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Futurologia minima del teatro 2018-2033

di Daniele Villa/Sotterraneo

dettaglio della cattedrale di Salamanca

Sotterraneo è un collettivo di ricerca teatrale nato a Firenze nel 2005. Le produzioni del gruppo replicano in diversi dei più importanti contesti nazionali e internazionali. Numerosi i riconoscimenti ricevuti negli anni, tra cui Premio Lo Straniero, Premio Speciale Ubu, BeFestival First Prize. Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory curato da Centrale Fies e ha residenza artistica presso l’Associazione Teatrale Pistoiese (N.d.R.).

 

Nella serie tv Louie, scritta diretta e interpretata dallo stand-up comedian newyorkese Louis C.K., c’è una puntata che si apre in un teatro. Siamo a Broadway. Il 50enne Louis C.K. porta Lilly, la figlia tredicenne, ad assistere a uno spettacolo impegnativo dove riconosciamo attori più o meno celebri che si scambiano complesse battute sul senso della vita. Al culmine di un dialogo sulla morte Louie, col volto segnato dall’emozione, si gira verso la figlia che sta digitando qualcosa sul cellulare. Il genitore si indigna, sebbene in silenzio. La pièce va avanti. Si chiude il sipario. Il pubblico applaude. Una volta fuori dal teatro Louie ordina alla figlia di consegnargli il telefono, perché “in the most devastating moment of the play you were texting with your friends”. La figlia, con estrema calma, risponde che non è così: si stava documentando sullo spettacolo, che trovava meraviglioso. Lilly dimostra poi di aver ascoltato (persino memorizzato) le battute cruciali del dialogo in questione e informa il padre su cose che lui stesso ignorava: il contesto storico della piéce, cenni biografici dell’autore, alcune sue affermazioni pubbliche. La 13enne stava guardando e googlelando la pièce nello stesso momento e la sua conclusione rivolta al padre è chirurgica: “il fatto che diversamente da te io possa apprezzare qualcosa su due livelli non implica che non debba tenere il mio telefono”. Il padre infatti finisce per lasciarglielo. 

La puntata è la numero 6 della 5° stagione. Titolo Sleepover. Questo episodio sintetizza al meglio la condizione in cui mi trovo nel pensare alle trasformazioni teatrali dei prossimi 15 anni: lo stato confusionale. 

Non lo so. Tutto è molto contraddittorio. Tutto è molto statico. Però di una stasi elettrostatica, come se qualcosa dovesse per forza accadere e certe trasformazioni fossero già in atto.

Quindi preferisco stare su un piano narrativo, secondo un principio caro alla science-fiction per cui il miglior modo per conoscere il futuro è inventarlo. 

Suddivido la narrazione in due piani: futuro distopico vs. futuro utopico, pur sapendo che la realtà finirà per collocarsi nello spettro intermedio fra i due.

Una premessa: quando parliamo di futuro dovremmo tutti tenere presente che volenti o nolenti siamo immersi in una sorta di narrazione catastrofica collettiva. Ne parlava già anni fa Marco Belpoliti nel suo Crolli: il nostro tempo è come “un tempo penultimo, una finisce che non finisce di finire”, scandita via via dal crollo del Muro di Berlino, dal crollo delle Twin Towers, dalla crollo (temporaneo) della finanza globale, eccetera. Per uscire da questa bolla catastrofica bisogna focalizzare anzitutto che si tratta di una narrazione manipolatoria, mirata a sollecitare le forze più conservative della società. Come sostiene Stefano Laffi nel suo La congiura contro i giovani, l’idea di vivere nella catastrofe ci spinge al godimento immediato e al saccheggio, invece che al progetto, fa di noi degli eterni adolescenti votati al consumo, incapaci di generare un’idea di futuro. Per questo è meglio togliere dal tavolo l’idea della catastrofe, del collasso dell’Occidente, della Fine, per dirci piuttosto che stiamo vivendo un vero e proprio passaggio epocale – per la crisi, i flussi migratori, i cambiamenti nello scacchiere geopolitico, i conflitti diffusi, la rivoluzione digitale, l’avanzata delle macchine, il conto alla rovescia climatico eccetera. Mi sembra che la nozione di passaggio epocale conservi un portato di allarme, senza però l’effetto paralizzante prodotto dalla narrazione catastrofica.

