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Il nuoto e la ricerca della sensibilità

disegni di Bastien Vivès

di Stefano Talone

Bill Sweethenam nel suo Nuoto da campioni, parlando dell’allenamento in acqua dei velocisti, lo  imposta sulla ricerca della forza e su una continua ricerca della sensibilità. I nuotatori che faranno brevi frazioni sono sottoposti più di altri alla presa perfetta della bracciata, per la semplice regola che non hanno tempo da buttare.

L’attuale allenatore dei Master dello sport club Cassia antica Filippo Nesta la pensa come lui: “Una volta che hai costruito la bracciata e la tecnica, una volta che il nuotatore sente l’acqua sulle mani, che raggiunge la giusta sintonia con i recettori, c’è soltanto da sviluppare la sua forza e potenza”.

C’è un ranista nella sua squadra, Andrea Merli, un colonnello della Marina Militare a cui da pochi anni piace nuotare. Non ha un fisico prestante, ma all’età di quarant’anni è riuscito a piazzarsi terzo ai campionati regionali di categoria che si sono svolti a Pietralata. Tutto questo concentrandosi molto sulla tecnica e sullo studio della sua nuotata.

Mi dice Nesta: “Nel nuoto, qualunque distanza si pratichi è la cosa più importante. Un nuotatore che resta fuori dall’acqua per cinque giorni ha già perso la sua sensibilità acquatica e ci vogliono alcune settimane per farla tornare, questo perché noi non siamo nati per vivere nell’acqua”.

È qualcosa che diamo per scontato, ma dal momento in cui camminiamo usiamo equilibrio, forza, mobilità articolare, elasticità per avanzare nello spazio. In qualche modo mettiamo in moto un complicato apparato che abbiamo imparato col tempo a conoscere e a saper gestire. Nell’acqua avviene lo stesso, ma com’è ovvio su un differente livello e ce ne rendiamo conto perché siamo in un differente ambiente. Un posto che non conosciamo, che ci è nuovo e che si basa su nuove regole.

altre scuole

Una scuola cinese a Prato

di Diletta Caprilli e Sara Paccagnini 

Quando da Pistoia siamo andate a studiare cinese a Bologna, e quando poi siamo partite per Pechino, i meno spiritosi tra i nostri conoscenti reagivano così: “Bastava andare a Prato!” Quella banalità (velata dell’immancabile ironia xenofoba latente o scoperta) ci irritava, ma alla fine hanno avuto ragione: da novembre lavoriamo a Prato in una scuola d’italiano per cinesi, “La città proibita” (nome originale come i ristoranti cinesi che si chiamano sempre “Nihao”). La scuola è privata, esiste dal 2005, ed è probabilmente l’unica a Prato gestita da cinesi. In una città di duecentomila abitanti, i cinesi registrati sono circa il 10%, più un incalcolabile numero di abusivi; sono concentrati per lo più nella “Chinatown” di via Pistoiese, dove si trova anche la nostra scuola, che ha più o meno un centinaio di iscritti. Abbiamo classi dalle quindici alle trenta persone, gli studenti pagano 150 euro al mese per frequentare i corsi, sei ore al giorno dal lunedì al venerdì, e dopo una preparazione di circa quattro mesi sostengono un esame di lingua, per ottenere un certificato di livello A2 necessario per il permesso di soggiorno. I nostri studenti, come quasi tutti i cinesi di Prato, vengono dalla conurbazione di Wenzhou, sulla costa sudorientale della Cina, e l’età varia dai dodici ai trent’anni, con un’età media sui venti e qualche anziano ogni tanto; molti sono in Italia da pochi mesi, alcuni da qualche anno, qualcuno ha frequentato un po’ di scuola in Italia, pochi hanno finito le superiori in Cina; i giovanissimi spesso vengono a scuola come “propedeutica”, prima di entrare alle medie o alle superiori di Prato.

appuntamenti

Volti – due giornate di laboratorio aperto di scultura in argilla a Roma

 

Due giornate di laboratorio di scultura per dare spazio alle voci e ai corpi ma soprattutto ai volti. Il volto che
esprime la nostra prima identità, che si trasforma nel tempo ma che rimane sempre riconoscibile a noi stessi. Il
volto è quello che è, ma è anche quello che l’altro pensa che sia. Ci vogliono prudenza, delicatezza, dolcezza,
pazienza, fiducia, umiltà per non imporre all’altro la forma che noi pensiamo egli possa e debba avere per essere
per noi riconoscibile e accettabile. In altre parole ci vuole un certo tatto perché ciò possa avvenire. Un percorso
alla riscoperta di una sensibilità che sappia conoscere, toccare con equilibrio di pesi, con gesti né troppo delicati
né troppo pesanti, che sappiano riportare alla luce, che sappiano togliere ma anche aggiungere. È cercando e
saggiando questi tocchi e questi gesti che vogliamo concludere questo anno di scuola, attraverso un laboratorio
manuale condotto da un maestro scultore, un maestro di tatto e sensibilità, Marco Danielon, insieme ai ragazzi
di scuola e a chi vorrà venire. Un laboratorio di manipolazione di argilla, ad altezza dei nostri visi, dove in due ci si
premura di ritrovare la forma del volto dell’altro, tu il mio e io il tuo, guardandosi con calma, scrutandosi,
scoprendo dell’altro e facendo scoprire all’altro pieghe e ombre tralasciate, scavando e eliminando il superfluo.
Dove la responsabilità della forma, che è la propria identità, si riveli com’è: una responsabilità condivisa.

Per la partecipazione al laboratorio è previsto un contr ibuto spese per i materiali e la presenza
ad entrambe le giornate, prenotand o ai numeri : 338.6450034 – 333.2108694 oppur e alla mail
contatti@asinitas.org. Per maggior i i nfor mazioni www.asinitas.org; facebook Asinitas Onlus