Educazione e intervento sociale

A Napoli, bambini e scienza

di Giovanni Zoppoli

illustrazione di Torben Kuhlmann

Tornando a Città della Scienza dopo decenni di assenza si può ricevere più di una conferma.

La prima è che è sicuramente una fortuna avere ancora un posto così a Napoli. Sorprende trovare  tanta gente, finalmente file e liste d’attesa lunghissime per qualcosa che non sia una pizza o un panino. Entusiasmo e un  mix apparentemente ben equilibrato tra  professionisti e tirocinanti, tutti accoglienti e preparati.  E’ evidente che  Città della Scienza per rinascere ha fatto scelte importanti, prima di tutto puntare sulla comunicazione e collocarsi nei trend propri della modernità. E per farlo è chiaro che ha dovuto affidarsi all’unica scienza che potesse davvero aiutarla: il marketing e in particolare il marketing per l’infanzia. Direzione ben visibile nelle due attrazioni “Planetario” e “Corporea”, meno nell’Officina dei Piccoli, baluardo di un’idea di divulgazione scientifica basata su altri presupposti. Quegli stessi oggi ancora prevalenti nei libri di testo per futuri maestri e nelle indicazioni accademico-governative rivolte alla scuola, basate sulla convinzione secondo cui non c’è conoscenza senza esperienza. L’esperienza della “materia corpo” in contatto diretto con altra materia, dove per insegnare non è tanto importante dare spiegazioni, quanto alimentare  curiosità e capacità autonoma di ragionamento scientifico. Poco importa se si usa una calamita, un elastico o un cristallo, ciò che conta è la ricerca, nutrita dall’interesse che l’interazione con la natura di quell’oggetto è stata in grado di mettere in moto.