E in tutto questo, il teatro…?

l'altro teatro

Il futuro del teatro: le età dell’uomo

di Rodolfo Sacchettini

illustrazione di Anke Feuchtenberger

 

Tutto il mondo è un palcoscenico. E tutti gli uomini e tutte le donne non sono che attori, con le loro entrate, le loro uscite… E ciascuno nella vita recita molte parti, ed i suoi atti sono sette età… così fa dire Shakespeare al poeta Jacques in Come vi piace. E poi chiuderà il cerchio, dicendo che il teatro è lo specchio del mondo. Teatro e teatralità, vita e finzione… in quattro secoli lo specchio si sarà rotto mille volte, eppure il discorso tiene, resiste, continua a interrogare. Ribaltiamo per una volta i termini, lasciamo da parte lo specchio e osserviamo il potenziale Narciso che, come ricordava Carmelo Bene, è un mito tragico, che poco ha a che fare con la civetteria. Impossibile, in astratto, definire lo spettatore che decide di immergersi nel teatro per conoscere se stesso, ma è invece ipotizzabile ragionare su quale sia lo spettatore che si reca a teatro e genericamente comprenderne la motivazione, che di solito ha origine da fatti concreti e contingenti. E soprattutto comincia a diventare interessante capire se le sette età dell’uomo si specchino nel teatro. Si dovrebbe compiere un’analisi demografica precisa del pubblico. Sul fronte del “consumo culturale”, quanto ai media maggiori (tv, radio…), lo si fa da tempo, e i risultati a volte non sono scontati. Sorprende per esempio che da pochi anni a questa parte siano iniziate a comparire campagne pubblicitarie molto specifiche (pannolini e dentiere nelle ore e nei programmi più inaspettati…). 

In sintesi l’impressione più forte è questa: i consumi culturali riguardano sempre di più due sole generazioni gli under 18 e gli over 65. È da tempo che il pubblico si caratterizza per questi dati anagrafici, ma adesso la forbice si apre in maniera clamorosa. L’età del lavoro ha perso tempo. E andare a teatro richiede organizzazione, denaro, impegno. La crisi degli ultimi dieci anni e le abitudini mutate con la rivoluzione digitale e le televisioni satellitari, spingono a rimanere a casa. Il tempo libero è mangiato da altre attività. Nell’età del lavoro si va a teatro o si fruisce di consumi culturali spesso per motivi di lavoro. Chi lavora nella cultura consuma cultura, ma “gli altri” paiono farsi in numero sempre più ridotto. Complice la crescente necessità economica del botteghino, oggi gli over 65 iniziano a diventare gli interlocutori e i clienti più forti, con un possibile sbilancio dell’offerta generale. Quale teatro per gli under 18? Quale teatro per gli over 65? Possibili intersezioni? E per gli altri?

Questi che seguono sono sintetici appunti che non hanno alcuna pretesa, se non quella di condividere qualche inquietudine e di provocare un po’ di ronzio, sollecitando analisi più approfondite.

appuntamenti

Pedagogia dello sguardo

Crescere nell'assurdo banner

CRESCERE NELL’ASSURDO #Bologna
c/o Sala Tassinari di Palazzo D’Accursio, Piazza Maggiore
14 maggio 2016

Siamo spettatori tutti i giorni. Sempre più siamo però spettatori-consumatori, immersi in una fruizione costante i cui meccanismi crediamo sia urgente smontare e analizzare. Riprendendo un classico del pensiero educativo – Growing Up Absurd di Paul Goodman – invitiamo gli interessati a un appuntamento pubblico in cui artisti, sociologi, scrittori, critici intervengono sullo sguardo, sull’ascolto, sulla comune condizione dell’essere spettatori. In che modo l’arte può abitare l’educazione, affiancarsi alla crescita, stimolare l’immaginario mantenendo una funzione critica? Relazioni, dialoghi, disegni, tavole rotonde, interventi video compongono una giornata in forma di convegno ma con il carattere di “evento fluxus”.

Programma

ore 09:30 / 13.30
Giorgio Vasta (scrittore)
Maddalena Giovannelli / Stratagemmi (docente e critico teatrale)
Stefano Laffi / Codici – Agenzia di ricerca sociale (sociologo)
Maurizio Braucci (scrittore e sceneggiatore)
Giovanni Boccia Artieri (docente, saggista, sociologo dei nuovi media)
Stefania Peca – Baumhaus

ore 14.30 / 18.30
Antonio Ciarletta / Blow Up (critico musicale) e Federico Savini / Blow Up (critico musicale)
Carlotta Tringali / Amat Scuola di Platea (critico teatrale, operatrice), Tiziano Panici (regista e direttore artistico),
Bruna Gambarelli / Compagnia Laminarie (direttrice artistica), Liliana Cupido (Canicola Bambini)

Massimo Conti / Kinkaleri / KLM (coreografo), Chiara Lagani / Fanny & Alexander (drammaturga e attrice),
Daniele Villa / Teatro Sotterraneo (dramaturg)

Roberta Ferraresi (critica e ricercatrice)
Vittorio Giacopini (scrittore, critico e conduttore di Pagina3 Rai Radio3)

Con la partecipazione dei disegnatori: Andreco, Mariachiara Di Giorgio, Cristina Portolano, Marco Smacchia, Arianna Vairo

Il programma completo

appuntamenti

Infanzia e città

www.teatridipistoia.it-pdf-infanzia_citta.pdf

 

