appuntamenti

Arca Puccini. Musica per combinazione. Freaks 2012

 

Oggi inizia la quinta edizione di Arca Puccini a Pistoia.

Questo il programma completo: http://www.nevrosi.org/arcapuccini2012/

Qua sotto invece lo “Scenario” introduttivo.

Il motore immaginario della quinta edizione di “Arca Puccini” è uno degli intrecci possibili tra il filmFreaks (1932) di Tod Browning, classico del cinema statunitense d’avanguardia, e La gioventù assurda (Growing Up Absurd), pionieristico saggio di Paul Goodman concentrato sui problemi dei giovani e sugli ostacoli alla loro crescita nel sistema organizzato.

I giovani freaks oggi non sono da scrutare come fenomeni da baraccone, bensì da incontrare, frequentare come creature attraversate da una diversità lacerante. Le basi di questa idea sono le medesime che stiamo portando avanti con il lavoro dell’associazione Arcobaleno in Casa in Piazzetta, dove nel corso dell’ultimo anno si è sviluppato, tra gli altri, il progetto di una sala prove popolare, oggi assiduamente frequentata da suonatori adolescenti di variegate estrazioni, attitudini e desideri: alcuni di essi saranno i protagonisti del “piano-sequenza” di concerti in programma domenica 28 ottobre.

Proseguendo nel solco tracciato negli anni, e ancor più quest’anno insistendo sulle relazioni e sulla partnership tra enti diversi, cerchiamo di tessere una rete quanto più salda e ampia tra gli Istituti Raggruppati, l’amministrazione cittadina e le altre realtà territoriali impegnate nel dibattito sociale e culturale. Non per caso quest’anno abbiamo scelto di coinvolgere esplicitamente soggetti impegnati nella produzione e nella ricerca teatrale come l’Associazione teatrale pistoiese, il centro culturale “Il Funaro”, il teatro Moderno di Agliana, il gruppo Abythos di Pistoia, ricevendo ospitalità nei luoghi in cui costoro, quotidianamente, portano avanti il proprio lavoro.

 

Arca Puccini è realizzato da
Istituti Raggruppati
con il patrocinio del Comune di Pistoia
con il sostegno dell’Associazione Arcobaleno
in collaborazione con Associazione teatrale pistoiese, il Funaro, Il Moderno – Agliana, Abythos
a cura di nevrosi

visioni di infanzie

Pro o contro l’Omnitrix

di Damiano Pergolis

 

Ben 10 è il protagonista di un cartone animato americano che oggi spopola tra i bambini e i ragazzini di mezzo mondo, essendo diffuso in oltre 178 paesi. A settembre di quest’anno è previsto l’inizio della quarta serie del cartone. Ben Tennyson, nella prima serie, è un bambino di dieci anni, che parte per le vacanze estive in camper con il nonno e con l’antipatica cugina Gwen. Di Ben non sappiamo nulla se non che vorrebbe aiutare i compagni più deboli, difendendoli, ma senza successo, dai bulli della scuola. Ma le cose cambiano nel momento in cui Ben trova un orologio caduto dallo spazio, che sappiamo essere stato messo in salvo sulla terra per evitare che finisse nelle mani di un cattivone intergalattico con i tentacoli sulla faccia. L’orologio si allaccia al polso di Ben che non riesce più a toglierlo. Nel tentativo di liberarsi il polso, Ben attiva accidentalmente l’orologio (il cui nome scopriremo essere Omnitrix, l’oggetto più potente delle galassie) che lo trasforma in un mostro fiammeggiante. Da quel momento, e senza alcuna titubanza o il minimo stupore, Ben diventa un supereroe: l’Omnitrix  gli permette di trasformarsi in dieci alieni differenti, con diversi aspetti e poteri. Grazie a essi Ben difende la terra da una lunga serie di nemici spaziali, affiancato dal nonno Max – che si scopre essere parte di una organizzazione per la difesa della terra dagli alieni cattivi – e dalla cugina Gwen, la quale nel corso della serie acquisirà dei poteri magici.  

Ben 10 si inserisce in quel filone di cartoni animati caratterizzati da una grande varietà di personaggi fantastici, ognuno con aspetto e poteri differenti. Altri esempi sono i giapponesi Pokemon, o gli italo-francesi  Gormiti. Questi ultimi, nati inizialmente come pupazzetti di plastica dura da collezionare, in seguito hanno avuto una serie animata dedicata, oltre a tutta la gadgettistica possibile ed immaginabile. Sia i Gormiti che Ben 10, sono diventati anche  spettacoli teatrali. Questa formula collaudata caratterizzata da una vasta gamma di personaggi mostruosi, zoomorfici o robotici, permette appunto di contornare le serie animate di decine di prodotti, aprendo, un mercato anche nella logica del collezionismo, oltre, naturalmente,  a un bel numero di videogiochi e materiale scolastico e di ogni altro tipo.

