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Sperimentare la lingua

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Asnada apre le attività 2016/17

Scuola Sperimentale per uomini e donne
Ospitata da La Fabbrica di Olinda presso l’Ex O.P. Paolo Pini, in via Ippocrate 45, Milano.
Un luogo intimo e trasformativo in cui, come singoli e in gruppo, si possa entrare in relazione con la lingua italiana,  riappropriarsi della propria storia, dei propri talenti e inclinazioni, per esplorare e interrogare il contesto che abitiamo e, infine, prendere parola con coraggio.

Riapre il 4 ottobre 2016

L’isola del tesoro, scuola di italiano per adolescenti
Ospitata da Spazio Aperto della Chiesa Evangelica Metodista di Milano, via Porro Lambertenghi, 28
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ostruisce un contesto educativo di esplorazione e libera espressione in cui la lingua italiana possa essere sperimentata con audacia nel confronto con i pari, con i grandi e con la città attraverso domande di ricerca, guida di conoscenza e indagine.

Riapre il 12 ottobre 2016

Lingua della terra
In collaborazione con il Giardino degli aromi, presso il parco dell’ex o.p. Paolo Pini in via Ippocrate 45 Milano. costruisce un contesto di apprendimento linguistico attraverso la pratica dell’agricoltura biologica e lo scambio di competenze. 

Ha riaperto il 5 settembre 2016

Radici e rami – Narrazioni itineranti in doppia lingua
Nato dalla pratica di scuola, il gruppo di narratori di Radici e rami esplora la fertilità delle lingue madri e delle storie tradizionali e ne rafforza la presenza nella città di Milano attraverso il racconto orale.

Riapre il 4 ottobre 2016

Per informazioni: centro.asnada@gmail.com

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Bologna, il caso della scuola Longhena

favole-al-telefonino-13-jpg-600x400-clipulardi Agnese Doria

Lo stabile dov’è situata la scuola primaria intitolata, quasi come fosse un presagio, a Mario Longhena, professore, giornalista, partigiano, si trova in via di Casaglia, 39 a Bologna. Mario Longhena fu una figura di spicco nella vita politica bolognese degli anni venti. Professore di storia e filosofia al liceo scientifico (l’attuale A. Righi), amante della geografia e appassionato studioso di carte e di viaggiatori, fu assessore all’Istruzione durante la Giunta Zanardi e fautore delle “scuole all’aperto”.

La strada che conduce alla scuola si dirama da via Saragozza e subito si inerpica fiera nel verde dei colli della città: dopo il primo tornante di Via di Casaglia si oltrepassa una soglia immaginaria e ci si trova ben presto in un altrove.L’edificio che ospita la scuola era nato all’inizio del 900 come colonia estiva per bambini affetti da malattie dell’apparato respiratorio, è immerso nel Parco del Pellegrino, un parco comunale e ultima delle grandi aree verdi collinari aperte al pubblico. Negli anni ‘60 Casaglia era ancora una colonia, i bambini dormivano nell’edificio all’interno del quale anche studiavano. Dagli anni ’70 in avanti i bambini iniziano a salire a scuola e scendere in città con gli autobus e quindi a non dormire più a scuola, sono gli anni in cui si inizia a fondare quelle che sono le basi della sua identità odierna.

Longhena è una scuola pubblica, statale, ma “di città”, non di quartiere. Questo significa che i genitori si assumono, oggi, il rischio di iscrivere i propri figli pur sapendo che esiste la possibilità di perdere il posto alla scuola più vicina (e che spetterebbe loro di diritto) e di finire in fondo a tutte le graduatorie. Accolgono questa incognita per svariati motivi che di seguito brevemente accenno. Il carattere singolare di Longhena inizia fin dall’open day: la struttura non viene mostrata ai genitori, i maestri preferiscono enunciare i principi educativi e le loro buone pratiche, e  attraverso questi racconti inizia a prendere corpo una precisa identità.

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Tutta un’altra scuola: come, perché e per chi

 di Daniela Belletti e Mimmo Perrotta 

immagine di Chris Ware

immagine di Chris Ware

 

