gli asini

Il nuovo numero

 

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Gli Asini n. 14

febbraio/marzo 2013

Religione e educazione

Da diverso tempo ormai è facile constatare come nelle azioni sociali a cui ci avviene di partecipare, è molto più probabile trovarsi al fianco di alcune minoranze del mondo cattolico, sacerdoti o laici, che non a persone che si richiamano a una cultura di sinistra, o alle forze attuali della sinistra che poi, nei fatti, tanto di sinistra non sono. Con una certa rozzezza e una buona approssimazione, possiamo dire che quest’ultima da molti anni ha preferito occuparsi dell’informazione, della formazione e dei discorsi sul reale piuttosto che delle azioni su di esso. Le minoranze cattoliche rischiano per contro di esaurirsi troppo spesso nella loro pratica perdendo di vista l’orizzonte più generale in cui il proprio intervento è inserito, facendo ancora della loro “testimonianza” una questione di salvezza dell’anima e accettando il contesto, sociale e politico ma anche religioso in cui si muovono – l’ordine della chiesa romana con le sue logiche di potere, le sue alleanze, le sue imposizioni,i suoi privilegi, i suoi ricatti.

 

 Indice

 Strumenti: Assistiti e assistenti

Il mondo cambia di Marco Carsetti

Un nuovo ciclo di Marina Galati

Partire dall’autonomia delle persone di Sara Honegger

Per un nuovo welfare di Giovanni Zoppoli

il libro

Nè educare, nè integrare

torino

di Luigi Monti

La copertina, volutamente kitsch, è un buon viatico per comprendere le intenzioni di Emanuele Maspoli nel dare alle stampe, per Ananke, Torino è Casblanca, divulgativo e appassionato reportage sulla più grande comunità marocchina in Italia: sullo sfondo della corona alpina, una monumentale teiera araba svetta e si innesta alla cupola della Mole Antonelliana. Anche in mezzo ai mercatini, alle chincaglierie, al folklore spurio di un tessuto sociale frutto dell’arte di arrangiarsi e delle imposizioni dell’economia più che di processi orientati all’integrazione e alla partecipazione, è possibile rinvenire tratti culturali autentici. Ed è più facile farlo, questo il senso che si trae a fine lettura, se nell’osservare un territorio e le persone che lo abitano non si è mossi da intenti pedagogici o “rieducativi”, ma dalla curiosità (e nel caso di Maspoli da una vera e propria passione vocazionale già esplicitata nel suo precedente La loro terra è rossa) necessaria a conoscere le reali contraddizioni di un luogo.

Dopo un veloce inquadramento demografico e sociologico (la comunità marocchina di Torino è una delle poche, in Italia, ad avere ormai una sua storia consolidata e narrabile), la prima parte di quest’anomala inchiesta etnografica, che invita a essere usata come vera e propria guida, è dedicata alle attività e ai luoghi della comunità marocchina torinese: bazar, macellerie hallal, panetterie, locali notturni. La seconda parte raccoglie una cinquantina di interviste montate come un lungo dialogo a più voci sulla cultura e sul modo di vivere dei marocchini di Torino, dai viaggi che li conducono in Europa alle condizioni esistenziali che li attendono al loro arrivo, dalle appartenenze confessionali all’organizzazione del culto, dalla condizione femminile alla figura della shewwafa (donne di mezza età fiere e libere che esercitano la magia e consulenze esoteriche a maghrebini e italiani), dai bagni turchi alle associazioni marocchine, dalla condizione giovanile a quella delle seconde e terze generazioni, dalla sessualità alla musica. La guida si chiude con una breve appendice sul meticciato che sta connotando linguisticamente l’arabo dei marocchini torinesi e con una dedicata alle ricette (e agli indirizzi) dei ristoranti da loro più frequentati.

Stime approssimative dicono che nel 2012 100mila marocchini hanno abbandonato l’Europa per tornare in Marocco e che moltissimi altri stanno preparandosi a rientrare. Nella fase di stanchezza politica e culturale in cui il vecchio continente sembra caduto e in cui rischiamo un’emorragia di masse di uomini e donne che potrebbero non trovare più buone ragioni per rimanere in Italia, la curiosità dell’incontro è condizione essenziale (insieme a politiche migratorie capaci di trovare un livello minimo di decenza giuridica, che ancora manca) a preparare il terreno per nuove forme di convivenza capaci di risollevarci dal fango in cui, italiani e stranieri, sembriamo finiti. 

appuntamenti

Tavola rotonda sull’opera di Bruno Ciari

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Tavola rotonda sull’opera
di Bruno Ciari 

in occasione della nuova pubblicazione di
Le nuove tecniche didattiche
(Edizioni dell’Asino)

Sabato 16 Marzo 2013
ore 15
Fondazione Lelio e Lisli Basso
Via della Dogana Vecchia 5
(Roma)

Interventi di:
Alberto Alberti, Mce di Roma
Fiorenzo Alfieri, Mce di Torino
Marco Carsetti, edizioni Else
Marcella Ciari, insegnante, Mce di Torino
Goffredo Fofi, direttore “Lo straniero”
Mirella Grieco, “Cooperazione educativa”
Nicoletta Lanciano, docente Università La Sapienza, Mce di Roma
Franco Lorenzoni, Casa-laboratorio di Cenci (Amelia)
Giorgio Testa, Mce di Roma
Francesco Tonucci, ricercatore Cnr

appuntamenti

Nadea e Sveta a Roma

 
NadeaeSvetaHome
 
La cineteca di Bologna in collaborazione con asinitas onlus, presenta Nadea e Sveta, il documentario di Maura Del pero, vincitore del premio Cipputi al TFF.
 
Un viaggio tra l’Italia e la Moldavia all’interno della storia di 2 donne sospese tra 2 mondi e impegnate nel trapianto degli affetti.
 
 
Il 12 marzo al nuovo Cinema Aquila (20.30/22.30), a seguire della prima proiezione incontro con l’autrice, Goffredo Fofi, Tatiana Nogalic (ass. assomoldave) e Dana Milhalache (ass. spirit Romanesc).
 

appuntamenti

LaBÒra

labora2-fb

 LaBÒra

Ricercare nellassurdo

Non fidarti di nessuno che abbia più di trent’anni

 Bologna

marzo aprile 2013

 

a cura di Altre Velocità, nevrosi, Gli Asini

 

 

Quale alternativa allo scoraggiamento? Siamo alla ricerca di unazione di risposta, motore potenziale di una lotta allassurdo spirito dei tempi, una via fatta di ricerca e sedimentazione che dia valore allautoformazione e al fare insieme. Lassurdità è la cancellazione di strade autonome capaci di mostrare unalternativa. È la reclusione della rabbia in un elenco di possibilità negate.

Partiamo da una domanda e da una constatazione: che cosa si cerca mentre si cresce nellassurdo? Crediamo si possa rimettere al centro una componente culturale fatta di incontri con realtà vitali, apparentementestortee certamente dissonanti; un contesto in cui si alimenti unattitudine propositiva, aperta e curiosa, evitando di fornire lenti per microscopi disciplinari.

Andiamo in cerca di unarte e di un agire che manifestino crepe, incrinature, che facciano del dubbio lo strumento principale per interrogare il tempo presente, sapendo che le risposte sono poche e che tuttavia non si può evitare di inseguirle.

Crediamo si possa costruire un contesto che permetta un salto di qualità nel guardare, a partire dallincontro con realtà che hanno già intrapreso questo percorso, disposte a condividere la propria esperienza per mettere in discussione i propri punti di lavoro.