Bologna e il nulla che avanza. Note sulle politiche cittadine e urbane

di Lorenzo Betti e Piergiorgio Barbetta

Il muro di Acer a difesa di Xm24 il giorno dopo lo sgombero

Sabato 29 giugno, un imponente corteo di circa diecimila persone sfila per le strade di Bologna. Manifesta contro “Il Nulla che avanza”, citazione da “La storia infinita” utilizzata dagli attivisti di Xm24 negli ultimi mesi di mobilitazioni in difesa dello spazio autogestito di via Fioravanti 24 nel quartiere della Bolognina. Rivendica i locali concessi nel 2002 dall’allora sindaco Guazzaloca, grazie all’azione della piattaforma Contropiani, che dalla fine degli anni ’90 aveva raccolto la maggior parte dei gruppi e collettivi del movimento bolognese. Guazzaloca, il primo e ultimo sindaco di centrodestra, dice la falsissima coscienza cittadina, dimenticando che le politiche dei sindaci di centrosinistra che sono seguite non sono state meno reazionarie – dalle insensate lotte ai graffiti (salvo poi metterli nel museo), ai tornelli che ora impediscono l’accesso ai bagni universitari, passando per una stagione di sgomberi selvaggi. Dal 2002 hanno trovato casa a Xm associazioni, collettivi, ciclofficine, scuole di italiano con migranti, sportelli medici e legali, laboratori di hacking, fiere dell’editoria indipendente, mercati biologici, concerti e altro ancora. Progetti e attività accomunate da una spontaneità vivace e creativa, capace di interloquire col territorio e di far stare assieme pezzi diversi di città e di movimento.

Poco più di un mese dopo, martedì 6 agosto, Xm24 viene sgomberato. Nonostante le numerose manifestazioni e la solidarietà espressa a livello locale, nazionale ed europeo, arriva la ruspa. Salvini la rivendica subito (è il giorno seguente all’approvazione del decreto sicurezza bis), il sindaco Merola si arrampica sugli specchi, definendo lo sgombero ruspamunito “una liberazione dell’immobile”, fatta in maniera “equilibrata e coerente”. Nonostante la giornata di resistenza creativa e nonviolenta (fuochi d’artificio per avvisare la cittadinanza di quello che stava per succedere, “sirenette” asserragliate in piscina, “piccioni” sui trabattelli, sui tessuti aerei, sul tetto), il Nulla doveva avanzare e gli attivisti e i cittadini di Bologna e della Bolognina hanno perso in poche ore uno spazio di frontiera che per quasi vent’anni è stato in grado (con tutte le difficoltà e le contraddizioni di esperienze come questa) di elaborare e sperimentare forme autentiche di partecipazione. Uno spazio aperto, plurale e conflittuale in un quartiere dove al contrario si sperimentano da anni solo sterili discorsi sulla legalità e sul decoro.

L’Xm circondato dalla polizia. All’interno la resistenza delle “sirenette” in piscina e degli attivisti sul tetto

Circondato dalla “Trilogia Navile” (mastodontico e fallimentare progetto urbanistico lasciato incompiuto da privati e amministrazione comunale), dall’imponente scheletro di una futura “Casa di Quartiere”, dal futuro “Student Hotel” per studenti e turisti benestanti (edificio che per anni ha ospitato l’“Ex Telecom”: una delle occupazioni abitative più grandi e interessanti d’Italia), dalla stazione Centrale di Bologna (Alta Velocità compresa), dalle accecanti vetrate degli uffici Comunali progettati da Cucinella e dal quartiere tra i più densamente abitati e popolari della città, Xm24 era un luogo di frontiera e sperimentazione anche per l’area cittadina in cui si trovava.

La “questione Xm” è iniziata immediatamente dopo l’elezione di Virginio Merola a sindaco: la nuova amministrazione, la prima dopo il commissariamento, decide di riprendere immediatamente il discorso legalitario ereditato dalla lezione di Cofferati. Inizia una lunga stagione di sgomberi di centri sociali e culturali: Bartleby, Atlantide (stabile ancora inutilizzato e murato a più di 4 anni dallo sgombero), Labàs (grande caserma che, a due anni dallo sgombero, non ha ancora nessuna progettualità concreta) e il Laboratorio Crash. Sono gli stessi anni che la questione abitativa scoppia in città e gli sgomberi raggiungono così anche le grandi occupazioni abitative come l’“Ex Telecom”. Uno stabile occupato che, dopo aver dato casa a un centinaio di famiglie in grave emergenza abitativa e aver fatto rivivere per il quartiere e la città un enorme edificio abbandonato da anni, una volta violentemente sgomberato e murato, è stato venduto e ha iniziato lentamente la sua trasformazione in “Student Hotel” “per viaggiatori, cittadini del mondo, studenti e freelance”.

