pedagogia e profezia

Fisher, Montesano, Siti: tre libri di testo e di contesto

di Piergiorgio Giacchè

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 54-55 de “Gli asini”: abbonati   o fai una donazione per sostenere la rivista.

disegno di Mazatl

 

Smarrimento

Ci sono stati anni in cui ci si è sentiti tutti protagonisti del mondo e interpreti del proprio tempo?

Forse sì e forse no: forse è stato davvero un capitolo della Storia (molti dicono, il “capitolo finale”), o forse è solo uno scherzo della memoria che ancora consola i più vecchi e intanto produce nei giovani l’inspiegabile nostalgia di epoche che non hanno vissuto… Certo è che oggi, al contrario, si avverte un generale smarrimento, dovuto anche al fatto che i libri di scienza sociale e politica e culturale non spiegano il presente e non preparano il futuro, cioè non sono più “all’altezza dei tempi”… E se non fosse il Tempo ma lo Spazio quello in cui ci si sente “smarriti”? Se non fosse la angosciosa mancanza di futuro o la scarsa memoria del passato a farci sentire persi, ma il non sapere più dove ci si trova a vivere e dove si può operare? Quel Dove che – a scuola – viene prima del Quando, se si vuole rimodulare un Come e perfino ripensare al Perché…

La globalizzazione è una parola porta di cui si è persa la chiave: è un panorama che si finge infinito mentre ci chiude dentro come in prigione. Ieri la globalizzazione la si sventolava come bandiera dell’apertura e della conquista, mentre oggi sembra il fondale di un’ultima scena, dove si viaggia da fermi e ci si veste da turisti ma non ci si sente più esploratori. Intanto, al suo interno o nel suo abisso, i localismi sono rifugi inevitabili ma anche intercambiabili, dove si moltiplicano le ridicole sagre dell’identità e le false frontiere della cittadinanza… Lo smarrimento allora si raddoppia tra Local e Global, obbligandoci a uno strabismo necessario ma pericoloso, che raddoppia e intanto mortifica ogni “punto di vista”. Il Contesto non c’è più, ovvero ce n’è troppo: non offre più sponde contro cui esercitare la critica o entro le quali restaurare un’etica, cioè le coordinate elementari della bussola di chi vuole restare con i piedi per terra, invece di arrendersi al “dolce naufragare” dei naviganti in internet o dei poeti da twitter…