i doveri dell'ospitalità

Anarchismo buddhista

di Gary Snyder

 

Il buddhismo sostiene che l’universo e tutte le creature che lo abitano sono in uno stato intrinseco di saggezza, amore e compassione totale, agiscono naturalmente e in reciproca interdipendenza. Il senso di essere “buddhisti” – o poeti, o qualsiasi altra cosa del genere – è di praticare uno stile di vita che possa portare alla realizzazione personale di questo stato originario, che non può darsi da solo e per sé soli – perché non può realizzarsi pienamente se non abbandonandolo e dandolo a tutti gli altri.

Nella visione buddhista, ciò che impedisce il semplice manifestarsi di questo stato naturale è l’ignoranza, alimentata dalla paura e dalla brama. Storicamente, i filosofi buddhisti non hanno indagato a sufficienza quanto l’ignoranza e sofferenza umana siano prodotte o incoraggiate da fattori sociali, sostenendo generalmente che paura e brama sono aspetti connaturati alla condizione umana. Di conseguenza, la filosofia buddhista si rivolge all’epistemologia e alla “psicologia”, e non presta attenzione alle problematiche storiche o sociologiche. Sebbene il buddhismo Mahayana abbia una visione grandiosa della salvezza universale e della compassione infinita, il risultato effettivo conseguito dal buddhismo è lo sviluppo di sistemi pratici di meditazione finalizzati a liberare gli individui dai loro blocchi psicologici e condizionamenti culturali. Il buddhismo istituzionale è stato piuttosto disponibile ad accettare e sostenere le diseguaglianze e tirannie di qualsiasi sistema politico sotto il quale si sia venuto a trovare. Ciò significa la morte del buddhismo, perché è la morte della compassione. Una saggezza senza compassione non può provare dolore.

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L’eclissi della donna

di Dora Russell

(…) Mi è sempre sembrato che la sfida che le donne affrontano nel mondo moderno sia qualcosa di più profondo della lotta per i diritti politici o economici. Qui stiamo discutendo dell’intrusione dello Stato nelle nostre vite private – con qualche beneficio per le persone, come dobbiamo ammettere. Ma cos’è effettivamente questo Stato, al quale ci affidiamo sempre di più come fosse il padre e la madre dei suoi cittadini? È meccanico, burocratico, amante del potere, sadico, guerrafondaio, repressivo. Per sua stessa natura, storia e principi, non può affrontare costruttivamente i problemi umani. È fondato sul principio di mantenere l’ordine con la forza al suo interno, e con la forza aggredire i nemici all’esterno. Secondo questo principio cerca per esempio di affrontare la criminalità e la delinquenza giovanile aumentando notevolmente la retribuzione della polizia, mentre insulta e sottopaga gli insegnanti e gli infermieri. Il suo atteggiamento tradizionale negli affari esteri è una tragedia sulla quale non vale la pena di soffermarsi.

In definitiva, è con questa macchina diabolica dello Stato industriale che le donne sono state impegnate a combattere da quando hanno voluto emanciparsi. All’inizio confuse, hanno premuto per il voto. Ma gli eventi le hanno rese consapevoli che se non emergono dalle loro cucine, lussuose o anguste che siano, per chiedere molto di più, non solo le loro famiglie ma tutta l’umanità sarà in grave pericolo.

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Ragazze

di Harriet Ward

 

“Le dispiacerebbe? Stanza 43, una classe mista. Siamo arrivati a questo punto del programma…”. Cosa importa a che punto sono arrivati? Non so niente – ho la bocca secca – le mie ginocchia tremano. Ingiusto! Ingiusto! Ma eccoli seduti, attenti, e l’orologio ha due ore da girare intorno fino al momento del mio rilascio. Stranamente mi ritrovo a parlare, scrivere con il gesso sulla lavagna, comportarmi come un’insegnante… Loro fanno domande – Io so le risposte! Io faccio le domande – loro sanno le risposte! È interesse vero, con occhi svegli, seconda fila dal fondo? Già le cinque del pomeriggio e non solo sono sopravvissuta, ma mi è piaciuto.

