visioni

Nel corpo della città. Virigilio Sieni al Prenestino

Lunedì 10 e martedì 11 dicembre 2012 al Centrale Preneste –Teatro per le nuove generazioni di Roma (quartiere pigneto – via prenestina) sarà possibile incontrare le figure indimenticabili del nuovo laboratorio diretto dal coreografo e danzatore Virgilio Sieni. Il progetto, a cura di Debora Pietrobono, ha scelto uno specifico territorio di riferimento, coinvolgendo i partecipanti alle attività del teatro e dei Centri anziani municipali del quartiere Prenestino di Roma. L’interazione con la città e il quartiere riguarda innanzitutto la relazione tra i partecipanti, capace di trasformare il teatro in un luogo aperto: il lavoro paziente e attento di Sieni con e a partire dalle persone che abitano il quartiere è rivolto a un’esperienza concreta e condivisa, piena di grazia e mistero, che riscrive nell’incontro la sua epifania giocosa.

Mi rivolgo ad alcuni abitanti di questo territorio, per intraprendere insieme un gioco fondato su azioni coreografiche che intendono sprofondare nella natura del gesto come un dolce, o amaro, viatico all’incontro col corpo. Partendo dalle loro tracce, nei pensieri, nelle posture, nei gesti, nei margini e argini silenziosi, ma a volte urlati, nelle declinazioni dinamiche del corpo tra narrazione, storia e urgenza di apertura, cercheremo di dar vita ad un ciclo di apparizioni fantastiche che guardano a un passato urbano fatto di radure e prati, che si intravedono solo nelle tracce del corpo e nel desiderio di apertura. (Virgilio Sieni)

Francesca Bocchi, Rossana Bondi, Rosanna Bruni, Paola e Unico Campitelli, Virginia Di Consiglio, Angela Falanga, Elisabetta Mazzei, Cristiana e Daniela Minardi hanno lavorato insieme a Virgilio Sieni, con l’assistenza di Manuela De Angelis, ai capitoli di questa narrazione scritta da coppie di attori-presenze concrete e intensissime.

Lunedì 10 e Martedì 11 dicembre, alle ore 21

Praticelli in fiore, un progetto di Virgilio Sieni

parte dell’iniziativa Arte del gesto nel Mediterraneo

Centrale Preneste Teatro

via Alberto da Giussano, 58 – Roma

Biglietto 5 euro, ridotto 2 euro

il libro

Stoner, il racconto dell’accademia

di Nicola Villa

Gli schemi della letteratura occidentale si possono contare sulle punte delle dita di una mano sola. Ad esempio: un uomo nasce; viene colpito da diverse disgrazie nonostante sia una persona onesta e giusta mentre intorno a lui i malvagi prosperano; soffre e sebbene ne sia consapevole non scende mai a compromesso per non perdere la sua integrità; alla fine muore, solitamente per un male oscuro, per un tumore. Quest’uomo è Giobbe dei libri poetici della Bibbia, ma è anche William Stoner, il protagonista di Stoner, romanzo di John Williams, piccolo tesoro ritrovato della narrativa americana del Novecento.

Le due prime frasi del romanzo sono la sintesi di questa variazione sul tema giobbiano: “William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956”. Tra queste due date anonime, non vi è raccontata solo una carriera universitaria assai piatta di un professore che non riesce mai a superare il grado di ricercatore, ma anche un’esistenza prevedibile e monotona, punteggiata di scelte, o non-scelte, sempre infelici. Stoner non si è, infatti, allontanato molto dal paesino rurale e dalla sua fattoria, dove vivono i due genitori contadini (due perfetti estranei). Il suo matrimonio è un fallimento lungo quarant’anni, che si rivela sin dalla disastrosa luna di miele, perché sua moglie è una donna anaffettiva e depressa la quale gli impedisce, in modo spregevole e competitivo, di avere un rapporto con l’amata figlia unica. Non ultimo Stoner diventa vittima di un paradossale gioco di potere interno all’accademia, legato alla valutazione di un dottorando, protetto di un barone, che lo costringe, per più di trent’anni, nel ruolo di professore di matricole emarginato dal corpo docente.