Su Youtube si possono trovare  video inseriti da bambini, che mostrano i loro giocattoli di Ben 10 e ne spiegano il funzionamento. Ce ne sono a decine e hanno il tono serioso dei tutorial degli adulti.

il libro

Divagazioni (non del tutto inutili) sulla scuola

di Ugo Cornia. Incontro con Luigi Monti

Il primo capitolo de Il professionale era un racconto, scritto diversi anni fa, e non l’avevo pensato come un racconto sulla scuola, ma sul licenziamento da scuola e l’estasi breve ma bellissima da licenziamento. Avrebbe dovuto proseguire con tutta un’altra storia, che non c’entrava per niente con la scuola, ma con quello che era successo a una mia amica che in quel periodo si era ammalata di una cosa grave (da cui per fortuna è guarita completamente). Però poi ho pensato che a lei sarebbe dispiaciuto molto. E quindi ho lasciato lì quel pezzo pensando che prima o poi ci avrei fatto qualcosa. Pensavo già allora che il racconto sarebbe finito col fatto che sarei ritornato a scuola, ma dovevano essere soltanto poche pagine alla fine. Il centro sarebbe stato come questa mia amica aveva vissuto la sua malattia è come io avevo guardato tutto questo.

Da qualche parte Diego De Silva ha scritto un commento che mi sembra azzeccato per il mio libro. Ha scritto che è un libro sulla libertà (mandare al diavolo tutto per essere liberi) e sulla scoperta della totale inutilità della libertà (per cui torni a insegnare). E sono vere entrambe le cose.

gli asini

 

Gli asini n.11

 

 A scuola, o contro la scuola

 È iniziato il nuovo anno scolastico. Qualche misera novità ministeriale di cui tocca parlare. Invalsi, Tirocinio formativo attivo, concorsone e altri artifici burocratici venduti come importanti novità. Se da un lato la scuola rimane probabilmente l’ultimo luogo pubblico in cui sopravvivono piccoli frammenti non mercificati di sapere, dall’altro, sotto la spinta di piccoli costanti assestamenti tecnocratici, si è trasformata in un informe e intricato insieme di ostacoli che gli insegnanti sono costretti a superare se si ostinano a trasmettere un po’ di luce.

 

 

 

Strumenti

Il carnevale dei serissimi di Nicola Ruganti

La scuola e il futuro di Luca Mori

La corsa dei topi di Grazia Honegger Fresco

La scuola al tempo di Monti di Renata Puleo

Molto più di un pasticcio: Tfa all’italiana di Francesco Targhetta

Esami e quiz anche per gli insegnanti di Claudio Giunta

Tra peluche e cinismo di Giuseppe Montesano

Il disagio della creatività di Alice Rohrwacher

“Ma che lavoro sto facendo?” di Ugo Cornia

incontro con Luigi Monti

immigrazione

L’Africa in casa

foto di Simone Piovan

 

Sono in Italia da quasi due anni, ma se n’è parlato solo ai tempi della convulsa e rozza accoglienza che abbiamo riservato loro a Lampedusa e ora che il programma di protezione, non meno goffo e assurdo, sta per terminare, rischiando di lasciare improvvisamente più di 20mila uomini e donne arrivati in Italia a seguito dei movimenti del Nord Africa in mezzo alla strada. Dopo averli “assistenzializzati” per quasi due anni. Dopo aver imposto loro l’iter improprio e lunghissimo della richiesta d’asilo e il limbo di sfibrante attesa che porta con sé. Dopo averne diniegati la stragrande maggioranza. Dopo averli “condonati”, come potrebbe succedere a breve e come confermano molte voci di corridoio, con un permesso di soggiorno per motivi umanitari che sarà al contempo una manna per la maggior parte di loro e l’attestato della totale insipienza per la maggior parte degli apparati istituzionali che hanno amministrato l’emergenza.

Se ne sta riparlando infine in questi giorni, quasi a chiusura di un cerchio, per lo scandalo dei soldi girati sulle loro teste (denunciato in ultimo da L’Espresso) che non necessitava in realtà di giornalisti d’assalto per essere svelato dal momento che le convenzioni stipulate dalla Protezione civile rientrano in quella emergenzialità che a questo punto dovremmo conoscere bene e che si traduce in una sospensione ormai generalizzata della sovranità democratica.

Ce ne siamo lungamente occupati nel dossier del numero in uscita perché il passaggio di questi uomini e donne e l’impalcatura di aiuto e controllo che abbiamo costruito intorno a loro rappresenta una prospettiva privilegiata attraverso cui guardare le distorsioni e l’assurdità dei nostri sistemi di assistenza, educazione e cura. E della cultura con cui noi operatori li fiancheggiamo.

Anticipiamo l’editoriale a firma nostra che apre il “film” del n. 11 della rivista, tutto dedicato all’Emergenza Nord Africa. (Gli asini)

 

L’Africa in casa

Partiamo dai fatti. A metà gennaio 2011, con i primi arrivi a Lampedusa, si incomincia a temere un esodo biblico in conseguenza dei moti popolari e dei rovesciamenti istituzionali in Tunisia, Egitto e, da metà febbraio, in Libia. Paura in parte giustificata dallo spostamento di centinaia di migliaia di esseri umani alle frontiere nordafricane, in parte accentuata dalla “coda di paglia” del governo per come sono stati condotti in questi anni gli accordi conla Libiae per la conoscenza, mai fatta oggetto di dibattito pubblico, di quello che realmente è accaduto in quei territori in termini di “politiche dell’immigrazione”. La paura cioè che si muovesse verso i nostri confini quella massa di persone a cui, per gli spietati controlli libici delle frontiere e per la politica nostrana dei respingimenti, era stato fino ad allora precluso l’arrivo in Europa. È facendo leva su questa “coda di paglia” che, fino a poco prima di essere trucidato, Gheddafi ha usato clandestini, migranti e rifugiati stranieri come moneta di scambio, come dissuasore e infine come minaccia di ritorsione all’appoggio politico e militare dell’Europa alla causa dei ribelli libici.