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Chi parte chi arriva chi sta

 

Seminario a Lamezia Terme, 18-20 gennaio

Organizzato da:
Rivista Gli Asini
Comunità Progetto Sud

Questo seminario è il primo di un ciclo di incontri che la rivista Gli Asini dedica al Mezzogiorno d’Italia, alle sue trasformazioni sociali, politiche, culturali, economiche, alla sua posizione nel Mediterraneo, alle esperienze e alle possibilità di intervento sociale e politico nelle città e nelle aree rurali. Gli incontri si terranno in Calabria e in Puglia e sono rivolti a operatori sociali e culturali, insegnanti, educatori, attivisti, in particolare a quanti sono sotto i 30 anni.
Il primo incontro si concentra sulla questione delle migrazioni. Le regioni del Sud sono un crocevia, al contempo terra di partenza e terra di arrivo. È oggi impossibile comprendere il Mezzogiorno e agire in maniera sensata per il cambiamento sociale se non si prendono in considerazione la mobilità degli individui, le sue cause, le sue conseguenze. 

Chi parte. Terra di emigrazione, di nuovo. Quell’emigrazione che sembrava finita alla fine degli anni Settanta è ricominciata già negli anni Novanta ed è diventata un fenomeno di massa con la crisi economica cominciata nel 2008. Secondo lo Svimez, tra il 2002 e il 2016 sono emigrate dal Sud quasi due milioni di persone, il 16% delle quali sono andate all’estero. La metà circa sono giovani; la metà non è tornata. Partono studenti che vanno nelle Università del Nord, laureati che non trovano impieghi adeguati ai loro titoli di istruzione, operai precari disoccupati. Contrariamente al passato, gli emigrati non inviano rimesse, non comprano terre, non costruiscono case nel paese d’origine; semmai, vivono altrove con il contributo economico delle famiglie rimaste al Sud. 
Certo, non si emigra da tutto il Sud, non in maniera omogenea: la Puglia sembra la regione che meglio riesce a far tornare i propri giovani; e, rispetto alle aree urbane, sono le aree interne, rurali, montane quelle che soffrono maggiormente. In queste aree, le dinamiche demografiche (al Sud si fanno meno figli che al Nord!) sembrano indicare un futuro di spopolamento e invecchiamento della popolazione, difficilmente reversibile.

Chi arriva. Nel frattempo, e già dagli anni Settanta, il Sud è territorio di immigrazione e di transito. Ci sono oggi al Sud poco meno di novecentomila cittadini stranieri. Processi migratori differenti, individui provenienti dal Maghreb, dall’Africa Sub-Sahariana, dall’Asia, dall’Europa orientale. Badanti, operai agricoli, commercianti. Per molti di loro il Mezzogiorno è solo terra di passaggio, vogliono andare altrove. Fenomeni come le baraccopoli di Foggia e Rosarno e il caporalato indicano da un lato come l’agricoltura delle pianure costiere del Sud sia ancora periferia, oggi di sistemi agroalimentari che hanno i propri terminali nei supermercati di tutta Europa e, dall’altro lato, come i meridionali, per anni oggetto di razzismo e stereotipi, siano capaci anch’essi di sfruttare e guardare con razzismo quanti sono più poveri e deboli di loro. I discorsi leghisti di paura e rifiuto dell’immigrazione, per la chiusura dei porti ai richiedenti asilo, per le derive regionaliste, sono molto diffusi anche nel Sud Italia.

Tra chi parte e chi arriva c’è chi sta. E chi sta, in particolare i ragazzi, i giovani, deve fare i conti con la difficoltà di restare in luoghi nei quali ci sono poche prospettive di sopravvivenza. Secondo lo Svimez, nel 2017 ci sono al Sud 845mila famiglie in povertà assoluta, il 10% del totale. 600mila sono le famiglie in cui tutti i componenti sono disoccupati. Al Sud più che altrove, sopravvivenza vuol dire lavoro nero, precario, sfruttato, raccomandazioni, clientelismo. Le riflessioni sul “restare (o tornare) a Sud”, soprattutto nelle aree interne, riguardano spesso questioni culturali, legate all’“identità meridiana”, alla tradizione, alla lentezza, all’idea che il Sud rappresenti uno sviluppo diverso dal e alternativo al capitalismo del Nord. È però urgente e necessario discutere – e sperimentare praticamente – come si possa costruire (non ricostruire, perché non c’è mai stata) una società più giusta, un’economia che non si basi sullo sfruttamento e sostenibile dal punto di vista ambientale, che contemporaneamente coinvolga gli stranieri che decidano di vivere e gli emigrati che decidano di tornare al Sud.

È per questo che il seminario si rivolge soprattutto a giovani, a persone e gruppi che non solo pensano e analizzano, ma anche praticano forme di intervento sociale e politico e di sperimentazione di economie alternative e dal basso nelle regioni del Sud, e che vogliano ragionare e confrontarsi tra loro, senza intenti narcisisti, inutilmente retorici e autocelebrativi.

Programma provvisorio 

Venerdì pomeriggio (dalle ore 15.00)
Introduzione
“Meridionalismi”, Goffredo Fofi, Marco Gatto, Vito Teti

Venerdì sera
Presentazione e discussione a partire dal film

Sabato mattina
“Chi parte”, Enrico Pugliese
“La politica al Sud oggi”, Isaia Sales, Dario Tuorto

Sabato pomeriggio
“Chi arriva”, Mimmo Perrotta, Alessandra Ballerini, Mamadou Dia, Martina Lo Cascio

Sabato sera
Presentazione e discussione a partire da romanzi, Giulia Caminito

Domenica mattina
“Chi sta”, Marina Galati, Maurizio Braucci, Savino Monterisi, Tonino Perna

La scadenza per l’iscrizione è il 22 dicembre 2018.
La sede del seminario è presso “Oasi S. Francesco D’Assisi”, via Colle S. Antonio, 3 – Lamezia Terme. L’iscrizione al seminario ha un costo di 80€, per coprire le spese di vitto e alloggio.