Pistoia, 6 Aprile / 5 Maggio 2013

Ci sono molti modi per guardarsi attorno, ma quando il disorientamento è grande, vedere con lo sguardo dell’infanzia è un modo per andare all’essenziale, per non perdersi dietro le nozioni, ma ricercare nella realtà. Una città capace di essere attraversata e abitata e vissuta dalla furia dell’infanzia è una città migliore per tutti. E la città, così come la campagna, dovrebbe essere piena di cose che di per sé attirano l’immaginazione e la laboriosità infantile, senza bisogno di tanti altri surrogati. Le immagini di Roberto Innocenti, con la loro chiarezza e complessità, ci raccontano di una Cappuccetto Rosso di oggi che per raggiungere la nonna si perde nel bosco contemporaneo del traffico e delle merci, e ci raccontano di una casa in campagna che nel corso degli ultimi cento anni viene abitata, abbandonata e trasformata in molti modi. In questo nuovo progetto l’Associazione Teatrale Pistoiese grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia propone un laboratorio per bambini guidato da Hamelin e da Orecchio Acerbo alla scoperta del territorio circostante e delle sue tante mutazioni. E seguendo il cammino di Cappuccetto Rosso si incontrano le parole e la poesia di Giuliano Scabia, una “repubblica dei bambini” nello spettacolo di Teatro Sotterraneo, la musica pop sperimentale degli americani Parenthetical Girls; si incontrano inne altre due ragazzine che si affacciano al mondo circostante, alla meraviglia dell’esistente e ai pericoli di tutti i giorni: la Dorothy di Il Mago di Oz nello spettacolo teatrale Him di Fanny & Alexander e Zazie nel celebre film di Louis Malle.

(Rodolfo Sacchettini Presidente Associazione Teatrale Pistoiese)

7 aprile – 1 maggio
“Lo specchio del mondo: Casa del tempo e Cappuccetto Rosso”, mostra di Roberto Innocenti, Palazzo Comunale, Sale Affrescate,

7/14/21/27 aprile
“Fra la campagna e la città: lo schedario dell’esistente”, dalle 14.30, a cura dell’Associazione Hamelin, in collaborazione con Orecchio Acerbo

21 aprile ore 16,30
“C’era una volta Cappuccetto rosso: Bambini e genitori di fronte allo spaesamento della contemporaneità”, a cura di Manuela Trinci, Sale Affrescate Palazzo Comunale

16 aprile ore 21
“Zazie nel metrò” di Louis Malle, in collaborazione con Mabuse Cineclub, Cinema Globo

24 aprile ore 21
Parenthetical Girls (Portland/USA) e S.U.S. in concerto, Pianeta Mèlos

14 aprile ore 16
“La Repubblica dei bambini” di Teatro Sotterraneo, Piccolo Teatro Mauro Bolognini

17 aprile ore 21
“Canti del guardare lontano con bambino d’ora”, di e con Giuliano Scabia, Piccolo Teatro Mauro Bolognini

30 aprile ore 21
Him di Fanny & Alexander, Piccolo Teatro Mauro Bolognini

teatridipistoia.it

“Gli asini” numero 10, giugno-luglio 2012

Come sognano le formiche verdi

INDICE

Strumenti
Barbiana era una scuola di Adele Corradi. Incontro con Nicola Ruganti e Giulio Vannucci
Infinito presente di Stefano Laffi
La lotta di classe in classe di Luigi Monti
Culi di piombo e récupération di Goffredo Fofi 

Il racconto dell’infanzia
Narrare storie di Damiano Pergolis
Bambini veri e bambini ideali di Marco Franzoso. A cura di Nicola De Cilia
Desacralizzare l’infanzia di Carola Susani. A cura di Nicola Villa
Il filtro del disegno di Magda Guidi, Mara e Tiziana Cerri. Incontro con Nicola Ruganti e Maria Nadotti
La repubblica dei bambini di Daniele Villa (Teatro Sotterraneo). A cura di Rodolfo Sacchettini
La gioventù, struttura mossa di Francesco Targhetta. A cura di Damiano Pergolis
Precarietà e poesia. Una nota di Fabio Donalisio
Storie per bambini, storie di bambini di Hamelin. Incontro con Damiano Pergolis
Pippi e Gian Burrasca, l’infanzia mutante di Manuela Trinci
Dimmi basta disegni di Marco Smacchia
Il Silvio di Arlt, “bello come Giuda” di Giacomo Pontremoli
Faeti, il precursore di Emilio Varrà
Videogames sì e no di Simone Caputo

 Film: Scuole alternative in Germania
Una storia delle scuole libere di Matthias Hofmann
Un anno di Freie Schule di Beatrice Borri
Motori di riforma o artefici di isolamento? di Roland KernGustav Schmidt e Steffen Zillich
Tra omologazione e ribellione di Gerold Scholz

Continua…
Pinocchio e Alice di Alberto Savinio

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