Quello delle “scuole alternative” è ormai un movimento sociale, di cui fanno parte moltissimi genitori e insegnanti e di cui è necessario e importante capire di più e meglio caratteristiche, aspirazioni, potenzialità, ma anche ambiguità, contraddizioni, difficoltà.
Un interessante momento di osservazione di questo movimento è stata l’iniziativa Tutta un’altra scuola. La festa della scuola che cambia, tenutasi il 13 settembre scorso nella Villa del Mulinaccio a Vaiano, poco lontano da Prato. Organizzatore principale di Tutta un’altra scuola è la rivista e casa editrice AAM Terra Nuova, che nei mesi scorsi ha promosso un censimento della “Scuola che cambia”, ovvero delle “esperienze educative e scolastiche che in Italia mettono il bambino al centro” (pubbliche e private), con una lunga lista di scuole pubblicata sul numero di settembre della rivista. Tutta un’altra scuola non si è esaurita nell’iniziativa del 13 settembre; gli organizzatori promettono altri incontri. Nel frattempo, si può vedere il sito web tuttaunaltrascuola.it, nel quale, tra l’altro, si possono scaricare gli Atti del convegno di Vaiano.
Obiettivo di Tutta un’altra scuola è rendere visibili e far dialogare “le esperienze alternative di educazione per bambini e ragazzi […] certamente molto differenziate tra loro ma in generale accomunate da una preoccupazione comune: quella di fornire a bambini e ragazzi, a bambine e ragazze, risposte a quello che essi sono più autenticamente, ai loro interessi, alla loro natura, alle loro potenzialità” (dall’intervento di Paolo Mottana, p. 8 degli “Atti”).
Lo diciamo subito: anche noi ci sentiamo per molti versi parte di questo movimento. Per tre anni e mezzo ci siamo impegnati, con altre famiglie, nell’auto-organizzazione di esperienze educative e scolastiche per le nostre bimbe. Un’esperienza che è, forse temporaneamente, finita e che per molti versi tuttora rimpiangiamo. Ma che ci ha reso da un lato più consapevoli rispetto a quello che “manca” nella scuola statale (che oggi frequentano le nostre bimbe) e dall’altro lato attenti alle tante difficoltà e contraddizioni delle scuole “alternative”.

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Scuola di sera

di Gabriele Vitello

illustrazione di Tomi Ungerer

illustrazione di Tomi Ungerer

Sono uno dei 12.000 aspiranti docenti che, nell’estate del 2013, ha conseguito l’abilitazione per l’insegnamento nelle scuole attraverso il TFA (il tirocinio formativo attivo). Nell’autunno dello stesso anno sono stato chiamato da un istituto tecnico del Trentino per insegnare italiano e storia in due classi del corso serale, una seconda e una quarta. Ho insegnato per un paio di mesi anche in due classi del diurno, ma preferisco raccontarvi della mia esperienza al serale. Del serale, infatti, non si parla mai e forse pochi sanno che, a partire dal prossimo anno, con la creazione dei CPIA (centri per l’istruzione degli adulti) l’offerta formativa indirizzata agli adulti verrà ridotta drasticamente (si veda la Circolare Ministeriale n. 36 del 10/4/2014, in attuazione del D.P.R. n. 263 del 2012). Come al solito, le parole “riforma” e “razionalizzazione” servono da copertura a operazioni di taglio alla spesa pubblica, e stavolta è toccato a un servizio essenziale che non solo offre l’opportunità a moltissimi adulti di ogni età di rimettersi in gioco, ma costituisce altresì uno strumento di integrazione fondamentale per i tanti stranieri che risiedono nel nostro territorio.
Detto questo, per non essere tacciato di conservatorismo, ritengo che non dobbiamo nasconderci l’arretratezza della nostra scuola pubblica, un’istituzione d’origine ottocentesca che, come ha spiegato molto bene Norberto Bottani nel suo Requiem per la scuola, non è ancora stata capace di riformarsi e adeguarsi alle esigenze della società contemporanea.
Riguardo alla sola scuola serale, credo che oggi uno dei limiti più evidenti stia nel mancato riconoscimento di una specificità nella formazione degli adulti rispetto a quella dei ragazzi: i programmi sono, infatti, gli stessi del diurno, ma – unica differenza – semplificati e ridotti all’osso. Da quest’anno, addirittura, è previsto l’inserimento di un’ora di religione alla settimana che, probabilmente, verrà disertata da tutti gli studenti.
La scuola serale potremmo quindi considerarla, dal punto di vista dei contenuti dell’apprendimento, una copia sbiadita e incolore del diurno. E questo forse spiega anche il pregiudizio negativo che a volte circola sulle scuole serali e soprattutto su chi vi insegna, spesso considerato un docente di serie B.
Per migliorare la qualità del servizio bisognerebbe pensare a un insegnamento qualitativamente diverso. Insegnare agli adulti non è la stessa cosa che insegnare ai ragazzi o ai giovani, in quanto i loro meccanismi di apprendimento sono profondamente differenti.

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Una scuola per giocatori di strada

Bus (1)

Un giro sul MammutBus?

Questo mondo di falsi seri ti dà la nausea?

Ti piacerebbe imparare a organizzare feste con i bambini, ma non ti piacciono le urla, i fischietti, i palloni gonfiati e più in generale i gonfiabili, nonché il dialetto simil-nordico e altri espedienti di cattivo gusto tanto in voga nell’animazione di oggi?

Ti piacerebbe far rivivere piazze e strade abbandonate attraverso giochi, musica, teatro e festa?

Ti piacerebbe partire da gioco, manualità, musica e teatro per cambiare il mondo?

E ti piacerebbe anche imparare il modo per fare di tutto questo un lavoro?

Se hai un’età compresa tra i 16 e i 24 anni e la tua risposta è sì, leggi quello che stiamo per proporti.