di metallo uno dopo l’altro, i banchi e i corridoi chiassosi di giorno e avvolti dal silenzio dopo il suono dell’ultima campanella.

Detachment, sembra porsi l’ambizioso obiettivo di dipingere l’ennesima scuola periferica abitata da alunni demotivati, violenti e senza speranza e da professori che cercano di interessarli lanciandogli il salvagente della cultura. La scuola è dipinta come micro-società, ma non solo nella meritocrazia mancata, nel rimarcare classi sociali e nell’ineguaglianza delle possibilità, è soprattutto specchio di un vuoto umano, della difficoltà di comunicare, di intrecciare scambi e rapporti e di affezionarsi agli altri, di decidere se farli entrare a casa, con noi, o lasciarli fuori. È l’interrogativo universale; quanto e come entrare nel mondo, quanto farsi trasportare e coinvolgere dalla gioia o dalla disperazione degli altri? La chiave di lettura d’altra parte ci viene svelata all’inizio, attraverso l’animazione di un gesso che scrive sulla lavagna, una frase di Camus, estratta da Le Nozze; “Jamais je n’ai senti, si avant, à la fois mon détachement de moi-même et ma présence au monde”.

altre scuole

Un anno di Freie Schule

di Beatrice Borri

 

Dando seguito all’intervista a Gudrun Tolle e Silja Samerski comparsa sul numero 1 degli Asini, nell’estate del 2010 sono arrivata alla Freie Schule am Mauerpark di Berlino. Ho scelto di restarvi, interessata al funzionamento di una struttura costruita sulla partecipazione democratica di chi “fa la scuola” (bambini, insegnanti, genitori, città) e attratta dalla sensibile alterità del suo quotidiano a partire dalla gestione delle relazioni umane, educative e lavorative.

 

La Freie Schule am Mauerpark è una scuola privata, come quasi tutte le altre Freie Alternativschulen e in quanto tale riceve dal Land di Berlino il 63% dei finanziamenti che spetterebbero a una scuola statale di tali dimensioni, con cui viene pagato il personale, mentre materiali, pasti, uscite, viaggi, eccetera sono coperti dalle tasse pagate dai genitori (da 90 a 290 euro al mese, secondo le possibilità). Senza appoggio di alcuna parte politica (tacciate di elitarismo dalla Linke Partei e dalla SPD, che sostengono una scuola di massa e gratuita), le Freie Schulen si trovano generalmente nella controversia di voler mantenere da un lato l’autonomia per quanto riguarda le decisioni di metodo e l’approccio pedagogico, e dall’altro lato, di esigere dallo Stato un finanziamento pari a quello delle scuole statali, nell’idea che ogni scuola possa gestirsi dal basso, mentre lo Stato si occupa della copertura economica.