Nel frattempo le mie ambizioni e la mia coscienza si sono affinate osservando gli altri insegnanti. Ci sono lezioni buone e non-tanto-buone, ma ogni insegnante qui sembra aver colto il germe che ho sentito fluttuare nell’aria dell’aula professori – entusiasmo, premura – chiamalo come vuoi… Io penso sia dedizione. La loro motivazione è genuina, la loro preparazione evidente, il loro sforzo generoso -in breve, hanno davvero a cuore gli studenti e provano a fare del loro meglio per insegnare bene.

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A Summerhill scuola antiautoritaria

di Alexander S. Neill

Ritengo che lo scopo della vita sia la felicità, ed essere felici significa provare interesse per qualcosa. L’educazione dovrebbe preparare alla vita. In ciò la nostra cultura non ha avuto successo. La nostra educazione, la politica, l’economia, portano alla guerra. Le nostre medicine non hanno vinto le malattie, la religione non ha abolito i furti o l’usura. L’opinione pubblica si vanta tanto del suo umanitarismo e, ciononostante, approva ancora il barbaro sport della caccia. I progressi sono limitati alla tecnica: sono progressi nel campo delia radio, della televisione, della elettronica, dell’aeronautica. Il nuovo mondo è minacciato dalle guerre poiché la coscienza sociale è ancora primitiva.

Se oggi volessimo porci delle domande, eccone alcune cui è difficile rispondere. Perché l’uomo sembra essere soggetto a un maggior numero di malattie che non le bestie? Perché l’uomo odia e uccide in guerra mentre gli animali non lo fanno? Perché i casi di cancro aumentano? Perché ci sono tanti suicidi? Perché ci sono tanti delitti sessuali? Qual è la ragione di quella forma d’odio che è l’antisemitismo? Perché si odiano e si linciano i neri? Perché tante calunnie e tanto rancore? Perché il sesso è considerato osceno ed è oggetto di battute lascive? Che cosa rende i figli illeggittimi una disgrazia sociale? Perché la religione ha, nel tempo, perduto la sua carica originaria di amore, speranza e carità? Ci potremmo porre migliaia di perché sul nostro tanto vantato livello di civiltà.

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Storia di una rivista

di Colin Ward

Testo inedito della conferenza tenuta il 30 gennaio 1993 all’International institute of social history (Iish) di Amsterdam, in occasione della pubblicazione del centesimo numero della rivista anarchica olandese “De AS!.

 

Complimenti per il vostro anniversario! Mi è stato detto, ma non so se sia vero, che “De AS” sia stata modellata sulla rivista “Anarchy”, che ho diretto dal 1961 al 1970; per questo mi è stato chiesto di parlare dell’influenza che Anarchy ha avuto all’interno e all’esterno del movimento anarchico.

È un tema piuttosto complesso e sono sicuro che l’International institute of social history di Amsterdam sia il posto giusto dove affrontarlo: come sappiamo, esso ospita collezioni di giornali anarchici provenienti dai quattro angoli del pianeta, e chi li stampava e redigeva era convinto che la parola stampata fosse il modo migliore per influenzare le persone.

L’ultima volta che ho visitato questo istituto – e potete rimproverarmi per questa lunga assenza – è stato nel 1951, quando l’amica conosciuta da molti di noi come zia Annie, la signora Annie Adama van Scheltema, mi mostrò l’inestimabile collezione di opuscoli della Rivoluzione inglese degli anni Quaranta del Seicento, compresi quelli di Gerard Winstanley. Sono rimasto incantato dalla assoluta bellezza della loro stampa, che doveva essere stata realizzata – visto che era precedente ai tempi di William Caslon – con piombi o matrici olandesi. Uno di questi opuscoli seicenteschi riportava uno slogan trionfale: “Con ventisei soldatini di piombo, possono conquistare il mondo”.