urbanistica del disprezzo

Rom, il linguaggio violento allontana la soluzione

illustrazione di Maja Celija

illustrazione di Maja Celija

 

di Nicola Ruganti*

Ci sono tre campi abitati da cittadini rom e sinti a Pistoia. Uno di questi dalla fine degli anni Sessanta è abusivo ed è situato in un luogo prossimo a una discarica che progressivamente è diventato sempre meno dignitoso. Si parla del campo del Brusigliano, vicino al nuovo ospedale e alla discarica che presto verrà bonificata. Non da oggi i Servizi sociali del Comune di Pistoia, insieme alla Caritas diocesana, si occupano del campo affinché la situazione di degrado non degeneri.

 La notizia oggi è che la città di Pistoia, amministrazione e cittadini, ha un’occasione importante: superare, in modo concertato, una situazione indecente dal punto di vista ambientale e dei diritti della persona. Perché il nuovo campo verrà spostato lì accanto? Perché incrociando le tre possibilità a disposizione (via degli Armacani, Sant’Agostino e area Sciatti) con le esigenze dei cittadini rom che sarebbero stati coinvolti nello spostamento quella è risultata l’ipotesi migliore. Che questo si intrecci con l’ipotesi dell’amministrazione di fare a Sant’Agostino una stazione per lo scambio merci ferro-gomma, magari anche per treni che vengono dalla Porrettana, di fatto rivitalizzandola, non mi sembra un problema, ma l’occasione per osservare una pianificazione territoriale complessa in cui le destinazioni dei terreni non compaiono per caso, o peggio per interessi personali, ma in ragione di una lettura attenta dei bisogni di tutta la città, ai quali si cerca di rispondere. Conosco un certo numero di cittadini rom e sinti e proprio per questo non concepisco l’idea di forzare il dibattito pubblico con un linguaggio duro che addirittura apre all’idea di ghettizzazione. L’interlocutore privilegiato, perché ne ha cognizione storica e ha la titolarità e la professionalità necessarie, è il Comune, in particolare i Servizi sociali. Il bando europeo a cui il Comune ha partecipato prevede anche un monitoraggio sulla qualità dell’integrazione dei cittadini rom con la comunità locale anche per i due anni successivi. Le parole sono importanti e si fa spesso fatica a decidere per se stessi se non si è ponderato accuratamente tutto quello che è sul tavolo della discussione, figuriamoci se non è vero quando si decide per gli altri e in nome di altri. Bisogna essere cauti con le definizioni: chi in questi giorni ha usato le parole “isolamento” e “segregazione” ha fatto una scelta lessicale molto violenta che non è possibile, con i fatti, associare al lavoro lungo mesi di tutta l’amministrazione. Quando si alzano i toni non si cerca la soluzione, la si allontana: l’aut aut schiaccia le sfumature e spesso rischia di penalizzare i più deboli. Stiamo per chiudere una vicenda difficile che restituisce dignità al contesto abitativo di una parte dei cittadini rom e sinti di Pistoia, mi pare difficile che questa notizia non venga salutata con sollievo dai cittadini pistoiesi e dall’associazionismo laico e religioso.

Esistono molte forme di integrazione per i cittadini rom: il superamento dei campi, l’inserimento in contesti abitativi diversi, alloggi popolari e altro. Ma è altrettanto vero che ogni contesto ha la sua storia. A Pistoia i campi sono tre e non è accaduto che si concentrassero in un’unica zona. Questo ha fatto sì che, escluso il campo del Brusigliano, non si assistesse a Pistoia al disastro dei “campi nomadi” di alcune grandi città italiane. “L’urbanistica del disprezzo” si supera in molti modi, noi abbiamo trovato questo e crediamo che sia una pianificazione dignitosa, progressista e, soprattutto, concreta. Si possono rinviare sempre le scelte in attesa della Città del sole di Tommaso Campanella; che ci sarà, ma sempre domani, sempre mai… Oppure si può pensare che la città sia di tutti, anche dei cittadini rom e sinti,  e che si possa iniziare a costruirla oggi; che si possa contribuire a far sì che le cose siano fatte, e bene.

*Consigliere comunale, capogruppo Insieme per Pistoia

in evidenza, urbanistica del disprezzo

Rigore Equità Sviluppo

di Roberto Landolfi

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 8 (febbraio-marzo 2012) della rivista “Gli asini”. Ti incoraggiamo a comprare il numero e ad abbonarti

 

Rigore: tempo del dovuto, tempo del voluto
“Il 2011 si chiude con un atto dovuto; il 2012 si aprirà con un atto voluto”, l’incipit dell’articolo di Guido Tabelloni, dal titolo Il Coraggio di parlare ai cittadini, comparso sul Sole 24 Ore di fine anno 2011, intende spiegare l’azione del governo, quella già avvenuta e quella che dovrà avvenire. Compito davvero arduo. È ben difficile spiegare una manovra che, nel 2011, ha introdotto una quantità di nuove tasse e nuovi balzelli che pochi altri governi hanno saputo imporre, con la presunzione di mettere in sicurezza i conti pubblici. La manovra 2012 dovrà (dovrebbe… vedremo) portare  liberalizzazioni, occupazione, sviluppo. La politica dei due tempi, di democristiana memoria, presuppone un bell’atto di fiducia da parte dei cittadini: il coraggio non lo deve avere solo chi parla chiaro ai cittadini. Il coraggio lo devono avere anche tutti coloro che sono disposti a credere a chi, prima ti dà uno schiaffo e poi dice: tra poco arriva la carezza. Arriverà la carezza? E poi c’è carezza e carezza, dipende da chi la fa e da chi la riceve. Per ora lo schiaffo fa male. In particolare quando colpisce i più deboli, i più poveri e la cosiddetta classe media che, a tambur battente, si avvicina a livelli di gran difficoltà economica. Ma, si dice: occorre aver fiducia nei Professori. Ne avranno gli italiani? Questa è storia che si scriverà nei prossimi mesi.

urbanistica del disprezzo

Da abuso edilizio a evento planetario: la strana storia di Dale Farm

di Nando Sigona

Foto di Susan Craig-Greene

“Abbiamo messo il sito in sicurezza”, dice Tony Ball, il sindaco di Basildon. Decine di giornalisti giunti da tutto il mondo lo circondano. Telecamere, cavi, microfoni, macchine fotografiche, riflettori sono in postazione da giorni; insolita scena da queste parti. Basildon è una new town nata nel dopoguerra dalla fusione di tre villaggi, architettura modernista a basso costo per i pendolari della strabordante Londra. Tony Ball è un politico di provincia – uno dei tanti conservatori che governano l’Inghilterra non metropolitana – che una vicenda di abusi edilizi ha portato sorprendentemente alla ribalta internazionale. La vicenda in questione si può riassumere in due righe: circa ottanta famiglie hanno costruito e abitato abusivamente su terreni di loro proprietà per dieci anni, tentando ripetutamente ma senza successo di condonare gli abusi post-facto. Una vicenda, tutto sommato, di ordinaria amministrazione che però ha intercettato, per caso o per astuta pianificazione, interessi e dibattiti che avevano luogo in altre sedi – a Westmister, a Brussels, a New York. Ed è così che Tony Ball si è trovato lo scorso 19 ottobre a commentare in diretta sui media di mezzo mondo lo sgombero violento di alcune piazzole di Dale Farm, un’area di sosta privata abitata complessivamente da un migliaio di cittadini britannici appartenenti alla minoranza legalmente riconosciuta degli Irish Travellers.