Info e prenotazioni prenotazioni: comunicazione@asinoedizioni.it | 06/8841880 | 347/3834951

Posti limitati.
Iscriviti con il modulo on-line: https://docs.google.com/forms/d/1n8_bRk6sxK0aCEAtAN5wS02wVgAh1UDZC2x-zcu7ZBs/edit

Seguiranno aggiornamenti sul programma e i relatori e maggiori informazioni sull’iscrizione e le modalità di pagamento.

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Per una scuola elementare

Incontro con Alberto Delpero
Fb: @PassioniPedagogiche

ALBERTO DELPERO è maestro elementare e fondatore
della scuola autogestita Peio Viva, in val di Sole.
Ci parlerà del suo lavoro ma anche dei limiti e delle potenzialità della scuola italiana.
Saranno presenti, per portare la loro testimonianza, alcuni genitori ed insegnanti,
che hanno partecipato al progetto innovativo Scuola Peio Viva.

Lunedì 26 novembre 2018 ore 17:30
Sala degli affreschi – Biblioteca Comunale
via Roma, 55 Trento

Valido come aggiornamento per insegnanti

L’incontro è parte del ciclo

Passioni pedagogiche educare alla libertà e alla differenza incontri sulle idee e le pratiche pedagogiche di ieri e di oggi

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Mille scuole aperte per una società aperta

 

Incontro nazionale SaltaMuri
Campagna “Mille scuole aperte per una società aperta”

La giornata di incontro si terrà il 24 novembre 2018, dalle 9.00 alle 17.00, presso la facoltà di psicologia dell’Università la Sapienza di Roma.

Programma

9.00 Registrazione

9.30 Apertura

  • Giancarlo Cavinato, portavoce Tavolo SaltaMuri;
  • Franco Lorenzoni, per la Campagna “Mille scuole aperte per una società aperta”

10.00 Quali diritti per quale società – Luigi Manconi;

10.40 Cinque scuole si raccontano;

12.00 Lavori di gruppo: esperienze, percorsi, proposte per contrastare le povertà educative e sviluppare conoscenza e convivenza

  • Raccontare e ragionare sulle migrazioni;
  • La distribuzione ineguale di ricchezza e povertà intorno al Mediterraneo e nel mondo;
  • Diritti umani e cittadinanza nella storia e oggi;
  • Educare alla parola: destrutturare stereotipi, ampliare la rappresentazione;
  • Libri, albi e materiali multimediali per promuovere ricerche;

13.00 La Rete delle reti: esposizioni di sperimentazioni interculturali e di inclusione;

14.00 Lavori di gruppo;

16.00 Dibattito e conclusioni.

Modalità di iscrizione

È necessario compilare il modulo online entro il 20 novembre 2018 cliccando qui.

L’iniziativa, essendo organizzata da soggetto qualificato per l’aggiornamento (DM 08.06.2005 e Direttiva MIUR 170/2016), è automaticamente autorizzata ai sensi degli artt. 64 e 67 CCNL 2006/2009 del Comparto Scuola, con esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi. È altresì valida per l’aggiornamento dei dirigenti scolastici ai sensi dell’art. 21 del CCNL 2002 – 2005 dell’Area V e prevede l’autorizzazione alla partecipazione in orario di servizio.

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Mutualismo. Pratiche, conflitto, autogestione

 

 

Mutualismo. Pratiche, conflitto, autogestione.

Roma, 7 – 8 Aprile, via della Stazione Tuscolana 82 (Scup)

Promuovono l’iniziativa
FuoriMercato – Autogestione in movimento, Edizioni Alegre, Rivista “Gli Asini”, Scup, Communia Roma

 

Nel 2018 la crisi economica compirà dieci anni: una crisi che dovremmo forse smettere di chiamare tale, e prendere atto della continuità con cui in questi anni sono state portate avanti le politiche neoliberiste che l’avevano prodotta. Politiche che hanno portato e portano ancora ad un aumento delle disuguaglianze sociali, alla precarizzazione del lavoro, alle devastazioni ambientali, al crescere dell’intolleranza e del razzismo verso i migranti, alla dismissione del welfare state: processi che difficilmente subiranno un’inversione, anche qualora la crisi dovesse finire e dovesse “ripartire l’economia”.

In questi anni, però, in Italia è successo anche altro. In mezzo a una crisi – questa sì – di molti dei tradizionali soggetti (istituzionali e non) della sinistra, sono nate e cresciute esperienze e movimenti che hanno messo al centro della propria pratica politica il mutualismo, l’autogestione, la cooperazione (quella vera). Oggi riconosciamo pratiche mutualistiche nei movimenti contadini, nelle fabbriche occupate, in alcune esperienze cooperative tra e con i migranti, nella solidarietà attiva con le zone terremotate o in seguito ad altre emergenze, nei movimenti contro la violenza di genere, nella riappropriazione e custodia dei beni comuni, nel consumo critico, nelle esperienze di alcuni centri sociali. Come nei primi movimenti operai e socialisti, il mutualismo sembra una chiave per rispondere ai bisogni immediati, per ricostruire legami sociali, per “praticare l’alternativa” (anche se su piccola scala), per elaborare rivendicazioni più ampie. Per costruire, in definitiva, la società diversa e più giusta nella quale desideriamo vivere.

A questi movimenti, a queste esperienze, proponiamo un incontro il più ampio possibile, che si ponga i seguenti obiettivi: