appuntamenti

LaBÒra

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 LaBÒra

Ricercare nellassurdo

Non fidarti di nessuno che abbia più di trent’anni

 Bologna

marzo aprile 2013

 

a cura di Altre Velocità, nevrosi, Gli Asini

 

 

Quale alternativa allo scoraggiamento? Siamo alla ricerca di unazione di risposta, motore potenziale di una lotta allassurdo spirito dei tempi, una via fatta di ricerca e sedimentazione che dia valore allautoformazione e al fare insieme. Lassurdità è la cancellazione di strade autonome capaci di mostrare unalternativa. È la reclusione della rabbia in un elenco di possibilità negate.

Partiamo da una domanda e da una constatazione: che cosa si cerca mentre si cresce nellassurdo? Crediamo si possa rimettere al centro una componente culturale fatta di incontri con realtà vitali, apparentementestortee certamente dissonanti; un contesto in cui si alimenti unattitudine propositiva, aperta e curiosa, evitando di fornire lenti per microscopi disciplinari.

Andiamo in cerca di unarte e di un agire che manifestino crepe, incrinature, che facciano del dubbio lo strumento principale per interrogare il tempo presente, sapendo che le risposte sono poche e che tuttavia non si può evitare di inseguirle.

Crediamo si possa costruire un contesto che permetta un salto di qualità nel guardare, a partire dallincontro con realtà che hanno già intrapreso questo percorso, disposte a condividere la propria esperienza per mettere in discussione i propri punti di lavoro.

 

appuntamenti

Benvenuto tra noi a Pistoia

asini-12-13
Venerdì 8 Marzo 2013 ore 18

libreria Feltrinelli di Pistoia

via degli orafi 31/33

 

presentazione della rivista

Gli asini

e approfondimento sul numero speciale della rivista

“Benvenuto tra noi: pratiche e riflessioni intorno alla nascita e al parto”.

 

Interverranno:

Manuela Trinci, psicoterapeuta

Federica Lucchesini, insegnante di scuola media e curatrice del numero

modera Nicola Ruganti.

altre scuole

Come si vive in seminario

laszlo rosso

Laszlo rosso di Magda Guidi

 

Il prossimo numero degli Asini (il 14 di febbraio-marzo) ospita un’interessante critica alla formazione dei giovani preti scritta da Laura Badaracchi già autrice di Fare il prete non è un mestiere (Edizioni dell’Asino 2009). In relazione all’articolo della Badaracchi e al dossier dedicato a “Educazione e religione”, abbiamo  incontrato un giovane seminarista pugliese, Davide Russo, che ci ha raccontato le ragione della sua scelta, come si vive nel seminario di Molfetta (in provincia di Bari) e quali sono i campi d’intervento sociale degli studenti. 

 

di Davide Russo
incontro con Nicola Villa

 

Mi chiamo Davide, ho 23 anni e provengo da Corsano, un paesino dell’estremo lembo della terra pugliese, nella diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca. Frequento il quarto anno del seminario regionale pugliese, che ha sede a Molfetta (BA). Oltre ad esso, in Italia esistono altri cinque seminari regionali, voluti da Pio X, all’incirca nel 1908. Essi raccolgono i seminaristi di teologia di tutta la regione, in questo caso la Puglia. Sicuramente fu una scelta vantaggiosa in quanto, accorpando gli alunni di varie diocesi, risultò da subito più semplice gestire la formazione, lo studio, gli ambienti. Tuttora tale scelta continua a portare numerosi benefici, primo tra tutti la possibilità di crescere in un ambiente che fa dialogare le diversità rispetto alla provenienza, alle tradizioni, ai modi di pensare, alla modalità di fare la pastorale, al territorio… Questo è dovuto al fatto che la Puglia è una regione molto estesa, ed accoglie in sé, sia da un punto di vista sociologico che religioso, tante Puglie diverse (croce e delizia del nostro popolo!). Si pensi per esempio che nel Salento, composto quasi esclusivamente da piccoli paesi, la parrocchia rappresenta ancora il centro della comunità, la fontana della piazza è il perno attorno a cui gira il paese. Nel barese, invece, caratterizzato da grandi agglomerati urbani, ci si trova di fronte ad un’altra situazione, e la modalità di pensare l’azione pastorale della parrocchia non può non adattarsi a questa conformazione del territorio. Il seminario di Molfetta ha dunque il merito di essere una piazza di incontro, una nuova forma della greca agorà, che rispecchia la vocazione della mia regione: ponte di incontro, luogo di passaggio, che da tutti può imparare, a ciascuno ha qualcosa da insegnare. 

