lavoro

Come riformare il mercato del lavoro?

 

 

 

 

di Michele Raitano

incontro con Simone Calabrò e Elisa Castellucci

 

Durante il decimo Forum di Sbilanciamoci! abbiamo intervistato Michele Raitano, esperto di mercato del lavoro e di welfare state. 

 

Come riformare il mercato del lavoro?

Il punto essenziale su cui ragionare parte da un’evidenza empirica: l’area di vulnerabilità delle giovani generazioni nel mercato del lavoro è molto ampia e questa non riguarda soltanto chi lavora con un contratto a progetto o con contratti a termine. Se osserviamo i giovani nel lungo periodo di tempo, troviamo moltissimi episodi di frammentarietà, di intermittenza e di vulnerabilità dei lavoratori, anche in seguito all’ottenimento di contratti a tempo indeterminato. In altri termini, noi non possiamo preoccuparci soltanto di politiche che ci dicano se e quando i lavoratori ottengono un contratto a tempo indeterminato, perché in Italia sia nelle piccole ma anche nelle grandi imprese il contratto a tempo indeterminato non è sinonimo di garanzie, non è un punto d’arrivo immodificabile. In più, in Italia c’è un problema strutturale ed endemico: una quota enorme di lavoratori autonomi, veri o falsi che siano, non sono tutelati. Dunque bisognerebbe chiedere a una riforma degli ammortizzatori sociali di affrontare questi nodi, e quindi di creare un sistema di tutele effettivamente universali. Che riesca, quindi a dare adeguate garanzie a tutti i lavoratori, soprattutto a quelli che incorrono in maggiori rischi di interruzione dell’attività, ovvero collaboratori e dipendenti a termine. L’attuale riforma, di fatto, non ha realizzato una significativa estensione della platea di beneficiari degli ammortizzatori sociali. L’unica misura adottata, a parte l’aumento delle tutele degli apprendisti e di alcune figure di lavoratori dipendenti, è stata quella di inserire la mini Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego) , che ha eliminato alcune mostruosità del precedente schema delle indennità di disoccupazione a requisiti ridotti. Ma, purtroppo, il sistema degli ammortizzatori sociali continua a offrire garanzie soltanto ai lavoratori dipendenti e, con le tutele maggiori, soltanto ai dipendenti che stanno nel mercato del lavoro da almeno due anni. Nulla è stato fatto, invece, per i lavoratori parasubordinati per le partite iva (e per queste, d’altronde, bisognerebbe trovare soluzione al problema derivante dalla traslazione in minor reddito da lavoro, da parte di datori e committenti, delle eventuali maggiori garanzie di welfare) Al contrario, sono state ridotte le tutele per i lavoratori anziani: si è cancellata la mobilità e non si sono introdotte politiche attive del lavoro di active ageing; quando, invece, l’altra parte delle riforme estendeva enormemente l’età pensionabile, lasciando in una condizione di debolezza moltissimi futuri anziani che avranno difficoltà ad incontrare una domanda di lavoro a loro rivolta.