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Sud e migranti

di Mimmo Perrotta

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 8 (febbraio-marzo 2012) della rivista “Gli asini”. Ti incoraggiamo a comprare il numero e ad abbonarti

 

Non passa giorno che non ci venga detto che “ognuno deve fare la propria parte per uscire dalla crisi”. Il “monito del Capo dello Stato”, la “preoccupazione” espressa da qualche altro esponente istituzionale, il segretario del tal partito che dice, “assumendosi le proprie responsabilità”, di essere “pronto a fare la sua parte”. Cosa vuol dire questa frase dal sapore pirandelliano? Che, in realtà, buona parte della classe dirigente non sta facendo la “propria parte” (anche se afferma di essere disposta prima o poi a farla)? Proviamo a rovesciare la prospettiva. Proviamo a pensare che forse, per affrontare la crisi, è necessario proprio cambiare parte. Cambiare sceneggiatura. Entrare anche nelle “parti” degli altri e improvvisare un po’.
In questo articolo vorrei parlare di crisi partendo dall’agricoltura, dal Sud e dai migranti di origine africana, raccontando come alcune realtà che si occupano a vario titolo di queste questioni stiano facendo non (solo) la loro “parte”, ma qualcos’altro e di più. Non è un caso che alcune tra le prime risposte alla (o tentativi di attutire gli effetti della) crisi  economica vengano dall’agricoltura, dal Sud, dai migranti africani: si tratta di un settore economico, di una parte dell’Italia e di un “pezzo” della classe lavoratrice che da anni, da ben prima dell’attuale crisi finanziaria, risentono di varie “crisi”.