panoramiche

La scuola che verrà. Test e meritocrazia negli Usa

di Francesca Nicola

Illustrazione di Roberto La Forgia

Illustrazione di Roberto La Forgia

 

Gli esiti problematici dell’ultima riforma della scuola americana tesa a migliore gli standard educativi attraverso una precisa valutazione dei risultati scolastici degli alunni, della professionalità dei singoli docenti e dell’efficienza degli istituti. L’uso sistematico dei test per favorire la trasparenza meritocratica rischia di scoraggiare lo spirito critico, costruire intelligenze contabili e spingere gli insegnanti a scorrettezze pur di salvare il posto di lavoro.

Mentre vari Paesi europei discutono sulla possibilità di fornire una maggiore autonomia scolastica alle regioni, l’amministrazione degli Stati Uniti da tempo si muove in direzione opposta, introducendo vincoli all’elargizione di fondi federali.

Ne è un esempio No Child Left Behind (NCLB), la riforma del sistema scolastico americano approvata pressoché́ all’unanimità dal Congresso e ratificata dal presidente Bush nel 2002. Obiettivo dichiarato della legge il miglioramento della qualità dell’istruzione pubblica, in particolare per gli alunni svantaggiati e le minoranze etniche (donde il titolo del provvedimento, “nessun bambino lasciato indietro”). In sintesi, essa impone a tutti gli Stati dell’Unione, cui spetta la competenza diretta in materia educativa, di adottare in ogni scuola pubblica sottomessa alla loro giurisdizione un programma di accountability (termine inglese senza esatto equivalente in italiano, ma traducibile con “rendicontazione” o “responsabilità rispetto agli esiti”).

il libro

Braccianti stranieri. Una nota sul libro di Sagnet

Yvandi Mimmo Perrotta

Se è facile trovare in libreria testi che parlino di immigrazione, sono invece rarissimi gli scritti di migranti (e, forse, più in generale di alcune categorie di lavoratori anche italiani) che raccontino in prima persona il proprio lavoro e la propria quotidianità. Ama il tuo sogno. Vita e rivolta nella terra dell’oro rosso di Yvan Sagnet (Fandango 2012), di cui tratteremo più diffusamente nei prossimi numeri de “Gli asini”, è l’autobiografia del giovane studente camerunense diventato nell’agosto 2011 a Nardò il portavoce del primo lungo sciopero di braccianti stranieri nell’agricoltura meridionale. La vicenda di quella lotta storica è già stata in parte descritta; a parlarne è però qui un protagonista e, anche se non si tratta di un “tipico” bracciante africano, è interessante ascoltare i suoi racconti: l’infanzia in Africa, la ricerca del denaro necessario per ottenere il visto per l’Italia, i lavoretti più o meno precari da studente al Politecnico di Torino, e poi l’impatto con i territori rurali del Mezzogiorno, le discussioni con i compagni, la fatica della raccolta del pomodoro, il conflitto sul campo che fece scoppiare lo sciopero, le assemblee, gli scontri con i caporali, i tavoli istituzionali e gli eventi successivi.

Leggere di questi eventi è utile e importante. Tuttavia, poiché conosciamo Yvan Sagnet e il suo tentativo di (ri)portare la Flai-Cgil, sindacato per il quale ora lavora, nei campi per occuparsi realmente dei braccianti stranieri, non possiamo non temere che, con questo libro e soprattutto con alcune apparizioni televisive, egli diventi un nuovo personaggio mediatico o, peggio, una sorta di “uomo-immagine” della Cgil: affrontare seriamente la questione del lavoro bracciantile sfruttato richiede determinazione e coerenza di azioni, piuttosto che denunce televisive.