educazione e politica

Gli studenti si muovono

Foto di Bianca Martella

Pubblichiamo oggi un articolo di uno studente romano, alla vigilia di un altro sciopero e di un’altra giornata di mobilitazione e protesta del mondo della scuola. Gli studenti si muovono e si sono mossi, in questi giorni, per dire molte cose, non solo a difesa del diritto allo studio e contro la dismissione della scuola pubblica, ma anche all’attacco della politica e dell’informazione complice e facilitatrice dell’accettazione.  Dopo il 14 e 24 novembre, gli studenti hanno indetto un nuovo sciopero nazionale insieme alla Fiom, a dimostrazione che sono gli studenti medi, più di altri, a rappresentare un’opposizione vitale alla crisi e all’ingiustizia. Non molto tempo fa il sociologo Carlo Donolo ha definito le proteste degli studenti come dei laboratori di democrazia necessari e oggi, sempre di più, gli studenti rappresentano una critica reale ai poteri forti e, di fatto, antidemocratici dell’Europa e del capitale in crisi. Chi è nato sotto il ventennio berlusconiano, i sedicenni-diciottenni di oggi, è costretto a convivere con molta più disilussione e con l’impossibilità di immaginare il futuro, ma, del resto, si fida molto meno degli adulti (padri, professori, giornalisti, politici). (Gli asini)   

di Alessandro Bautista

Non so se ve ne siete accorti ma in Italia esistono dei gruppi di giovani “violenti” che, a volte, si infiltrano nei cortei degli studenti “normali” per rovinare le proteste e vanificare le lotte. È questo che i giornali scrivono e i telegiornali dicono. Quando si parla di giovani e scontri nel resto dell’Europa mediterranea (Spagna, Portogallo e Grecia), i nostri giornalisti sono pronti a salutare quegli scontri come sintomi sociali definiti. Quando succede da noi, la tentazione a mistificare è molto più forte. 

Il 24 novembre, giorno dello sciopero della scuola e delle manifestazioni pacifiche, gli studenti erano gli stessi del 14 novembre, quando le manifestazioni sono state represse da scontri e da attacchi (anche alle spalle) da parte delle forze dell’ordine. Nonostante si voglia far credere il contrario, va ribadito che non esistono manifestanti violenti o pacifici, ma solo la rabbia di non poter esprimere il proprio dissenso sotto i palazzi del potere, l’esasperazione di non essere ascoltati e di non essere rappresentati.  
E i giornali, invece di cercare di comprendere le cause di questa rabbia, magari sondando le opinioni di chi questa esasperazione la vive e la esprime, continuano a lanciarsi in moralismi e giudizi superficiali. Gli studenti sono abituati a delle istituzioni sorde che non ascoltano le loro proteste, ma sono anche stanchi di un’informazione che questa rabbia si ostina a liquidarla come un semplice problema di ordine pubblico. In queste settimane sono passate sotto silenzio le proteste contro l’informazione ufficiale,come il sit-in che si è tenuto a viale Mazzini di fronte alla sede della Rai dopo un corteo spontaneo degli studenti del liceo Mamiani di Roma: in questa occasione e in tante altre gli studenti hanno ribadito il diritto a un’informazione che renda veramente conto delle loro proteste e analisi e di cosa si stia muovendo nelle scuole e nei quartieri. Proprio per questa necessità, non credendo più ai giornali e alle televisioni, gli studenti continuano ad intraprendere la via dell’informazione dal basso, dai volantini ai social network, per raggiungere senza mediazioni la cittadinanza. Una pratica che, insieme alle altre varie mobilitazioni delle scuole, l’occupazione, l’autogestione e altre forme di protesta, sta scandendo queste settimane. La routine delle città è stata ed è tutt’ora scossa da tutte queste azioni che hanno coinvolto non solo gli studenti, ma anche i docenti, il personale ATA e le famiglie,e continuano a farlo.   

visioni di infanzie

Innamorato della luna

Ha inaugurato il 29 novembre e rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2013 presso la biblioteca Braindense di Milano la mostra curata da Martino Negri Innamorato della luna. Antonio Rubino e l’arte del racconto. Antonio Rubino (1880-1964) è una stella di prima grandezza nella galassia dei disegnatori italiani della prima metà del Novecento e ha contribuito potentemente a plasmare l’immaginario di più di una generazione di bambini lettori.