Il Nulla avanza da anni nelle politiche cittadine, cercando di creare un nuovo quartiere fatto di parcheggi, “Finger Food Festival”, residenze per classi medio-alte, strade e rotonde dove poter sfrecciare solitari con la propria auto. Parallelamente le attività economiche che riescono ad aprire e insediarsi con più facilità in quartiere sono centri scommesse e bar con sale slot.

In un’intervista su “Repubblica” dell’8 agosto, il presidente del quartiere Navile Daniele Ara (in organico al Partito democratico bolognese), cercando di mettere in contrapposizione le attività di Xm24 con altre realtà del territorio, rivendica orgogliosamente piccole attività di rigenerazione urbana che diverse associazioni di cittadini hanno stimolato nella zona (il Dopolavoro ferroviario –DLF, il mercato Albani, il parco della Zucca). Come anche lo stesso Ara sa bene però, molte di queste attività e progettualità sono nate e sono cresciute a Xm24 per poi prendere altre strade in quartiere e oltre. D’altro lato raramente l’amministrazione bolognese è riuscita in questi anni ad avere un’influenza sostanziale e positiva nella vita della Bolognina (se non per facilitare gli investimenti di grandi capitali di privati che stanno trasformando le aree ex-industriali in aree residenziali per classi medio-alte con discount e centri commerciali a portata di mano). Per quel che riguarda progettazioni sociali e culturali ha dato al massimo il beneplacito ad attività svolte dall’associazionismo più o meno di base.

Sullo sfondo dello sgombero, cantieri fermi da mesi: “Casa di Quartiere” (e in lontananza, gli uffici del Comune)

Durante le trattative che hanno precedute allo sgombero, l’assemblea di Xm24 aveva accettato anche di liberare l’immobile di via Fioravanti per trasferirsi in altri immobili pubblici e non utilizzati presenti in Bolognina. Tra le proposte fatte, c’era la Caserme Sani, una delle aree verdi più importanti in quartiere. L’area è abbandonata da una ventina d’anni e le alte mura ex militari la difendono dal poter essere vissuta dai residenti della zona che riescono solo a immaginare le potenzialità del suo contenuto. Il Dopolavoro ferroviario, di cui tanto il Presidente Ara va fiero, è un rudere racchiuso anch’esso da alti cancelli e reso accessibile solamente dalla forza di volontà di alcuni privati che, con fatica, organizzano eventi culturali e sportivi.

È chiaro che la scelta è stata quella di eliminare uno spazio scomodo. A fine luglio, in consiglio comunale, si è votata in tutta fretta una modifica al bilancio che prevedesse due milioni di euro per costruire un co-housing nello stesso edificio di Xm24. Finalmente, con un abile operazione di social washing dopo tante idee e tentativi il Comune è riuscito una scappatoia legittima per sgomberare Xm. Ci provavano dal 2012, quando la giunta aveva presentato il progetto di una rotonda per decongestionare l’affollato incrocio tra l’arteria di via Fioravanti e l’asse via Gobetti-via Bolognese. Il posto più ovvio dove costruirla era, secondo l’amministrazione, esattamente lo spazio dell’ex mercato. La prima idea di demolizione del centro sociale intendeva semplicemente tirarne giù una parte per farci una rotonda. Una serie di iniziative accomunate dallo slogan “La realtà non è rotonda”, tra le quali anche la presentazione di un progetto urbanistico alternativo e il famoso dipinto dello street-artist Blu, aveva sventato la distruzione di parte dell’edificio e ottenuto una convenzione triennale con il Comune. Nel giugno 2016 è scaduta la convenzione e il Comune ha più volte manifestato la volontà di riottenere il posto, aprendo le dighe alla più destrorsa retorica della legalità: la Bolognina è un quartiere degradato, Xm contribuisce al degrado (“non è compatibile con la realtà del quartiere” dicevano i pasdaran dello sgombero, smentiti dalla solidarietà espressa da molti residenti) e allora mettiamo al suo posto una bella caserma dei Carabinieri. Infine, dopo la caserma è stata la volta della “Casa della letteratura”, idea osteggiata perfino da molti intellettuali cittadini.

Oggi il Comune sembra aver preso una decisione. Prova a dar mostra di un volto buono e comprensivo del potere, se non altro perché si rende conto che il centro sociale ha ricevuto affetto e solidarietà da parte di un grosso pezzo di città. E all’ex mercato l’attività socio-culturale libera, spontanea e creativa deve lasciare spazio a una vaga idea di intervento sociale. Parola di sindaco: “abbiamo in progetto di realizzare un cohousing nell’ambito di un massiccio piano di costruzione di alloggi pubblici in un’area dove […] l’edilizia privata ha incontrato tante difficoltà, che come Comune abbiamo provato a arginare anticipando il privato per ultimare almeno gli interventi pubblici”.

