Educazione e intervento sociale

Medici senza frontiere nell’emergenza migranti

di Marco Bertotto, a cura di G. Fofi e N. Villa

illustrazione di Maurizio Quarello

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 44 degli Asini: acquista il numero e abbonati per sostenere la rivista.

 

Aiutiamo le persone in tutto il mondo dove ce n’è più bisogno, fornendo assistenza medica alle popolazioni colpite da conflitti, epidemie, catastrofi naturali o escluse dall’assistenza sanitaria. Il lavoro di Msf si basa sui principi dell’etica medica e dell’imparzialità.

Msf fornisce assistenza medica di qualità indipendentemente dall’appartenenza etnica, religiosa o dal credo politico. Msf opera in modo indipendente da qualsiasi agenda politica, militare e religiosa ed è neutrale: non si schiera in caso di conflitti armati e si batte per incrementare l’accesso indipendente alle vittime, come previsto dal diritto umanitario internazionale.

Al momento abbiamo progetti in corso in circa settanta paesi. Le nostre attività mediche spaziano dalla gestione di ospedali, cliniche e centri nutrizionali, alla chirurgia di guerra e routinaria, alla lotta alle epidemie e al supporto psicologico per le vittime di traumi. Dal 1971 ci siamo presi cura di milioni di persone. Msf si riserva il diritto di denunciare all’opinione pubblica le crisi dimenticate, di contrastare inadeguatezze o abusi del sistema degli aiuti e di sostenere pubblicamente una migliore qualità delle cure e dei protocolli medici. Nel 1999 Msf ha ricevuto il premio Nobel per la Pace.

Le donazioni dei privati (individui e aziende) rappresentano oltre il 99% dei fondi raccolti. È grazie all’impegno e alla generosità dei donatori che i nostri operatori umanitari possono rispondere rapidamente alle emergenze in tutto il mondo, salvando centinaia di migliaia di vite ogni giorno. Quando scoppia un’emergenza Msf è pronta a intervenire nelle prime 48 ore: questo grazie soprattutto alle donazioni non legate che ci permettono di destinare i fondi dove ce n’è più bisogno.

Educazione e intervento sociale

A Napoli, bambini e scienza

di Giovanni Zoppoli

illustrazione di Torben Kuhlmann

Tornando a Città della Scienza dopo decenni di assenza si può ricevere più di una conferma.

La prima è che è sicuramente una fortuna avere ancora un posto così a Napoli. Sorprende trovare  tanta gente, finalmente file e liste d’attesa lunghissime per qualcosa che non sia una pizza o un panino. Entusiasmo e un  mix apparentemente ben equilibrato tra  professionisti e tirocinanti, tutti accoglienti e preparati.  E’ evidente che  Città della Scienza per rinascere ha fatto scelte importanti, prima di tutto puntare sulla comunicazione e collocarsi nei trend propri della modernità. E per farlo è chiaro che ha dovuto affidarsi all’unica scienza che potesse davvero aiutarla: il marketing e in particolare il marketing per l’infanzia. Direzione ben visibile nelle due attrazioni “Planetario” e “Corporea”, meno nell’Officina dei Piccoli, baluardo di un’idea di divulgazione scientifica basata su altri presupposti. Quegli stessi oggi ancora prevalenti nei libri di testo per futuri maestri e nelle indicazioni accademico-governative rivolte alla scuola, basate sulla convinzione secondo cui non c’è conoscenza senza esperienza. L’esperienza della “materia corpo” in contatto diretto con altra materia, dove per insegnare non è tanto importante dare spiegazioni, quanto alimentare  curiosità e capacità autonoma di ragionamento scientifico. Poco importa se si usa una calamita, un elastico o un cristallo, ciò che conta è la ricerca, nutrita dall’interesse che l’interazione con la natura di quell’oggetto è stata in grado di mettere in moto.