La mostra ripercorre i suoi passi, dai primi lavori in versi di fine Ottocento ai libri pubblicati dopola Secondaguerra mondiale, in un clima storico e culturale profondamente mutato. Tra questi estremi temporali prende forma un’opera di grande ricchezza e varietà espressiva, che tocca ambiti artistici e letterari molteplici ˗ dall’ex libris al racconto illustrato, dalla striscia a fumetti al manifesto pubblicitario, dal romanzo alla poesia, dalla grafica alla pittura ˗ cadendo sempre e comunque nel segno di un’innata propensione al racconto, alla trasformazione di parole e figure in storie.

Baciato dalla luna, signora delle acque e dei capricci, ma anche della poesia e dell’invenzione artistica, Rubino ci ha lasciato in eredità una quantità di narrazioni, nelle quali sono messe in scena senza reticenze o censure le paure e i desideri, i sogni e le esperienze dei bambini, con una serietà giocosa che dimostra un rifiuto netto di quella rappresentazione dell’infanzia edulcorata e falsa ancora tanto diffusa nel pensiero comune.

Per informazioni www.braindense.it

bambini e città

Oltre il proprio naso

immagine di Francesco Chiacchio

del Comitato Spazio Pubblico

Nel 2007 nasceva il Comitato Spazio Pubblico di Scampia, partendo da queste premesse:

Lasciato alla mercè della buona o cattiva volontà degli “altri”, lo spazio pubblico della città ha finito per rimanere inghiottito dagli interessi economici e dai loro surrogati. Spazio pubblico occupato da danaro e potere è l’aria satura di smog, polveri e fumi tossici che respiriamo (Vedi studi epidemiologici….); è il suono violento dei claxon e dei motori che imperversano per le strade; sono le mura occupate da manifesti e insegne pubblicitarie e elettorali; sono le vie occupate da tavolini, motorini, macchine… Terreno di conquista per clan e potentati di ogni sorta, lo spazio pubblico ha finito così per non esistere quasi più.

 Pensiamo perciò che sia arrivato il momento di riprendersi gli spazi pubblici urbani, anche a Scampia. Al posto di progetti calati dall’alto proponiamo di realizzare percorsi condivisi con i cittadini; alle megaopere dispendiose preferiamo piccole sperimentazioni fatte in economia e con materiali naturali o frutto di riciclaggio; alla standardizzazione industriale vogliamo sostituire la creatività locale; piccoli eventi quotidiani al posto di Grandi Eventi sporadici.

In una concezione nuova di città, dove istituzioni e professioni si mettano davvero  al servizio di visioni, esigenze e percorsi di crescita di cittadini non più deleganti,  all’interno di una politica che avvicini il cittadino al bene pubblico, che non vanifichi il “sapere” della gente (patrimonio non adeguatamente valorizzato), come Comitato avanzeremo proposte e svolgeremo azioni per un mutamento radicale della funzione urbana finora svolta dalla Villa Comunale di Scampia e dalla Piazza dei Grandi Eventi.

Le cinque “Oplà”, giornate di piazza con feste e riflessioni condivise con chi veniva da altre regioni italiane; le Piazze dell’Economia Solidale, mercati del biologico che hanno fatto di Scampia un quartiere “normale”, all’avanguardia sui temi dell’alimentazione e della cooperarazione economica; le giornate di studio e incontro intercultuale con i rom e persone provenienti da altri continenti; le inchieste come quelle sui roghi di Ponticelli nel 2009; la Biciclettata nel novembre 2009; la Piazzata nel 2010; le campagne come “nessun permesso”, “ambito 7”, il “Gridas non si tocca”; il Micro Festival dello spazio pubblico nel 2011; Mediterraneo Antirazzista nel 2012, sono alcune delle azioni di questi anni. Azioni che hanno contribuito a far crescere la rete di gruppi e associazioni che a Scampia lavora da sempre attorno alla liberazione di spazi pubblici urbani.