Basta poco a capire quanta efficacia in più avrebbe un piano di edilizia sociale vera, che utilizzi piuttosto quei palazzi incompiuti, vuoti o invenduti che circondano l’area, evidentemente più capienti e adatti all’uso abitativo di quanto non sia l’Xm. Ma il valore è troppo alto e non si può certo sprecare tutto quel bendidio per dar casa a dei poveracci! Valore “privato” che lo stesso Comune ha contribuito a creare, coprendo gli oneri delle spese di urbanizzazione non pagate dalle varie ditte che si sono succedute nelle costruzioni dell’incompiuta “Trilogia Navile”.
La stessa amministrazione che ha sgomberato centinaia di occupazioni abitative, si rende improvvisamente conto dell’emergenza abitativa che attanaglia Bologna e decide di costruire un cohousing proprio a Xm, con decine e decine di spazi pubblici dismessi e in stato di abbandono: è evidente che la trovata serviva più che altro a dare una tinta di legittimità a uno sgombero culturalmente e politicamente irragionevole.

Non si ricordano negli ultimi anni investimenti così importanti e rapidi in Bolognina se non quelli che si sono tradotti in cantieri fermi per lunghissimi periodi. L’obiettivo non può certo essere far partire un cantiere il 6 di agosto, come maldestramente Acer cerca di far credere affiggendo sull’immobile la notifica di inizio lavori. Notifica che aggiunge, se possibile, due ulteriori note di ridicolo alla faccenda: viene affissa con nastro adesivo targato “Scout” – la nota marca di abbigliamento – e la data di inizio lavori viene fissata il giorno stesso dello sgombero. L’intenzione è chiara: fare terra bruciata di 17 anni di esperienza urbana e sociale realmente partecipata e per questo incontrollabile.

L’immagine del presidente di Acer e del suo vice che appaiono sul “Resto del Carlino” dell’’8 agosto con in mano il progetto per le future residenze e che dal momento dello sgombero gestiscono l’edificio, svelano che ad oggi non vi è nessun progetto definitivo e questo ci lascia immaginare l’ennesimo vuoto creato in Bolognina per chissà quanti anni. Nominare poveri, disabili ed anziani (in co-housing?) è una coperta troppo corta per coprire un’idea di “immaginazione civica” effimera e confusa, che tanto il sindaco Merola quanto la sua giunta portano avanti in città. Svuotare Xm24 “da cose e persone” è diventato così l’unico denominatore comune sul quale il governo del Partito Democratico bolognese è riuscito a trovare un accordo.

Le parole di Lepore (assessore all’immaginazione civica, patrimonio, cultura, etc.), nel suo post sui social del 10 di agosto dove associa l’immagine dei detriti prodotti dalle distruzioni di parte dell’edificio da parte della ruspa alle scarse condizioni igieniche e di sicurezza in cui si trovava Xm al momento dello sgombero ci lasciano immaginare lo spessore del dibattito con cui la giunta continua e continuerà a seguire la questione.

L’amministrazione di Bologna voleva la testa di Xm24 e l’ha avuta. Due milioni di euro per la testa di Xm24? Per lasciare un altro vuoto in Bolognina per chi sa quanti anni? Non era più urgente aprire spazi pubblici alla città, costruire vera edilizia sociale già in progetto e ferma da anni, finanziare e stabilizzare attività culturali e sociali sul territorio? Evidentemente no. Il Nulla doveva avanzare e l’amministrazione di Bologna ci ha investito con solerzia e a piene mani.

Solamente a sgombero avvenuto e dopo 12 ore di resistenza da parte degli attivisti e delle attiviste, l’assessore Lepore ha dovuto firmare l’impegno di trovare in Bolognina un nuovo spazio a tutte le attività di Xm24 “quanto prima e non oltre il 15 novembre”. L’accordo firmato dalle parti richiama esplicitamente le proposte fatte dal collettivo cinque giorni prima dello sgombero, ennesima dimostrazione di quanto fosse simbolicamente indispensabile uno sgombero violento e la distruzione fisica di quell’edifico e di quello che simboleggiava.

La trattativa, cominciata nelle settimane precedenti, è avvenuta in questura ed è stata promossa direttamente dal questore. Nella Bologna degli anni ‘10 il questore diventa mediatore, il PD tiene la linea dura e pura della legalità e la questura diventa luogo di discussione e dibattito politico. La politica della destra, per inciso, non solo a Bologna, è portata avanti da un PD messo in scacco economicamente da grandi investitori e dilaniato politicamente dalle sue correnti: la vicenda Xm è solo una delle tante, che simboleggia e in qualche modo conclude un’opera sistematica di smantellamento delle esperienze sociali in favore di una partecipazione finta e spoliticizzante, fatta in nome del decoro, della sicurezza e del buoncostume, che allontana giovani e meno giovani dalla politica e utilizza una democratica e legalitaria ruspa per abbattere gli anticorpi sociali, culturali e politici all’attuale deriva populista.

Sullo sfono dello sgombero, cantieri fermi da anni: “Trilogia Navile”

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